L’assedio dei fondi passivi Usa all’asset management europeo: masse in crescita, margini sotto pressione
L’assedio dei fondi passivi Usa all’asset management europeo: masse in crescita, margini sotto pressione
Gli asset manager europei affrontano una trasformazione epocale, con la crescita degli Etf che mette a rischio la redditività tradizionale. I grandi operatori Usa dominano il mercato, spingendo verso commissioni sempre più basse. Lo studio di S&P Global Ratings

di di Paola Valentini 25/09/2026 20:00

Ftse Mib
51.866,93 23.51.08

+0,63%

Dax 30
25.408,64 23.51.08

+0,56%

Dow Jones
51.828,62 23.51.08

+0,93%

Nasdaq
27.064,88 23.51.08

+0,48%

Euro/Dollaro
1,1391 23.00.21

-0,09%

Spread
92,41 17.29.16

-3,17

Il settore dell’asset management europeo si trova davanti a una trasformazione che rischia di incidere sempre più sulla redditività dei gestori tradizionali. Da un lato, le masse continuano a lievitare; dall’altro, una quota crescente dei nuovi flussi si concentra su prodotti a basso costo, in particolare Etf, mettendo sotto pressione le commissioni. E a guidare questa transizione sono soprattutto i grandi operatori statunitensi, forti di una scala che consente loro di competere sui prezzi e di investire in tecnologia, distribuzione e piattaforme globali.

Secondo S&P Global Ratings, la pressione sui margini dei gestori tradizionali europei è elevata proprio per effetto dei cambiamenti nel mix degli asset e della crescente incidenza delle strategie passive. Il problema, quindi, non è soltanto l’aumento delle masse, ma la qualità economica dei nuovi flussi: più patrimonio non significa necessariamente più ricavi, se il denaro si sposta verso prodotti caratterizzati da commissioni sempre più basse.

Leggi anche: Risparmio, il boom degli Etf favorisce gestori esteri e prodotti azionari. Nel primo semestre raccolta totale a 11,3 miliardi

La pressione sui margini e il boom degli Etf

I dati sul 2025 fotografano bene questa dinamica. Nel complesso, gli Etf europei hanno raccolto 347 miliardi di euro, segnando il terzo anno consecutivo di record. Significativo è il confronto all’interno dell’azionario: gli Etf hanno attirato 261 miliardi, mentre i fondi azionari non-Etf hanno registrato deflussi per 14 miliardi (dati Efama). È questa la tendenza che sta modificando il modello di business del settore. I gestori europei possono beneficiare della crescita delle masse, ma devono fare i conti con il fatto che una parte consistente della nuova domanda si concentra proprio sui prodotti con le commissioni più contenute.

Il dominio dei colossi Usa sul mercato europeo

La dinamica è evidente nel segmento degli Etf, dove i grandi gruppi americani hanno costruito negli anni una posizione competitiva difficilmente replicabile dai singoli operatori europei. Blackrock e Vanguard, grazie alla dimensione delle loro piattaforme passive e alla capacità di distribuire prodotti a costi molto contenuti, hanno contribuito a spostare il confronto competitivo sempre più sul prezzo. Per Morningstar, Blackrock rappresenta da sola circa il 30% degli asset passivi detenuti dalle 100 maggiori famiglie di fondi presenti in Europa, mentre Vanguard circa l’11%. La forza dei gruppi Usa non si limita però agli Etf.

Leggi anche: Masse miliardarie, ma rating diversi: la pagella di Morningstar sui grandi gestori

In base ai dati elaborati dal think thank Bruegel, la quota degli asset europei gestiti da operatori statunitensi è salita dal 40,3% del 2021 al 46,8%, avvicinandosi alla metà del mercato. Per i gestori europei, spesso più frammentati, la conseguenza è una pressione crescente a ridurre le commissioni per difendere le quote di mercato, con il rischio di comprimere ulteriormente la redditività. Anche il consolidamento del settore va letto in questa prospettiva. L’operazione più emblematica è quella annunciata nel febbraio 2026 dal gruppo Usa Nuveen, che comprato in contanti la storica casa britannica Schroders per 9,9 miliardi di sterline.

Leggi anche: Etf attivi, sfatati i miti più comuni tra gli investitori

Le strategie per difendere i margini tra alternativi e nicchie

Per gli asset manager tradizionali, inoltre, la risposta non può essere affidata soltanto agli Etf. La diversificazione verso gli investimenti alternativi può contribuire a difendere i margini, grazie a strutture commissionali più elevate, ma presenta barriere d’ingresso significative. Il risultato è una crescente polarizzazione. Da una parte, i grandi operatori possono sfruttare le economie di scala, investire in tecnologia, rafforzare la distribuzione e presidiare il mercato degli Etf.

Leggi anche: Etf, caccia al dividendo più ricco: stesso nome, portafogli completamente diversi

Dall’altra, i più piccoli devono puntare sulle nicchie di mercato e sulla capacità di offrire strategie difficilmente replicabili attraverso prodotti passivi. La sfida per l’asset management europeo, quindi, non è soltanto attirare nuovi capitali, ma riuscire a monetizzarli in un mercato in cui i risparmiatori mostrano una preferenza sempre più marcata per strumenti a basso costo. L’onda degli Etf, guidata dai grandi operatori Usa, rende la sfida più evidente: mentre le masse crescono, il prezzo della gestione continua a scendere. E per i gestori europei difendere i margini potrebbe diventare difficile quanto difendere le quote di mercato. (riproduzione riservata)

Leggi anche: L’Etf è sempre migliore del fondo attivo? Ecco i mercati dove il gestore fa ancora la differenza