Esclusivo / Reddito di cittadinanza: così sono stati sottratti allo Stato 1,5 miliardi di euro. Scovate dall’Inps migliaia di truffe
Esclusivo / Reddito di cittadinanza: così sono stati sottratti allo Stato 1,5 miliardi di euro. Scovate dall’Inps migliaia di truffe
Esclusivo Mf-Milano Finanza, l’Inps ha scoperto decine di migliaia di persone che hanno incassato l’assegno senza averne i requisiti. E le riscossioni sono in crescita

di Roberto Sommella 08/08/2026 08:00

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Il governo ha faticato non poco a rinnovare di volta in volta il bonus carburanti perché i soldi sono pochi e perché ci si sta concentrando sulla prossima manovra di bilancio, che potrebbe raggiungere i 30 miliardi di euro grazie alla flessibilità concessa da Bruxelles, come rivelato da MF-Milano Finanza. Ma se avesse avuto qualche miliardo in più l’esecutivo Meloni avrebbe potuto dare una risposta più consistente al caro benzina, visto che dallo scoppio della crisi di Hormuz ha speso per i vari decreti 2,3 miliardi.

Ad esempio, che cosa avrebbe potuto fare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti se avesse avuto in cassa 1,4 miliardi di euro in più? La domanda non è retorica perché si tratta di soldi veri. È l’importo astronomico, che Milano Finanza può rivelare in anteprima, del conto per lo Stato dalle truffe derivanti dal Reddito di Cittadinanza, incassato da decine di migliaia di persone che non ne avevano diritto perché non sussistevano proprio i requisiti. Insomma, meglio in questo caso chiamarlo Reddito di Latitanza, perché col senso civico ha ben poco a che fare.

I risultati dell’inchiesta dell’Inps

Il lavoro di inchiesta su questo bubbone della finanza pubblica, causato dalla misura simbolo del Movimento 5 Stelle, poi appoggiato dal Pd e tenuto in vita anche dal governo di Mario Draghi, lo sta portando avanti l’Inps, coadiuvato dalla Guardia di Finanza, e questo giornale ne può anticipare i principali risultati.

La squadra diretta da Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’Istituto nazionale pensionistico, parte da un principio base: il contrasto alle frodi nel welfare non può limitarsi a intervenire dopo l’erogazione delle prestazioni, perché recuperare somme già corrisposte, soprattutto nei confronti di soggetti incapienti, è spesso difficile e poco efficace. Per questo l’Inps ha progressivamente spostato il baricentro dei controlli dalla verifica successiva alla prevenzione, attraverso l’interoperabilità tra le banche dati delle amministrazioni pubbliche. Il metodo adottato parte dall’individuazione di un’ipotesi di rischio, elaborata sulla base delle anomalie osservate, dell’analisi dei fenomeni e dell’esperienza delle strutture territoriali. L’ipotesi viene quindi verificata in modo massivo sui dati disponibili, spiegano i tecnici.

Quando risulta fondata e capace di individuare efficacemente le posizioni irregolari, il controllo viene inserito stabilmente nel processo istruttorio, prima della liquidazione delle nuove domande. Più o meno come accade per i controlli fiscali. In questo modo ogni schema fraudolento individuato nel passato diventa un presidio preventivo, una sorta di traccia capace di impedirne la reiterazione. I risultati confermano la validità dell’approccio e il numero consistente dei furbetti del RdC.

L’incrocio tra le dichiarazioni presentate ai fini dell’Isee (l’indicatore di situazione economica) corrente e gli archivi reddituali disponibili ha determinato infatti la revoca di ben 27.835 domande di Reddito di Cittadinanza, nelle quali erano stati omessi redditi rilevanti e per le quali dunque non esisteva alcun presupposto per avere l’assegno. I controlli pregressi sui requisiti soggettivi ostativi, relativi a situazioni di detenzione e condanne e resi possibili dal flusso informativo con il ministero della Giustizia, hanno invece interessato 5.767 domande.

Il recupero delle frodi

Come recuperare però le somme indebitamente incassate? Già altre decine di milioni di euro si aggiungono al miliardo e mezzo già certificato dai bilanci dell’Istituto. Grazie agli strumenti di interoperabilità e controllo degli ultimi anni, le riscossioni hanno registrato una crescita costante. Solo nel triennio 2021-2023 le riscossioni sono arrivate a quota 250,6 milioni di euro: 40 milioni nel 2021, 75,6 milioni nel 2022, 135 milioni nel 2023 (dati estratti dai rispettivi bilanci dell’Istituto). Da notare che nel 2020, anno del governo Conte II, ci sono stati pochi controlli, forse dovuti alla pandemia di Covid ancora in corso, ma è presumibile che il conto finale per le casse dello Stato possa essere ben superiore, vicino a 2 miliardi.

L’esperienza maturata sui controlli ha portato alla realizzazione del Cruscotto Isee Corrente, sviluppato dalla direzione centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode e operativo da gennaio scorso. Si tratta anche qui di uno strumento fondamentale, se è vero che la prima evasione si compie nel non dichiarare redditi per entrare nelle graduatorie degli asili nido.

Il Cruscotto individua le Dichiarazioni Sostitutive Uniche caratterizzate da potenziali omissioni reddituali e consente così di intervenire prima della liquidazione delle prestazioni collegate, evitando erogazioni non dovute. E il buco nei conti pubblici. Lo strumento è oggi applicato alle prestazioni di inclusione, che hanno sostituito il Reddito di Cittadinanza, con effetti anche sulle ulteriori misure collegate alla medesima attestazione Isee. Alla base di questi risultati non vi è l’introduzione di nuovi poteri ispettivi; ciascun ente, spiegano all’Inps, resta titolare e custode del proprio patrimonio informativo, mentre gli accessi sono definiti e tracciati.  La frode prospera infatti nella distanza tra le amministrazioni, cioè nella possibilità di dichiarare a un ente una circostanza già smentita dai dati detenuti da un altro. Ridurre questa distanza, insomma parlarsi e scambiarsi informazioni, significa ridurre lo spazio delle truffe.

La necessità di più controlli

I risultati raggiunti indicano anche la necessità di rafforzare ulteriormente i controlli sull’intero sistema Isee, che rappresenta la chiave di accesso a gran parte delle prestazioni sociali agevolate erogate da Inps, Regioni, Comuni, università e altri enti. Le principali linee di intervento riguardano l’ampliamento dei dati acquisiti direttamente dagli archivi pubblici, la riduzione dello spazio dell’autodichiarazione, il rafforzamento delle verifiche sulla componente patrimoniale, sui rapporti finanziari e sui redditi prodotti all’estero e sulla corretta composizione del nucleo familiare.

«L’incrocio dei dati ci consente di prevenire le frodi e di salvaguardare le risorse pubbliche», spiega a Milano Finanza Alessandro Romano, direttore centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode dell’Inps. «Il nostro lavoro parte da un’ipotesi di rischio, la verifica in base ai dati e, quando risulta fondata, la trasforma in un controllo preventivo. È quanto avvenuto con l’Isee corrente: dall’analisi delle domande di Reddito di Cittadinanza è nato uno strumento stabile, capace di impedire l’erogazione di prestazioni in presenza di redditi non dichiarati. Non ci limitiamo quindi a tentare di recuperare ciò che è già stato indebitamente pagato, ma impediamo che la stessa frode possa ripetersi. Un euro non erogato indebitamente vale molto più di dieci euro che si tenta di recuperare a distanza di anni. Difendere l’integrità del sistema significa proteggere le risorse destinate a chi ne ha effettivamente diritto».

La stessa strategia deve essere sviluppata a livello europeo. L’Inps ha definito con France Travail un accordo bilaterale antifrode innovativo in Europa e fondato sullo scambio massivo di dati e sulla condivisione di scenari di rischio, presentato alla commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e alla Commissione Europea. Lo stesso modello è in corso di estensione alla Spagna e ai Paesi Bassi. Sul piano operativo questa strategia è sostenuta dalla piattaforma Sibilla, che integra dati aziendali e reddituali e li analizza attraverso indicatori compositi di rischio. Grazie a un progetto europeo la piattaforma è stata infine estesa ai poli capofila regionali affinché le analisi siano tradotte in indicazioni operative per le istruzioni delle pratiche sul territorio. Con la speranza che una tale rete aiuti a non sprecare più miliardi di euro. (riproduzione riservata)