Si avvicina l’udienza preliminare del 22 giugno che potrebbe portare a un rinvio a giudizio per John Elkann e i professionisti a lui legati come il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone a vario titolo per dichiarazione fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. E nello stesso tempo comincia a dipanarsi anche l’intreccio delle varie cause civili incastrate l’una con l’altra tra Italia e Svizzera che vedono da anni contrapposti Margherita Agnelli e i suoi primi tre figli John, Lapo e Ginevra per l’eredità della nonna Marella Caracciolo e indirettamente, per quella di Gianni Agnelli.
È la recente sentenza del tribunale elvetico di Thun emessa lo scorso 7 aprile ad assestare un colpo alla linea di resistenza degli Elkann e contemporaneamente ad aggiudicare un punto importante a favore di Margherita. Che ora, dopo anni di lotta nei tribunali, vede la strada più spianata per aggredire il cuore dell’impero lasciato dall’Avvocato: la Dicembre società semplice, e da lì la Giovanni Agnelli bv e poi Exor e tutte le società che possiede, da Stellantis a Ferrari, da Philips a Cnh, Lingotto, Juventus, The Economist per citare le più noti. Totale del patrimonio: circa 33 miliardi di euro.
Che sia la Dicembre la vera posta in gioco lo dimostra il botta e risposta con tanto di repliche e controrepliche, durato quasi un mese, tra i legali del presidente di Stellantis e ceo di Exor con un sito torinese di informazione, «Lo Spiffero»: un caso pressoché unico nel basso profilo che il fronte Elkann ha tenuto in anni di scontro legale, con lettere di precisazioni e successive risposte puntigliose con al centro appunto il controllo della Dicembre.
Comunque vadano i processi civili, è in sostanza la linea degli avvocati di John Elkann, l’assetto della cassaforte con il maggiore degli Elkann «quale azionista di maggioranza non potrebbe mai essere messo in discussione» dalla madre Margherita. con tanto di repliche e controrepliche, durato quasi un mese, tra i legali del presidente di Stellantis e ceo di Exor con un sito torinese di informazione, Lo Spiffero: un caso pressoché unico nel basso profilo che il fronte Elkann ha tenuto in anni di scontro legale, con lettere di precisazioni e successive risposte puntigliose con al centro appunto il controllo della Dicembre.
Per vari motivi: John è azionista di maggioranza (oggi al 60%) per una donazione effettuata dal nonno Gianni negli anni Novanta e poi da un’altra del 2003 della nonna Marella, che non possono essere invalidate. per una donazione effettuata dal nonno Gianni negli anni Novanta e poi da un’altra del 2003 della nonna Marella, che non possono essere invalidate; in particolare quest’ultima donazione «non può essere invalidata perché i beni che compongono l’asse ereditario di Donna Marella sarebbero in ogni caso più che sufficienti a soddisfare eventuali diritti successori di Margherita de Pahlen nei confronti della madre».
C’è poi lo statuto della stessa Dicembre che attribuisce tutti i poteri a John Elkann fin dal 1999, quando anche Margherita era socia, e non può essere modificato senza il suo consenso. Infine c’è l’elemento più rilevante anche dal punto di vista morale: «Margherita Agnelli nel 2004 cedette liberamente le sue quote della Dicembre. Era un momento molto grave per il Gruppo Fiat e i figli Elkann fecero la scelta opposta sostenendo insieme a tutto il resto della famiglia Agnelli il rilancio della Fiat», scrivono i legali di John Elkann, «ma Margherita Agnelli decise di vendere: questa compravendita non può essere annullata perché liberamente stipulata dalle parti e indipendente dalle pattuizioni di Ginevra». che attribuisce tutti i poteri a John Elkann fin dal 1999, quando anche Margherita era socia, e non può essere modificato senza il suo consenso.
Quali pattuizioni? Il riferimento è all’accordo transattivo del febbraio 2004 e al patto successorio del marzo successivo, entrambi di diritto svizzero, che definirono l’eredità di Gianni e quella futura di Marella.
Allora Margherita accettò 1,3 miliardi di euro circa compresi immobili e opere d’arte chiudendo ogni questione sull’eredità del padre e rinunciando alla futura eredità della madre, poi scomparsa nel 2019. La validità di questi patti in Svizzera è oggetto di discussione da dieci anni davanti a un giudice civile di Ginevra. Una decisione è attesa per il prossimo anno. Ma in ogni caso, secondo Margherita, un’eventuale sconfitta non pregiudicherebbe la sua causa in Italia.
La madre di John sa di avere in mano buone carte da giocare. Grazie alla decisione della giudice svizzera di Thun che ha escluso la sua competenza a giudicare sulla validità del testamento di Marella che nel 2011 nominò eredi i tre Elkann, il suo ruolo da qui in avanti non sarà più quello di inseguitrice ma di lepre: dovranno essere i suoi tre figli a provare che le carte e gli accordi che fin dal 2004 reggono l’attuale assetto di potere nella dinastia Agnelli sono validi ed efficaci in Italia. da giocare. Questo perché la pronuncia della giudice rimette in discussione il presupposto sul quale l’intera costruzione si regge: l’effettiva residenza di Marella Caracciolo in Svizzera.
Ormai ci sono molte prove che smonterebbero questa affermazione: la giudice di Thun, sebbene ancora non siano pubbliche le motivazioni della sua decisione, riconosce implicitamente la giurisdizione italiana, e quindi che Marella risiedesse effettivamente a Torino.
questa affermazione: la giudice di Thun, sebbene ancora non siano pubbliche le motivazioni della sua decisione, riconosce implicitamente la giurisdizione italiana, e quindi che Marella risiedesse effettivamente a Torino. Le indagini della procura piemontese arrivano alla stessa conclusione non solo relativamente agli ultimi anni di Marella ma anche a ritroso fino al 2004. E le carte del penale sono state riversate, e accolte, nel procedimento civile a Torino.
Davanti alla giudice Nicoletta Aloj, Margherita sostiene che il testamento di Marella è invalido, che l’accordo transattivo non aveva la forma notarile e comunque anche per altri motivi non formali è invalido ai sensi della legge italiana, che lei è quindi l’unica erede e che ha diritto anche ai soldi dell’eredità nascosta all’estero. Per di più Margherita ha recentemente rivendicato anche il risarcimento dei danni nei confronti di John per il mancato godimento dei beni ereditari per tutti questi anni. Partendo appunto dalla residenza italiana di Marella.
La difesa degli Elkann sostiene invece, fra le altre cose, che anche la verifica fiscale sull’eredità Agnelli avvenuta anni fa affermò che Marella era residente in Svizzera. Resta tuttavia che John Elkann ha pagato, sia pure in ritardo, all’Agenzia delle Entrate le tasse sul patrimonio della nonna per gli ultimi anni di vita, riconoscendo di conseguenza che era residente in Italia, e ha chiuso poi le pendenze fiscali versando 183 milioni di euro, che però non gli hanno evitato l’indagine penale e il probabile processo, avendo un gip imposto l’imputazione coatta.
Davanti al giudice civile di Torino le conseguenze a cascata della residenza italiana di Marella, se tutte si muovessero nella direzione voluta da Margherita, potrebbero portare, secondo la difesa della figlia di Agnelli (l’avvocato Dario Trevisan), al ribaltamento dei pesi dentro la Dicembre. Come?
Se fossero annullati gli accordi del 2004, il 37,5% della Dicembre in origine di proprietà di Margherita tornerebbe a lei. Se venissero annullate le vendite del 41,29% della Dicembre dalla nonna ai tre nipoti – delle quali, sostiene, mancherebbero documenti certi anche sul pagamento – quella quota rientrerebbe nell’asse ereditario di Marella. Se poi anche il testamento svizzero venisse dichiarato nullo, l’unica erede sarebbe Margherita e quindi quel 41,29% passerebbe a lei. Margherita poi, quale erede, avrebbe diritto anche a metà del 25% donato dalla madre a John, ovvero il 12,6%.
Risultato? Margherita avrebbe in mano almeno il 53,9% della Dicembre. Se poi venisse cancellato anche il cosiddetto «accrescimento» di John nella Dicembre seguito alla morte del nonno nel 2003 (come accade nelle società di persone), Margherita salirebbe addirittura al 58%. Nell’ipotesi in cui invece il testamento svizzero restasse valido ma tutte le altre richieste venissero accolte, Margherita salirebbe comunque al 51%.
Questo è il convincimento dei legali di Margherita: nel giudizio torinese, spiegano, sono state formulate richieste di annullamento e invalidazione che, se accolte (e lo ritengono probabile), indipendentemente dai giudizi svizzeri porterebbero a tali risultati. Uno scenario insomma del tutto opposto a quello tracciato dai legali di Elkann. E che rivoluzionerebbe l’intero impianto di governance dell’impero. (riproduzione riservata)