Nuovo colpo di scena nel procedimento penale torinese collegato, in via indiretta, all’eredità di Gianni Agnelli, che vede coinvolto tra gli altri il nipote John Elkann, il capo di Exor e presidente di Stellantis e Ferrari. Nel corso dell’udienza a porte chiuse, i difensori di Gianluca Ferrero, storico commercialista della famiglia e attuale presidente della Juventus, hanno revocato la richiesta di patteggiamento che prevedeva una pena pecuniaria da 73 mila euro. Una mossa accolta dal giudice per le indagini preliminari, che ha disposto la restituzione degli atti alla Procura.
La decisione arriva dopo che la gip Giovanna De Maria non ha ritenuto congrua la qualificazione giuridica proposta dai pubblici ministeri, respingendo di fatto l’accordo. A carico di Ferrero si procede per ipotesi di truffa, falso e infedeltà nella dichiarazione dei redditi per gli anni 2015, 2016 e 2017. Il quadro processuale si è complicato ulteriormente a dicembre, quando un altro giudice ha respinto in parte una richiesta di archiviazione su due capi d’accusa analoghi, disponendo l’imputazione coatta.
L’inchiesta riguarda la residenza fiscale in Italia, negli ultimi anni di vita, di Marella Agnelli, moglie di Gianni e nonna di John Elkann scomparsa nel 2019, uno dei nodi centrali delle contestazioni.
«Il gip ha sostanzialmente accolto le nostre osservazioni. Ora si torna indietro e si faranno nuove valutazioni», ha commentato l’avvocato Marco Ferrero, uno dei difensori di Gianluca Ferrero. La revoca del patteggiamento, spiegano i legali, si è resa necessaria per superare una situazione processuale definita «ballerina».
Ora spetterà alla procura riesaminare il fascicolo e trarre nuove conclusioni, tenendo ancora sospesa e incerta una partita giudiziaria con potenziali riflessi rilevanti su uno dei capitoli più delicati legati all’eredità Agnelli. (riproduzione riservata)