Gli azionisti di Tim dovrebbero aderire all'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste, che per ogni titolo consegnato riconosce 1,97 euro (dopo l’aumento di 30 centesimi) e 0,218 nuove azioni del gruppo postale, perché «solo così sarà possibile generare ulteriore valore».
Ne sono convinti gli esperti di Equita che, in un report pubblicato il 10 settembre, hanno elencato le dieci ragioni che dovrebbero convincere gli azionisti della società tlc a consegnare i propri titoli all’opas.
Alla chiusura di borsa di mercoledì 9 settembre le adesioni erano il 10,7% con la valorizzazione di Tim dell’offerta (7,53 euro) che al momento (alle 15 del 10 settembre) resta di poco superiore al valore della società tlc in borsa (7,51 euro).
Il consiglio degli analisti è di aderire all’opas perché, in caso di integrazione in Poste del 100% di Tim, il gruppo guidato da Matteo Del Fante potrà arrivare a 31 euro, rispetto ai 25,5 euro di giovedì 10 alle 15. Il rating è quindi buy (comprare).
Secondo il loro giudizio, se la fusione di Tim in Poste venisse realizzata, il titolo del gruppo postale potrebbe quindi crescere di oltre il 17%, e ci sono dieci buone motivazioni che dovrebbero convincere gli azionisti della società guidata da Pietro Labriola a consegnare le azioni, con l’offerta pubblica che si chiude domani, e la proroga fissata dal 21 al 25 settembre.
Il primo motivo è che la valutazione stand-alone di Tim, ai corsi attuali, è già equa.
Secondo: l'offerta riconosce multipli delle attività domestiche di Tim su base stand alone superiori a quelli delle società comparabili europee.
Terzo: dall'annuncio dell'offerta di Poste (ed escludendo la performance del primo giorno dovuta al premio offerto), il titolo Tim ha largamente sovraperformato il settore di riferimento nonostante risultati del primo semestre che non hanno dato chiaro supporto alle guidance sull'anno.
Quarto: Poste accetterà qualsiasi ammontare di azioni Tim portate in offerta, con il rischio quindi - se non si consegnano le azioni - di rimanere investiti in un titolo poco liquido se l'adesione sarà elevata o di avere più difficoltà nel generare sinergie per il gruppo combinato in caso di bassa adesione.
Quinto: Poste, se non arrivasse al delisting di Tim, potrebbe decidere il timing per incrementare la propria quota in Tim nei prossimi anni, a quel punto senza dover più riconoscere un premio di controllo.
Sesto: valore addizionale potrebbe emergere, a maggior ragione in uno scenario stand-alone, in caso di consolidamento del mercato delle Tlc domestico, ma questo scenario potrebbe essere favorito dal controllo di Tim da parte dello Stato.
Settimo: le sinergie annunciate sono realistiche e con potenziale margine di rialzo in caso di pieno controllo, con valore industriale generabile dalla combinazione.
Ottavo: il titolo Poste offre un profilo di crescita degli utili e di remunerazioni per gli azionisti più visibile rispetto a Tim stand-alone.
Nono: i multipli della combined entity sono attraenti. E, decimo, ma non meno rilevante, c’è da considerare la potenziale crescita di Poste in caso di integrazione totale di Tim: un incremento ulteriore atteso di oltre il 15%, il che implica un target di 8,7 euro per gli azionisti Tim che consegnano le loro azioni (e diventeranno anche azionisti del gruppo postale) rispetto a 7,2 euro su base stand-alone.
Per gli analisti l’integrazione potrà consentire, tra le altre cose, «un'accelerazione del consolidamento del mercato Telco domestico» e potrà esserci «un possibile upside da una cessione di Tim Brasil a valutazioni superiori al premio del 30% già incorporato nella nostra valutazione di Tim, e/o dall'impiego dell'incasso in progetti con ritorni più elevati». La posizione di Poste Italiane come principale azionista del Polo Strategico Nazionale, consentirà poi di consolidare il posizionamento della combined entity nel Cloud e nell'AI, ma anche di beneficiare di eventuali future espansioni del perimetro operativo del Polo
«Stimiamo che al 2029 Poste possa conseguire un utile in area 4,3 miliardi, senza ancora includere i benefici derivanti dai progetti recentemente annunciati e su cui ci aspettiamo maggiori dettagli, anche quantitativi, in occasione del business plan nel primo trimestre 2027» concludono gli esperti fissando appunto il target price di Poste a 31 euro. (riproduzione riservata)