Un omicidio politico che ha cambiato la storia d’Italia. E non solo quella di sei decenni fa, quando il presidente dell’Eni Enrico Mattei precipitò il 27 ottobre 1962 con l’aereo che lo trasportava sulle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. Le conseguenze di quello che allora venne classificato come incidente e che molti anni dopo emergerà come un attentato con un ordigno al tritolo si sono riverberate fino ai giorni nostri: la politica energetica italiana sarebbe stata molto diversa se Mattei avesse avuto la possibilità di stringere un’alleanza strategica con l’Algeria e una pace con le 7 Sorelle americane benedetta dall’Amministrazione Kennedy.
Fu il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calia tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio dei Duemila a trovare le prove che Mattei era stato ucciso. Ora Calia, che ha continuato da privato cittadino a indagare e a ricercare dedicando al caso Mattei diversi libri, e il giornalista d’inchiesta Giuseppe Oddo, già storica firma del Sole 24 Ore, esperto di petrolio e biografo di Mattei (cui ha dedicato nel 2022 per Feltrinelli il volume «L’italia nel petrolio-Mattei, Cefis, Pasolini e il sogno infranto dell’indipendenza energetica» con Riccardo Antoniani) pubblicano un nuovo libro «Lampi sull’Eni-Il piano per eliminare Enrico Mattei» (Feltrinelli), che fa un passo avanti con una rivelazione decisiva: furono gli apparati francesi a togliere di mezzo il presidente dell’Eni.
L’inchiesta dei due autori - che verrà presentata mercoledì 24 a Milano alla libreria Feltrinelli di viale Sabotino alle 18.30 - parte da lontano e si snoda tra migliaia di carte d’archivio e di documenti giudiziari riletti sotto nuova luce schivando i depistaggi e le manipolazioni di testimoni, anche con la collaborazione dei servizi segreti italiani, che per decenni sono parte integrante dell’affaire Mattei. In questo modo identificano la Francia - con una tesi che farà discutere - come «il Paese che aveva più urgenza di togliere di mezzo» il numero uno dell’ente petrolifero italiano. E non invece gli inglesi o gli americani. Un dato fra tutti: William McHale, il giornalista di Time che volava con Mattei quella notte, era un agente della Cia sotto copertura che monitorava il presidente dell’Eni: mai gli americani avrebbero ucciso uno dei loro durante un attentato.
La decisione di uccidere Mattei - rivelano Oddo e Calia - fu presa negli apparati dello Stato per impedirgli di chiudere l’accordo con l’Algeria, per la cui firma il presidente dell’Eni era atteso in segreto il 6 novembre 1962 ad Algeri dal capo del governo Ahmed Ben Bella. L’accordo avrebbe schiuso al gruppo le riserve di idrocarburi del Sahara, dove le società francesi avevano scoperto importanti giacimenti di greggio e metano e puntavano a gestirli.
A organizzare l’attentato - sostengono i due autori - fu verosimilmente lo Sdece, che aveva facilità d’accesso agli stabilimenti della Morane-Saulnier, la casa costruttrice del velivolo dell’Eni, i cui aerei erano in uso alle forze armate francesi. Non è invece chiaro chi sia stato l’esecutore materiale dell’attentato; forse uomini dell’Oas, Organization de l’Armée Secrète, provenienti o infiltrati dai servizi francesi. In Italia erano espatriati esponenti di spicco dell’organizzazione terroristica che si batteva per l'Algeria francese dopo il fallito colpo di Stato contro de Gaulle del 1961.
Un omicidio non isolato: Oddo e Calia ricollegano la morte di Mattei all’attentanto al segretario generale delle Nazioni Unite dell’epoca, lo svedese Dag Hammarskjold, morto in una sciagura aerea simile a quella in cui aveva perso la vita Mattei. Nello stesso filone rientrano la scomparsa del giornalista siciliano Mauro De Mauro nel 1970, che indagava sugli ultimi giorni di Mattei in Sicilia per il film di Francesco Rosi.
La linea algerina di Mattei venne sconfessata immediatamente dal suo successore al vertice dell'Eni, Eugenio Cefis, che preferì accordarsi con la statunitense Standard Oil of New Jersey (la Esso) mandando a monte la politica mediterranea che era costata la vita al suo predecessore.
Il contratto che Cefis sottoscrisse con la major americana impegnava l’Eni a importare - allo stato liquido con navi metaniere - il gas che la Esso estraeva da un suo giacimento in Libia. E gli autori ricordano i sospetti su un ruolo di Cefis sia di un ex agente dei servizi francesi che poi disertò a favore della Cia, sia di Pier Paolo Pasolini: anche il suo un omicidio politico mascherato grazie a depistaggi. (riproduzione riservata)