Nella complessa partita per l’esecuzione dell’eredità di Leonardo Del Vecchio che s’intreccia con i tentativi di alcuni eredi di riscrivere la governance di Delfin irrompono i diritti di prelazione, con nuovi fronti contrapposti.
Secondo quanto riporta Repubblica, Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio di Mr Luxottica e oggi unico membro della famiglia con un ruolo operativo nel gruppo - chief strategy officer della multinazionale e presidente del marchio Ray-Ban - ha comunicato agli altri soci l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione sulle partecipazioni del 12,5% ciascuna detenute dai fratelli Luca Del Vecchio e Paola Del Vecchio.
Nell’assemblea di fine ottobre 2025 i due soci avevano chiesto l’autorizzazione a conferire le rispettive quote a conferire le rispettive quote in una società separata, con l’obiettivo di renderle negoziabili e quindi finanziabili dal sistema bancario.L’operazione aveva ottenuto il via libera di cinque soci su otto, senza tuttavia raggiungere il consenso necessario.
Da qui il ricorso al giudice in Lussemburgo, chiamato a determinare un valore di riferimento che consenta il trasferimento, alla luce della normativa locale che non ammette vincoli permanenti all’uscita da una compagine societaria.
Secondo fonti vicine a Leonardo Maria, l’iniziativa punterebbe a sbloccare una successione rimasta congelata anche a seguito dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario da parte di alcuni eredi – tra cui Clemente Del Vecchio – e del conseguente intreccio di contenziosi tra familiari e altri beneficiari, come Francesco Milleri, presidente di Delfin e amministratore delegato del gruppo.
La partita si gioca ora sul prezzo. A valori di mercato, il 25% di Delfin oggetto del possibile riassetto varrebbe intorno ai 14 miliardi di euro: una dimensione che rende complesso immaginare un’operazione sostenuta dalla leva finanziaria, considerata l’esposizione già significativa di Leonardo Maria verso il sistema bancario e il fatto che il family office Lmdv Capital non genera ancora flussi di cassa rilevanti.
All’iniziativa si è affiancata la posizione della sorella Marisa, che ha chiesto alla stessa Delfin di esercitare il diritto di riscatto sulle quote di Luca e Paola. Che dunque a questo punto si porrebbe su un fronte contrapposto a quello del quarto figlio del fondatore di Luxottica ma che dovrebbe scattare solo se la prelazione non trovasse esecuzione da parte del trentenne imprenditore milanese.
Anche per la holding, tuttavia, l’operazione presenterebbe un impegno finanziario straordinario: a fronte di utili annui superiori al miliardo, il gruppo registra circa 3 miliardi di debito e un valore patrimoniale stimato intorno ai 55 miliardi, rendendo complesso sostenere un esborso nell’ordine dei 14 miliardi.
Il valore teorico resta comunque oggetto di possibile negoziazione al ribasso, sia nell’ipotesi di acquisto diretto da parte di Leonardo Maria sia in quella di intervento della holding. Marisa avrebbe nel frattempo richiesto un’estensione dei termini per consentire a Delfin di strutturare un’eventuale operazione, con la società che avrebbe già domandato al tribunale lussemburghese una proroga di almeno 90 giorni rispetto alla scadenza prevista per l’esercizio dei diritti di prelazione e riscatto.
Un differimento che, se concesso, rinvierebbe anche la determinazione giudiziale del prezzo (che introdurrebbe dei valori che poi varrebbero per tutti), lasciando ancora aperto il capitolo più delicato della transizione generazionale dell’impero costruito dal fondatore.
Secondo quanto riporta l’Ansa che cita fonti vicine all'erede, il rampollo «ha la volontà forte di sbloccare una situazione che si protrae da tre anni e vuole far rispettare le volontà del padre». Ovviamente - aggiungono le stesse fonti - se venisse portata avanti una trattativa sarebbe a sconto, secondo le prassi di mercato, rispetto ai valori attuali della cassaforte lussemburghese che detiene le partecipazioni in EssilorLuxottica, Covivio e le quote in Mps, Generali e Unicredit.
Da tre anni l’esecuzione testamentaria è congelata a causa del fatto che tre eredi, ossia Luca, Paola e Clemente hanno accettato l'eredità con il beneficio di inventario, rendendo difficile il pagamento del legato multimilionario a Milleri (1,7 milioni di azioni Essilux) e mettendo sul tavolo delle trattative anche il cambio della governance nella cassaforte lussemburghese che di fatto è un trust che blinda Milleri (presidente) e il consiglio con incarichi a virta. «No comment» invece da Delfin. (riproduzione riservata)