Etf europei in corsa verso i 3 mila miliardi: afflussi record ma è vendita sugli Etc legati all’oro. Ecco perché
Etf europei in corsa verso i 3 mila miliardi: afflussi record ma è vendita sugli Etc legati all’oro. Ecco perché
Il mercato europeo degli Etf registra afflussi record a inizio 2026 spingendo gli asset gestiti a 2,94 mila miliardi. Jp Morgan guida la raccolta di febbraio negli Etf attivi, ma la competizione aumenta con iShares e Goldman Sachs in testa nei flussi complessivi dei primi due mesi

di Paola Valentini 12/03/2026 10:50

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Gli Etf europei (exchange-traded funds) e gli Etc (exchange-traded commodities) hanno raccolto 49,7 miliardi di euro di flussi a febbraio 2026, quasi allo stesso livello dei 49,8 miliardi registrati a gennaio. Il dato rappresenta l’inizio d’anno più forte mai registrato. I 93,5 miliardi di flussi nei primi due mesi hanno superato i 91,3 miliardi raccolti nel primo trimestre del 2025. Un risultato ottenuto grazie al traino dei prodotti azionari, mentre si registrano deflussi sugli strumenti esposti alle commodities, oro soprattutto.

Le categorie azionarie più gettonate

Gli Etf azionari hanno dominato, attirando la stragrande maggioranza dei nuovi capitali mentre gli investitori davano priorità alle esposizioni globali, europee e dei mercati emergenti. I flussi verso Etf azionari hanno raggiunto 41 miliardi a febbraio, in aumento rispetto ai 36,9 miliardi di gennaio. Il dato rappresenta circa l’88% di tutti i flussi nel periodo. Segno che nonostante la volatilità dei listini, i risparmiatori continuano ad avere fiducia nelle azioni. Gli investitori stanno privilegiando allocazioni globali, europee e dei mercati emergenti. Al contrario, gli Etf statunitensi large-cap growth hanno registrato deflussi. 

Meno azioni Usa

Gli investitori hanno mantenuto un approccio molto prudente verso le allocazioni azionarie statunitensi a febbraio.

Infatti, gli Etf della categoria Morningstar US large-cap growth, dove si trovano i prodotti che replicano il Nasdaq 100, hanno registrato deflussi per 1,1 miliardi di euro.

Gli investitori europei hanno continuato a privilegiare esposizioni azionarie globali, dei mercati emergenti e dell’Europa nel mese di febbraio, mentre coloro che volevano una certa esposizione solo al mercato statunitense hanno preferito l’approccio equal-weighted (a pesi uguali).

Prudenza anche nell’obbligazionario americano

Questo atteggiamento cauto verso l’esposizione al dollaro statunitense si è riflesso anche nel mercato obbligazionario a febbraio.

Gli Etf nella categoria obbligazionaria dollaro ultra-short-term hanno registrato deflussi per 667 milioni, mentre quelli che investono in titoli di Stato globali, che hanno ricevuto 525 milioni, lo hanno fatto coprendo il rischio di cambio del dollaro (hedging) come forma di protezione. La debolezza del dollaro statunitense continua inoltre a favorire gli investimenti nei mercati obbligazionari emergenti in valuta locale.

In totale la raccolta degli obbligazionari è stata di 5,2 miliardi a febbraio, in calo rispetto agli 8,8 miliardi di gennaio. Restano preferite le strategie su obbligazioni corporate in euro e titoli governativi a breve scadenza.

In rosso i prodotti sulle commodities

In rosso invece, come si diceva, gli Etf ed Etc su asset reali che hanno registrato deflussi per 3,2 miliardi a febbraio, principalmente dagli Etc sull’oro sulla scia dei ribassi del prezzo del metallo giallo dopo il picco delle quotazioni raggiunto a fine gennaio. Il 29 gennaio, l'oro era scambiato al massimo intraday di 5.595 dollari l'oncia, pochi giorni dopo era sceso sotto i 5 mila dollari, dopo la corsa record registrata negli ultimi mesi, e attualmente è risalito a 5.188. Finora nel 2026, gli Etc sui metalli preziosi hanno perso 4,3 miliardi di flussi. Mentre gli investitori non sembrano voler cavalcare il rialzo del petrolio, probabilmente perché non si fidano della volatilità dei prezzi. 

Attivi in frenata

Guardando invece alla tipologia di Etf, gli attivi hanno raccolto 2,3 miliardi di euro di flussi a febbraio, in calo rispetto ai 2,7 miliardi di gennaio.

Le strategie azionarie attive hanno totalizzato 1,5 miliardi di euro, mentre i prodotti obbligazionari attivi hanno registrato 540 milioni di euro di afflussi netti.

Concorrenza in aumento

Per gli Etf attivi Jp Morgan è stato il gestore che ha raccolto più capitali a febbraio, con 450 milioni. Tuttavia, la competizione si è intensificata: iShares e Goldman Sachs sono davanti a Jp Morgan nei flussi complessivi dei primi due mesi dell’anno.

I flussi verso Etf attivi nei primi due mesi del 2026 rappresentano il 5,3% di tutto il denaro investito nel mercato europeo degli Etf. Questo valore è inferiore alla media del 7,4% registrata nell’intero 2025.

Masse verso quota 3 mila miliardi

Quanto agli asset in gestione, Etf ed Etc europei hanno raggiunto 2,94 mila miliardi a febbraio 2026, in aumento rispetto ai 2,84 mila miliardi di gennaio.

L’aumento mensile di 105 miliardi è stato principalmente trainato dai nuovi flussi netti. Il raggiungimento e il superamento della soglia dei 3 mila miliardi di euro entro la fine di marzo dipenderà da come si comporteranno i mercati, dopo un inizio di mese piuttosto instabile, ricorda Morningstar.

La maggior parte degli asset è investita in Etf azionari, che con 2,13 mila miliardi contano il 72% del totale. Gli Etf obbligazionari detengono 517 miliardi, pari al 18%. I prodotti su asset reali o materie prime (commodities) gestiscono 227 miliardi, rappresentando l’8%.

Gli asset in gestione negli Etf attivi in Europa hanno raggiunto 85,2 miliardi alla fine di febbraio, in aumento rispetto agli 82,8 miliardi di gennaio.

Gli Etf attivi rappresentano poco meno del 3% del totale degli asset investiti negli Etf in Europa.