Eni va al raddoppio in Uruguay ed entra in un altro grande blocco offshore
Eni va al raddoppio in Uruguay ed entra in un altro grande blocco offshore
Dopo l’intesa raggiunta nel 2025 con Ypf, il gruppo di Descalzi acquisirà dal produttore indipendente Apa una quota di un’altra area al largo del Paese sudamericano, considerata ad alto potenziale. Il primo pozzo è atteso per il2027

di Angela Zoppo 11/08/2026 21:00

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Eni raddoppia nell’oil & gas in Uruguay. Dopo l’accordo di novembre 2025 con la compagnia nazionale argentina Ypf il gruppo italiano ha raggiunto una seconda intesa per entrare in altri blocchi esplorativi nell’offshore del Paese sudamericano, stavolta con la società indipendente nordamericana Apa, quotata al Nasdaq. È stato proprio il ceo di Apa, John J. Christmann IV, ad annunciare l’accordo raggiunto col gruppo italiano in una comunicazione al mercato. «Siamo lieti di accogliere Eni come partner strategico in Off-6; l’accordo contribuirà a far avanzare uno dei portafogli esplorativi più differenziati del settore», ha affermato.

Il nuovo accordo offshore per l'esplorazione petrolifera

Eni entrerà con una quota del 40% nel blocco esplorativo, dove è prevista la perforazione di un primo pozzo nel 2027. La compagnia americana manterrà il 60% e il ruolo di operatore, mentre il gruppo guidato da Claudio Descalzi finanzierà la maggior parte del costo del primo pozzo esplorativo. Secondo le stime di Forbes Uruguay, ogni pozzo costa tra 20 e 50 milioni di dollari a seconda della profondità prendendo una forchetta tra 300 e 400 metri. Ma Off-6 si trova in acque ultra-profonde fino a 3 mila metri.

L’ingresso nel blocco offshore amplia in modo significativo la presenza di Eni nel Paese sudamericano. La strategia che sta dietro alla doppietta è quella della prossimità, secondo la logica «prospect near-field» ed esplorazione sinergica alle facility esistenti nelle quali il Cane a sei zampe vede «opportunità diversificate e selezionate ad alto impatto su cui applicare le tecnologie proprietarie per accelerarne e massimizzarne il valore». A novembre 2025, infatti, il gruppo aveva firmato con Ypf l’acquisizione del 50% e dell’operatorship del vicino blocco Off-5, che si trova a 200 chilometri dalla costa e in acque profonde tra 800 e 4.100 metri. In quell’occasione Eni aveva detto di considerarla un’area ad alto potenziale, inserita nella parte ancora inesplorata del Margine Atlantico e caratterizzata da analogie geologiche con bacini petroliferi già produttivi.

Il blocco assegnato ad Apa, che ora lo condividerà con il partner italiano, ha una superficie di circa 16.500 chilometri quadrati. Sommata ai circa 16.900 di Off-5, porta a oltre 33 mila km quadrati l’estensione delle aree offshore nelle quali Eni potrà muoversi.

Perché l'offshore in Uruguay è strategico per il settore energetico

Si avvicinano anche le prove decisive della perforazione. Secondo l’ultimo aggiornamento della compagnia petrolifera statale uruguaiana Ancap, il pozzo esplorativo di Off-6 potrebbe essere avviato tra circa un anno, a partire da settembre 2027. Il programma prevede l’impiego di una nave di perforazione a posizionamento dinamico, affiancata da unità di supporto, mentre il porto di Montevideo fungerà da base logistica. Il 2027-2028 è dato anche come tempistica per Off-5.

L’Uruguay, che è ancora prevalentemente un importatore più che un vero e proprio produttore di petrolio e gas, negli ultimi anni ha riaperto all’esplorazione offshore attirando diversi big internazionali. Oltre a Ypf, Eni e Apa sono entrati nel Paese anche Shell, Chevron e QatarEnergy. Le quotazioni dell’Uruguay, che è membro del Mercosur (col quale l’Ue ha raggiunto un accordo di libero scambio), sono salite in base a una teoria che riporta addirittura al Cretaceo, quando avvenne la separazione da quella che ora è la Namibia. La configurazione risalente a quell’era geologica attribuirebbe all’offshore uruguaiano le stesse potenzialità di quello africano.

Lo stesso ceo di Ypf, Horacio Marin, lo ha ribadito incontrando a luglio scorso gli investitori: «Africa e America hanno iniziato a separarsi più di 100 milioni di anni fa generando le stesse formazioni rocciose su entrambi i lati dell'oceano, quindi la costa africana ha il suo specchio sulla costa sudamericana, inclusa l'area dell'Argentina e dell'Uruguay». Ma c’è di più; per Marin l’Uruguay potrebbe diventare una nuova provincia a gas, superando nei numeri persino Vaca Muerta, il giacimento super giant che Ypf sta sviluppando in Argentina proprio insieme ad Eni, partner nel colossale progetto integrato Argentina Lng. (riproduzione riservata)