Il settore dell’asset management europeo si trova davanti a una trasformazione che rischia di incidere sempre più sulla redditività dei gestori tradizionali. Da un lato, le masse continuano a lievitare; dall’altro, una quota crescente dei nuovi flussi si concentra su prodotti a basso costo, in particolare Etf, mettendo sotto pressione le commissioni. E a guidare questa transizione sono soprattutto i grandi operatori statunitensi, forti di una scala che consente loro di competere sui prezzi e di investire in tecnologia, distribuzione e piattaforme globali.
Secondo S&P Global Ratings, la pressione sui margini dei gestori tradizionali europei è elevata proprio per effetto dei cambiamenti nel mix degli asset e della crescente incidenza delle strategie passive. Il problema, quindi, non è soltanto l’aumento delle masse, ma la qualità economica dei nuovi flussi: più patrimonio non significa necessariamente più ricavi, se il denaro si sposta verso prodotti caratterizzati da commissioni sempre più basse.
I dati sul 2025 fotografano bene questa dinamica. Nel complesso, gli Etf europei hanno raccolto 347 miliardi di euro, segnando il terzo anno consecutivo di record. Significativo è il confronto all’interno dell’azionario: gli Etf hanno attirato 261 miliardi, mentre i fondi azionari non-Etf hanno registrato deflussi per 14 miliardi (dati Efama). È questa la tendenza che sta modificando il modello di business del settore. I gestori europei possono beneficiare della crescita delle masse, ma devono fare i conti con il fatto che una parte consistente della nuova domanda si concentra proprio sui prodotti con le commissioni più contenute.
La dinamica è evidente nel segmento degli Etf, dove i grandi gruppi americani hanno costruito negli anni una posizione competitiva difficilmente replicabile dai singoli operatori europei. Blackrock e Vanguard, grazie alla dimensione delle loro piattaforme passive e alla capacità di distribuire prodotti a costi molto contenuti, hanno contribuito a spostare il confronto competitivo sempre più sul prezzo. Per Morningstar, Blackrock rappresenta da sola circa il 30% degli asset passivi detenuti dalle 100 maggiori famiglie di fondi presenti in Europa, mentre Vanguard circa l’11%. La forza dei gruppi Usa non si limita però agli Etf.
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In base ai dati elaborati dal think thank Bruegel, la quota degli asset europei gestiti da operatori statunitensi è salita dal 40,3% del 2021 al 46,8%, avvicinandosi alla metà del mercato. Per i gestori europei, spesso più frammentati, la conseguenza è una pressione crescente a ridurre le commissioni per difendere le quote di mercato, con il rischio di comprimere ulteriormente la redditività. Anche il consolidamento del settore va letto in questa prospettiva. L’operazione più emblematica è quella annunciata nel febbraio 2026 dal gruppo Usa Nuveen, che comprato in contanti la storica casa britannica Schroders per 9,9 miliardi di sterline.
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Per gli asset manager tradizionali, inoltre, la risposta non può essere affidata soltanto agli Etf. La diversificazione verso gli investimenti alternativi può contribuire a difendere i margini, grazie a strutture commissionali più elevate, ma presenta barriere d’ingresso significative. Il risultato è una crescente polarizzazione. Da una parte, i grandi operatori possono sfruttare le economie di scala, investire in tecnologia, rafforzare la distribuzione e presidiare il mercato degli Etf.
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Dall’altra, i più piccoli devono puntare sulle nicchie di mercato e sulla capacità di offrire strategie difficilmente replicabili attraverso prodotti passivi. La sfida per l’asset management europeo, quindi, non è soltanto attirare nuovi capitali, ma riuscire a monetizzarli in un mercato in cui i risparmiatori mostrano una preferenza sempre più marcata per strumenti a basso costo. L’onda degli Etf, guidata dai grandi operatori Usa, rende la sfida più evidente: mentre le masse crescono, il prezzo della gestione continua a scendere. E per i gestori europei difendere i margini potrebbe diventare difficile quanto difendere le quote di mercato. (riproduzione riservata)
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