Eni rifà i conti dei crediti in Venezuela. L’obiettivo è rientrare di almeno un miliardo di dollari
Eni rifà i conti dei crediti in Venezuela. L’obiettivo è rientrare di almeno un miliardo di dollari
La partita vale 2,3 miliardi, nel bilancio 2025 il gruppo ne considera recuperabili meno della metà. I nuovi accordi con gli Stati Uniti, però, aprono alla possibilità di un intervento più ampio 

di Angela Zoppo 24/03/2026 19:00

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Eni conta di recuperare almeno un miliardo di dollari su una partita che ne vale ben 2,3. Si tratta dei crediti vantati in Venezuela e accumulati nel periodo in cui il Paese è stato  impossibilitato a esportare petrolio a causa delle sanzioni Usa, che ne hanno colpito la principale fonte di entrate e paralizzato, o quasi, la società energetica di Stato Pdvsa. Ora però, dopo il blitz statunitense che ha rovesciato il governo Maduro, il dossier crediti potrebbe riaprirsi positivamente, anche se i tempi non saranno brevi.

I conti di Eni in Venezuela

Oltre ad alcune licenze petrolifere nella fascia dell’Orinoco, i cui valori di libro sono stati interamente svalutati in passato, Eni opera nel Paese attraverso il giacimento offshore a gas Perla, operato dalla società locale Cardón IV, joint venture paritetica con Repsol. Si tratta di uno dei più grandi giacimenti offshore dell'America Latina, e attualmente produce circa 580 milioni di piedi cubi al giorno. 

La  produzione è venduta interamente a Pdvsa, che però è insolvente. Questo ha portato alla situazione fotografata nella relazione finanziaria 2025 di Eni. «Alla data di bilancio, l’esposizione nominale creditoria Eni verso Pdvsa al netto degli interessi maturati ammonta a circa 2,3 miliardi di dollari nominali, esposti in bilancio al valore recuperabile di circa 1 miliardo stimato da parte del management sulla base dei tempi di dilazione dei rimborsi considerando il mutato scenario geopolitico, meno incerto rispetto al passato». Calcolando anche le altre voci, la cifra complessiva salirebbe a circa 3 miliardi di dollari.

Tradotti in euro, Eni cita in bilancio l’equivalente di 881 milioni che stima di  riavere per le forniture di gas prodotto dalla joint venture Cardón IV rispetto ai 690 milioni del 2024. L’incremento «comprende l'aggiornamento della stima di recuperabilità dei crediti e riflette un contesto di sostanziale cessazione dei rimborsi in-kind (in natura, ovvero in carichi di commodity, ndr) nel corso del 2025 per effetto della revoca delle autorizzazioni da parte delle Autorità Usa».

La svolta di Washington

Tuttavia, si legge sempre nella relazione finanziaria 2025 di Eni, «a inizio 2026 sono stati registrati importanti sviluppi nel quadro delle relazioni tra Venezuela e Usa aprendo la possibilità di un rilancio del settore petrolifero del Paese. Un contesto operativo meno incerto rispetto al passato potrebbe favorire il recupero dei crediti commerciali Eni, oltre ad aprire eventuali opportunità di business.


A fine gennaio 2026, infatti,  l’Assemblea Nazionale della Repubblica ha approvato la proposta di riforma sulla Legge degli Idrocarburi, che permette la rinegoziazione dei contratti petroliferi esistenti rispetto al regime di Empresa Mixta, un nuovo sistema di tassazione, e maggiori tutele legali per gli operatori.

Lo sviluppo più importante ha riguardato la mossa degli Usa, che hanno emesso a beneficio di alcune compagnie petrolifere statunitensi ed europee delle general license. Nel caso di Eni, la chiave di volta è la General License 50 A che autorizza il gruppo «a eseguire transazioni relative al settore oil&gas altrimenti vietate dal programma sanzionatorio venezuelano». A questo si è aggiunto, il 13 marzo 2026, l’annuncio di un accordo strategico col Venezuela per Eni e il partner spagnolo Repsol che porterà all’aumento della produzione nel giacimento di Perla da destinare al mercato domestico. (riproduzione riservata)