Etf, attenzione alle dimensioni: cosa si rischia con quelli troppo piccoli
Etf, attenzione alle dimensioni: cosa si rischia con quelli troppo piccoli
Il mercato degli Etf Ucits è vasto, ma molti prodotti gestiscono masse irrisorie. Ecco cosa devono valutare gli investitori

di di Marco Capponi 13/08/2026 20:00

Ftse Mib
53.693,27 23.50.48

-0,01%

Dax 30
26.299,74 23.50.48

-0,12%

Dow Jones
53.839,99 2.52.32

+0,13%

Nasdaq
26.803,03 23.50.48

+0,81%

Euro/Dollaro
1,1538 2.31.00

+0,06%

Spread
77,53 17.28.23

+0,13

Il catalogo degli Etf disponibili per investitori europei è più vasto che mai. E questo, esattamente come per le borse, crea un problema di dimensioni: tantissimi prodotti con masse in gestione irrisorie, la cui sopravvivenza è seriamente a rischio. Secondo quanto calcolato da JustEtf, su 4.324 Etf Ucits (cioè dotati di passaporto Ue) attivi oggi,oltre 51% gestisce meno di 100 milioni di masse ciascuno. Insieme tutti questi comparti rappresentano il 2,1% del patrimonio totale. All'estremo opposto, 592 Etf sopra il miliardo raccolgono il 79,6% di tutto il denaro.

Il patrimonio totale però,

L'impatto dell'anzianità del fondo sulle masse gestite

spiega il country manager per l’Italia di JustEtf Lorenzo Demaria, «va letto insieme all’età: molti piccoli sono semplicemente prodotti nuovi». Ad esempio, sottolinea l’esperto, «ci sono 604 prodotti con meno di un anno di vita, ed è normale che tre quarti di loro stiano sotto i 50 milioni di masse».

Ma vale anche il contrario. «Il 16,1% degli Etf con più di dieci anni è ancora sotto i 50 milioni di euro. Dopo dieci anni sul mercato, la mancata raccolta non è più un problema di rodaggio», evidenzia Demaria.

Per l’investitore è quindi importante andare incrociare il dato delle masse gestite da un determinato prodotto con la sua data di lancio.

Se un Etf non riesce a realizzare una raccolta sufficiente, è possibile che venga liquidato.

Liquidazioni e fusioni: cosa succede ai fondi

«Le liquidazioni arrivano presto. Metà entro cinque anni, un quarto entro tre», elenca il country manager. «È la traiettoria tipica di un prodotto che non ha raccolto: qualche anno di pazienza da parte dell'emittente, poi la chiusura. Il patrimonio viene restituito agli investitori al valore di mercato».

Al contempo, altri Etf posso essere interessati da dinamiche di fusione. «Le fusioni arrivano in media due anni più tardi e hanno un'altra logica: il fondo viene incorporato in un altro Etf, spesso per spostamento del domicilio o riordino della gamma». Chi aveva quote di un Etf fuso, segnala l’esperto, «ha ricevuto quote del fondo incorporante, non un rimborso forzato».

Gli investitori possono essere quindi relativamente tranquilli: il loro patrimonio non andrà perso in nessun caso. Ma ci sono degli effetti collaterali. «Nella liquidazione il patrimonio viene restituito al valore di mercato del giorno, nella fusione le quote si convertono in quote del fondo incorporante», ricorda Demaria. «Il danno è di natura fiscale e organizzativa, e consiste nel realizzo di plusvalenze in un momento imposto dal calendario del fondo, in un piano di accumulo interrotto nei costi e nel tempo per reinvestire».

Vale anche la pensa ricordare, d’altro canto, «che il 45% delle chiusure sono fusioni, quindi riorganizzazioni del settore: è consolidamento, non fallimento», sottolinea il country manager.

Proprio per evitare questi rischi il risparmiatore deve fare attenzione ad alcune caratteristiche del prodotto in cui decide di investire.

Come valutare i rischi prima di investire

«Davanti a un Etf da 20 milioni di euro di euro conviene chiedersi da quanto tempo si trova a quel livello», suggerisce Demaria. «Un fondo appena lanciato deve ancora raccogliere, e tre quarti dei prodotti sotto l'anno di vita stanno sotto i 50 milioni, il che è fisiologico. Un fondo che dopo otto o dieci anni è ancora lì racconta una storia diversa, e in Europa sono 487 gli Etf in questa condizione. Un prodotto che resta in quella fascia dopo tre o quattro anni difficilmente ne esce». (riproduzione riservata)