Come fai a difenderti dall’accusa di aver frodato il fisco? Puoi sempre dire che in realtà si trattava di una truffa ai danni dello Stato. Sembra un paradosso ma è stata questa la strada scelta da John Elkann e dai suoi legali per cercare di chiudere la partita penale delle tasse non pagate sul patrimonio ereditato dalla nonna Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli scomparsa nel febbraio 2019. In ballo c’era un autentico tesoro, protetto per vent’anni in paradisi offshore dagli occhi indiscreti del Fisco e da quelli interessati di Margherita Agnelli. Di che cifre si parla? Almeno un miliardo di euro depositato in trust ai Caraibi e investito da anni in gran parte tramite veicoli lussemburghesi, secondo quanto ricostruito dalla procura e dalla Guardia di Finanza di Torino.
Il presidente di Stellantis e numero uno di Exor aveva adottato questa linea di difesa nel 2025, quando si era accordato con il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i pm Mario Bendoni e Giulia Marchetti che conducevano l’inchiesta sulla presunta finta residenza estera di Marella Caracciolo. Le indagini erano state aperte in seguito a un esposto proprio della figlia Margherita, la mamma di John, Lapo e Ginevra Elkann, a sua volta coinvolta in una guerra giudiziaria contro i suoi tre primi figli davanti ai tribunali civili di Torino, di Ginevra e di Thun in Svizzera per l’eredità della vedova dell’Avvocato.
La scelta di Elkann di ammettere, sia pure astrattamente, la dichiarazione infedele sui beni ereditati della nonna emerge dalla sentenza della Cassazione che ha dichiarato «inammissibile» il ricorso del presidente di Stellantis contro l’imputazione coatta decisa dal gip di Torino nel dicembre 2025.
Finora della pronuncia della Suprema Corte erano filtrati solo alcuni passaggi scontati come la conferma dell’archiviazione delle indagini per Lapo e Ginevra Elkann, per le «connotazioni marginali al loro coinvolgimento, a fronte della “massiccia serie” di condotte ritenute fraudolente poste in essere dal loro fratello John», scrive la Cassazione richiamando l’impostazione del gip. Ma nelle 12 pagine di motivazione c’è molto di più. E sono ricostruzioni di diritto – che però fanno riferimento ad aspetti fattuali della vicenda – che saranno rilevanti sia nel corso del procedimento penale sia nella partita della causa civile.
Ma come si è arrivati a una pronuncia di Cassazione se l’inchiesta non era nemmeno approdata in udienza preliminare? Tutto nasce da un colpo a sorpresa del gip di Torino. A dicembre 2025 il giudice delle indagini preliminari Antonio Borretta ha respinto l’accordo che era stato raggiunto tra Elkann e la procura e che prevedeva la «messa alla prova» presso i Salesiani nel capoluogo piemontese, per il solo reato di truffa ai danni dello Stato che assorbiva nella più lieve «dichiarazione infedele» l'ipotesi originaria di «dichiarazione fraudolenta».
Per arrivare a questo esito concordato con la procura, Elknann aveva effettuato a settembre il pagamento al Fisco di 183 milioni di euro per tutte le imposte dovute, comprensive di sanzioni, sulle dichiarazioni tardive relative alle imposte sui redditi della nonna e poi su quelle relative alla successione e alle donazioni.
Era una strada di economia processuale che liberava Elkann dal peso delle indagini ed evitava il rischio di un rinvio a giudizio per un’imputazione molto più pesante.
Ma il gip è stato di diverso avviso e ha rimesso tutto in discussione, con esiti imprevedibili. Il pm così ha esercitato l’imputazione coatta ordinata dal gip per frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato nei confronti di Elkann, del commercialista torinese Gianluca Ferrero e del notaio Ettore Morone, quest’ultimo per il reato di falso in atto pubblico relativo alle attestazioni circa la proprietà in capo ai tre fratelli Elkann (60% John, 20% a testa Lapo e Ginevra) della società semplice Dicembre.
Si tratta del veicolo con il quale prima il capofamiglia Agnelli – prima l’Avvocato, ora il nipote John – esercita da sempre l’influenza sulla variegata discendenza del senatore Giovanni Agnelli e da lì su Exor e quindi sulle sue partecipazioni da Stellantis a Ferrari, da Cnh a Philips alla sgr Lingotto, fino a The Economist, Juventus, al private equity Vento e così via per un totale di oltre 30 miliardi di euro di asset.
La prima udienza preliminare si è celebrata il 22 giugno, la prossima si terrà l’11 settembre. Margherita ha chiesto di costituirsi parte civile nei confronti del figlio, l’unico rimasto imputato dato che i fratelli Lapo e Ginevra sono stati archiviati al pari del notaio svizzero Urs von Grünigen, il professionista che redasse il testamento (e le due aggiunte) di Marella Caracciolo e presentò le varie dichiarazioni dei redditi di Marella, quando era in vita.
L’udienza dell’11 settembre potrebbe essere quella della svolta: in quell’occasione Elkann potrebbe decidere di avvalersi dei riti alternativi, in particolare del patteggiamento. Non sarebbe formalmente un’ammissione di responsabilità e gli eviterebbe un dibattimento pubblico per evasione fiscale che potrebbe avere un impatto reputazionale molto negativo. Tuttavia potrebbe avere impatti sugli incarichi che Elkann ricopre in vari board di colossi internazionali, a cominciare da Meta, oltre che Stellantis. Si vedrà. Di sicuro le argomentazioni usate dai supremi giudici della terza sezione penale, con sentenza emessa a marzo ma pubblicata solo di recente, sono nette nel ricostruire alcuni passaggi chiave.
Scrive la terza sezione penale della Cassazione presieduta da Aldo Aceto che, nella ricostruzione dei reati da parte del pm, per poter procedere alla «messa alla prova» era stata «accolta la tesi (difensiva) secondo cui gli artifici e i raggiri, posti in essere dagli indagati al fine di far risultare che la Caracciolo, al momento del decesso, risiedeva in Svizzera anziché in Italia, fossero funzionali, “in via primaria”, al mancato versamento dell’imposta di successione, e fossero quindi finalizzati non già alla commissione dei delitti di dichiarazione fraudolenta… bensì alla perpetrazione del delitto di truffa ai danni dello Stato». In questa prospettiva, continua la Cassazione, le dichiarazioni «infedeli della Caracciolo» presentate dopo la morte sui redditi del 2018 e 2019 «apparissero “sostanzialmente necessitate” nell’ambito del disegno truffaldino».
Dalla difesa di John Elkann si spiega che non si tratta certo di una ammissione nel merito ma di una riformulazione astratta dall’imputazione che aveva permesso di richiedere la messa alla prova. Ma è una riformulazione che il gip non ha accolto, e che la Cassazione ha confermato.
Anzi: il giudice Borretta ha rimodulato i reati stabilendo che la condotta di Elkann va configurata come frode fiscale, per la mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi della nonna, quando era in vita, e poi anche come truffa aggravata ai danni dello Stato, per gli artifici e raggiri con i quali è stata costruita la fittizia (nell’ipotesi accusatoria) residenza svizzera di Marella.
Lo scopo? Non pagare l’imposta di successione in Italia e, per questa via, sottrarre alla legge italiana la successione della nonna. Che poi è esattamente il punto su cui, in sede civile, insiste invece da anni Margherita Agnelli de Pahlen, per poter entrare in possesso di almeno parte dell’asse ereditario stimato in circa 4 miliardi di euro al momento della morte della madre. Su questo punto la Cassazione ricorda come il gip abbia evidenziato che «gli indagati erano certamente a conoscenza, condividendoli, dei benefici derivanti dalla fraudolenta “esterovestizione” della residenza della Caracciolo e dalla conseguenze omessa indicazione, nelle dichiarazioni dei redditi, degli elementi attivi che avrebbero invece dovuto essere contenuti in dichiarazione».
In questo contesto la Cassazione evidenzia anche il ruolo del notaio svizzero von Grünigen, il professionista che materialmente presentava le dichiarazioni dei redditi di Marella «recependo le indicazioni ricevute ma senza alcuna attiva partecipazione alle condotte, riconducibili al Ferrero e a John Elkann», come ricostruito dal gip, «volte a “esterovestire” e poi “presidiare” la formale residenza estera di Marella Caracciolo». Anche in questo caso è configurabile l’ipotesi di reato a carico di Elkann e di Ferrero «in quanto “autori mediati” della dichiarazione fraudolenta presentata, appunto, “strumentalizzando” il notaio, da costoro tratto in errore circa l’esattezza dei dati».
Questo aspetto era quello su cui la difesa di Elkann aveva fatto leva per contestare la «abnormità» della decisione del gip: ci sarebbe stata, a dire degli avvocati, «una forzatura insita nell’ipotizzare “a sorpresa” condotte ingannatorie ai danni del soggetto che ebbe a presentare la dichiarazione, non risultanti dagli atti e comunque idonee a modificare radicalmente il fatto ipotizzato nell’imputazione». Ma la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali di Elkann come «inammissibile», in quanto il gip, in poche parole, ha il potere di rivedere le impostazioni delle ipotesi di reati. Ad ogni modo, sul ruolo del notaio von Grünigen, i legali di Elkann sottolineano a Milano Finanza che la sentenza della Cassazione non entra nel merito del tema: non emerge alcun accertamento in fatto che confermi la presunta strumentalizzazione del notaio. E che comunque l’estraneità di John Elkann ai fatti emergerà chiaramente.
Ma ci sarà un processo? O si andrà al patteggiamento? I legali hanno più volte sostenuto che ad oggi non è un argomento all’ordine del giorno perché si vedrà nell’evoluzione dell’udienza preliminare. E il primo passaggio chiave sarà proprio la decisione del giudice Irene Giani sull’ammissione di Margherita come parte civile (ha chiesto 1,3 milioni di euro solo di danni morali). Su questo aspetto ci sarà battaglia, l’11 settembre: gli avvocati di Elkann si opporranno sostenendo che il danneggiato dai due presunti reati (frode e truffa) sarebbero tutt’al più il Fisco e lo Stato, non la figlia di Marella Caracciolo. E l’Erario ha già incassato tutto quanto era dovuto, sanzioni comprese, senza alcuna ammissione né riconoscimento di colpe, sottolineano.
Per la difesa di Margherita invece è proprio questo il punto più importante: il pagamento spontaneo delle imposte, con ravvedimento operoso, può essere fatto valere come un’ammissione di colpa sotto il profilo civilistico, e forse anche sotto quello penale, perché equivale a dire che effettivamente Marella Caracciolo era residente in Italia, che è il punto centrale della causa civile di Torino. Lo scontro in aula sarà senza esclusione di colpi. Anche la condotta del notaio, che di fatto accoglieva in modo acritico le carte che gli arrivavano da Elkann e Ferrero, quindi in maniera negligente, può venire in rilievo in sede civile. Dove il momento fondamentale sarà l’interrogatorio formale di John Elkann, che dovrebbe avvenire fra qualche mese. Solo allora si capirà la sua verità? (riproduzione riservata)