Il primo trimestre del 2026, che ingloba due mesi di guerra Usa-Iran, si chiude per molte major petrolifere all’insegna dell’aumento di buyback e dividendi. La remunerazione degli azionisti beneficerà dei flussi di cassa alimentati dalla corsa del petrolio. Ma rispetto a Bp, Total, Repsol & Co, a fare il passo più lungo sono le sei zampe di Eni: il gruppo energetico italiano entra nel quinto mandato di Claudio Descalzi avendo quasi raddoppiato il programma di riacquisto di azioni proprie, da 1,5 a 2,8 miliardi di euro (+90%) e con la prospettiva di un dividendo straordinario per fine 2026 al verificarsi di una o più condizioni. Caso più unico che raro sulla scena petrolifera europea, tra i possibili fattori compare per la prima volta la crescita del margine di raffinazione.
Ma a quali livelli scatterà il bonus per l’azionista di maggioranza Cdp (30,9%), per il Mef (2,1%), Romano Minozzi (3,2%) e BlackRock (4,9%) e per gli altri 255 mila shareholder di Eni?
Prima di addentrarsi in scenari e calcoli, è bene precisare che le somme si tireranno soltanto nel quarto trimestre dell’anno, quindi al momento le certezze sono il super buyback trainato dal rialzo a 13,8 miliardi delle stime di flusso di cassa operativo, e il dividendo ordinario per il 2026, aumentato a 1,1 euro (+ 5%).
È a queste basi certificate che andrà ad aggiungersi l’eventuale cedola extra. Con l’aggiornamento dello scenario 2026, Eni conta di muoversi in un contesto che prevede in media annuale il Brent a 83 dollari al barile, un prezzo del gas a 50 euro per megavattora e un margine di raffinazione di 8 dollari al barile. Entro queste soglie, la remunerazione degli azionisti viaggia nei binari già stabiliti. Perché possa scattare il dividendo straordinario, invece, il management ha fissato queste condizioni: una media annuale del Brent sopra i 90 dollari (qui chi sta guadagnando davvero col rialzo del greggio), un aumento di almeno il 50% rispetto al budget del prezzo spot del gas (da 36 deve arrivare a 54 euro al megavattora) e un incremento analogo per il margine di raffinazione, la vera novità introdotta dal Cane a sei zampe, che dovrebbe quindi portarsi da 6 a 9 dollari al barile.
Al verificarsi di una o più di queste condizioni, il 100% del flusso di cassa addizionale verrà distribuito tra gli azionisti. Ogni dollaro in più sul Brent, stima il Cane a sei zampe, genera circa 110 milioni di euro di cash flow operativo. Se applicato al margine di raffinazione, lo stesso dollaro si traduce in circa 90 milioni. Il gas, invece, contribuisce alla cassa con 30 milioni per ogni euro di aumento sul prezzo spot europeo al megavattora. In termini di leva unitaria, quindi, è la raffinazione ad avvicinarsi di più all’effetto petrolio sul cash flow operativo. Il cosiddetto Serm entra così di diritto tra i fattori che gli azionisti dovranno tenere d’occhio, al pari delle quotazioni del petrolio e del gas al Ttf.
Nella storia recente di Eni, il livello che farebbe scattare la cedola straordinaria è stato raggiunto e superato più volte, toccando il record durante un’altra crisi energetica, nel secondo e nel quarto trimestre 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina ha fatto schizzare il margine di raffinazione del gruppo a 15 e a 13 dollari al barile. Benefici per gli azionisti sono attesi anche in un altro contesto di mercato: se, infatti, il Brent superasse gli 83 dollari dello scenario Eni ma senza sfondare il tetto dei 90, il 60% della cassa addizionale andrebbe a rafforzare il buyback, oltre la quota di 2,8 miliardi già previsti.
Tra le altre compagnie energetiche europee vige un approccio molto più tradizionale e meno articolato alla remunerazione degli azionisti. Bp, per esempio, ha confermato un dividendo di 8,32 centesimi di dollari per azione nel primo trimestre 2026, in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mantenendo tuttavia in sospeso il programma di riacquisto di azioni proprie e preferendo un’impostazione complessivamente prudente sulla remunerazione. TotalEnergies ha aumentato il dividendo del 5,9% a 0,9 euro per azione e ha indicato riacquisti fino a 1,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre, raddoppiando le indicazioni del trimestre precedente per allinearle al nuovo scenario di prezzi.
Repsol ha confermato per il 2026 una remunerazione complessiva di circa 1,9 miliardi di euro, con un dividendo di 1,051 euro per azione (+8% rispetto al 2025) e un programma di buyback da 700 milioni, di cui 350 milioni già avviati nel primo semestre. A indicare invece la possibilità di un bonus extra per gli azionisti è un’altra società della galassia Eni, la controllata norvegese Var Energi, quotata a Oslo. «Entro la fine dell'anno, valuteremo se ci sia un motivo per pagare un dividendo straordinario qualora questi prezzi continuassero», ha detto il ceo, Nick Walker, commentando i rialzi del petrolio.
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