Etf con cedole mensili che rendono fino al 22% annuo: come funzionano e qual è il prezzo da pagare per avere rendimenti così alti
Etf con cedole mensili che rendono fino al 22% annuo: come funzionano e qual è il prezzo da pagare per avere rendimenti così alti
Gli Etf derivative income promettono cedole mensili elevate, mantenendo l'esposizione ai mercati azionari. Come funzionano e perché stanno attirando l'attenzione degli investitori europei

di di Paola Valentini 12/06/2026 20:00

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Cedole mensili capaci di generare rendimenti annui del 7%, del 10% o perfino del 22% annuo, senza rinunciare all'esposizione ai mercati azionari. È la promessa degli Etf derivative income, una delle aree a più rapida crescita nell'universo degli Etf attivi. Se per oltre un decennio lo sviluppo degli Etf è stato trainato dai passivi tradizionali, oggi una dei segmenti più dinamici è rappresentato dagli attivi e, in particolare, dai cosiddetti Etf azionari derivative income (definiti anche covered call), ovvero Etf con derivati che servono a generare flussi periodici. Secondo i dati di Etfgi, ad aprile 2026 il patrimonio gestito dagli Etf attivi a livello globale ha superato i 2.300 miliardi di dollari, il doppio rispetto ai 1.170 miliardi di fine 2024.

Una parte significativa di questa espansione è stata alimentata da strategie che utilizzano derivati per produrre cedole e questi strumenti secondo le ultime stime rappresentano oltre il 10% delle masse totali degli Etf attivi. Molti investitori scelgono gli Etf obbligazionari per ottenere un reddito mensile. Le strategie azionarie derivative income offrono un’alternativa all’obbligazionario non legata ai tassi. Si tratta di un fenomeno nato negli Usa che sta rapidamente attirando l'attenzione degli investitori europei. I due Etf che hanno la maggior parte degli asset a livello globale in questa categoria sono di JP Morgan Am: JP Morgan Us Equity Premium Income e poi JP Morgan Nasdaq Equity Premium Income. Gli Etf con derivati sono stati lanciati in Italia negli ultimi tre-quattro anni e continuano ad arrivarne di nuovi. In totale sul mercato tricolore se ne contano una quarantina, secondo i dati di JustEtf. I maggiori per patrimonio appartengono a JP Morgan Am e Global X.

L'obiettivo dei rendimenti a doppia cifra

L'obiettivo è allettante: rendimenti annui anche a doppia cifra grazie a distribuzioni mensili, mantenendo al contempo un'allocazione ai mercati azionari. Ma è davvero possibile ricevere un flusso cedolare così elevato anche quando il mercato si muove poco? La risposta è sì. Ma ogni vantaggio ha un costo. La maggior parte degli Etf derivative income oggi disponibili sul mercato utilizza una strategia nota come covered call.

Il funzionamento è semplice. Il fondo acquista un portafoglio di azioni o replica un indice azionario come l'S&P 500, il Nasdaq 100 o l'Msci World. Parallelamente vende opzioni call su quei titoli o sull'indice. Questa vendita genera un incasso immediato, definito premio. È proprio da questi premi che nasce la capacità del fondo di dare cedole elevate agli investitori. Tale reddito quindi non deriva dalle distribuzioni delle società sottostanti, come nei classici Etf che investono in titoli ad alto dividendo. Che peraltro da tre anni a questa parte sono stati sorpassati in flussi proprio da questi nuovi Etf (grafico in pagina) perché hanno rendimenti che non possono eguagliare quelli ottenibili con i derivati. In sostanza, il gestore monetizza una parte del potenziale rialzo futuro del portafoglio trasformandolo in reddito immediato.

Il ruolo della volatilità e dei premi

Maggiore è la volatilità attesa del mercato, maggiore tende a essere il valore delle opzioni e quindi il premio che il fondo può incassare. Per questo motivo le strategie basate su indici tecnologici, tradizionalmente più volatili, riescono spesso a distribuire rendimenti superiori rispetto a quelle costruite su mercati più difensivi. Il termine covered non è casuale. Le opzioni vengono infatti vendute contro azioni già presenti nel portafoglio. Questo distingue tali strategie da approcci più speculativi e riduce il rischio operativo dell'uso dei derivati.

Rendimento distribuito contro rendimento totale

Ma è importante sottolineare che il rendimento distribuito non coincide necessariamente con il rendimento totale dell'investimento. Ad esempio, come emerge dalla tabella in pagina che riporta i primi dieci Etf covered call per masse presenti su JustEtf, lo YieldMax Big Tech Option Income Ucits Etf ha una performance totale (cedole più variazione di prezzo) a un anno del +12,58%, perché il rendimento derivante dalle distribuzioni dei flussi cedolari è molto alto, il 22,30%, ma nel periodo il prezzo dell’Etf è sceso del 9,72% a causa della volatilità dei titoli tecnologici ai quali è esposto. In altri casi la cedola potenzia il rendimento: il più grande Etf covered call sul mercato italiano con 2,8 miliardi, il JP Morgan Nasdaq Equity Premium Income Active Ucits Etf Usd, fa +26,25% a un anno di cui da dividendo l’11,48% e il 14,77% da incremento del prezzo.

Gli scenari di mercato ideali

L'efficacia di un Etf derivative income dipende dal contesto delle Borse. Lo scenario ideale è rappresentato da mercati laterali o moderatamente rialzisti. In queste situazioni il gestore dell’Etf riesce a beneficiare dell'incasso dei premi e della tenuta del valore del portafoglio azionario. Anche nelle fasi di moderato ribasso i premi possono contribuire ad attenuare le perdite, offrendo una sorta di cuscinetto che rende la volatilità meno marcata rispetto a quella di un Etf azionario tradizionale. Il quadro cambia invece radicalmente nei mercati fortemente rialzisti. In questi casi la strategia mostra il proprio limite strutturale. Le opzioni vendute impongono infatti un tetto ai guadagni. Il fondo continua a partecipare al rialzo solo fino a un determinato livello, oltre il quale il beneficio passa all'acquirente delle opzioni. È il prezzo da pagare per ottenere il reddito periodico.

L'attrattiva psicologica e il total return

In ogni caso il successo commerciale degli Etf derivative income è strettamente legato all'attrattiva psicologica delle distribuzioni. Molti investitori percepiscono una cedola mensile come una forma di rendimento più concreta rispetto alla crescita del valore quota. Tuttavia questa percezione può risultare fuorviante. La variabile realmente importante resta il total return, ovvero il rendimento complessivo generato dall'investimento, comprensivo sia delle distribuzioni sia dell'evoluzione del prezzo del fondo. Osservando orizzonti temporali molto lunghi emerge un dato difficilmente contestabile: i mercati azionari tendono storicamente a crescere nel tempo.

I costi occulti e le implicazioni fiscali

Adottare una strategia che limita sistematicamente il potenziale rialzo significa quindi accettare una probabile sottoperformance rispetto a un investimento azionario puro durante le fasi espansive del ciclo economico.

In altre parole, le cedole non sono gratuite. Sono il risultato di uno scambio: reddito oggi in cambio di una parte della crescita domani. Per un investitore italiano esiste inoltre una considerazione fiscale rilevante. Le distribuzioni periodiche sono soggette all'imposta del 26% nel momento in cui vengono percepite. Per chi utilizza queste cedole come fonte di reddito il problema è marginale. Per chi invece reinveste sistematicamente i proventi, la tassazione immediata può rappresentare un elemento di inefficienza rispetto a strumenti ad accumulazione che consentono di differire il prelievo fiscale nel tempo e può incidere molto sui risultati di lungo periodo.

La domanda centrale per un investitore non dovrebbe essere se gli Etf derivative income siano buoni o cattivi, ma quale funzione possano svolgere all'interno di una strategia di investimento coerente. Per chi è nella fase di accumulo del patrimonio e dispone di un orizzonte temporale pluridecennale, l'utilizzo dovrebbe probabilmente rimanere marginale. In questi casi la massimizzazione della crescita del capitale tende ad avere priorità rispetto alla generazione di reddito corrente.

Strategie per chi cerca flussi di cassa

Diverso il discorso per gli investitori che si avvicinano alla pensione o che desiderano integrare il proprio reddito con flussi periodici provenienti dagli investimenti. In questo contesto gli Etf covered call possono rappresentare uno strumento interessante per trasformare una parte del patrimonio in una fonte di cash flow relativamente stabile. Resta tuttavia fondamentale comprenderne la logica economica sottostante. Questi strumenti non sono una scorciatoia per ottenere rendimenti elevati senza rischio. La vera sfida non consiste nel trovare il prodotto con la cedola più alta, ma individuare quello più coerente con i propri obiettivi di lungo periodo. (riproduzione riservata)