Eni prepara il dividendo straordinario, ecco come calcolare quanto spetterà a ogni azionista
Eni prepara il dividendo straordinario, ecco come calcolare quanto spetterà a ogni azionista
Dopo gli sconti su benzina e bollette, il gruppo di Descalzi si prepara a riprendersi la scena con una cedola extra da distribuire entro fine 2026. Gli scenari, dal Brent al gas al margine di raffinazione, sono tanti: tutte le simulazioni per orientarsi

di Angela Zoppo 02/10/2026 20:00

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Il governo Meloni, assediato da caro-energia e caro-carburanti, ha trovato in Eni la spalla più solida. Dove non sono arrivati decreti bollette e coperture per prolungare gli sconti sulle accise, è stato il gruppo guidato da Claudio Descalzi a intervenire. Prima il tetto volontario ai prezzi di benzina e gasolio – esteso dal 2 ottobre anche a quelli per uso agricolo e di motopesca – poi lo sconto su luce e gas per i clienti Plenitude. Al netto di qualche malumore tra i competitor più piccoli, Eni ne ha ricavato un grande ritorno di immagine, altrettanto grandi file ai distributori Enilive, e un credito verso Palazzo Chigi che, come scrivono gli analisti di Equita, potrebbe contribuire «ad allontanare il rischio di interventi fiscali straordinari (i cosiddetti extraprofitti, ndr), mantenendo al tempo stesso il messaggio di supporto al Paese in una fase di prezzi alla pompa molto elevati».

La sorpresa di Natale

Ma la mossa destinata a far parlare ancora di sé, il gruppo ce l’ha in serbo per Natale. La platea stavolta è quella degli azionisti: Mef, Cdp, Romano Minozzi, Blackrock e gli altri investitori istituzionali, insieme al retail, per un totale di quasi 240mila detentori di titoli. Sì, perché dopo aver aumentato il buyback, a ottobre Eni valuterà la distribuzione di un dividendo extra, da corrispondere entro la fine di quest’anno. Per capire a quanto potrà ammontare, in base ai singoli scenari presi in esame dal gruppo o a una combinazione di essi, MF-Milano Finanza ha preparato delle simulazioni (si veda la tabella in pagina). La domanda se Eni lo farà, invece, è superata dai fatti, perché almeno uno dei tre parametri che anche singolarmente fanno scattare il dividendo extra è già stato agganciato.

Prima, però, è meglio ripassare come funziona questa cedola dinamica, indicizzata a petrolio e gas – e per la prima volta anche ai margini di raffinazione (Serm) – il cui ammontare varia in base all’effetto prodotto dai rialzi delle commodity sulla cassa. E proprio il Serm è l’indicatore che a oggi può già rendere una certezza la distribuzione della cedola extra.

Le regole del dividendo straordinario

Il dividendo straordinario di Eni mette insieme tre diverse variabili di mercato e altrettante soglie: può sembrare complicato, ma in realtà la logica è piuttosto lineare ed è in linea con la strategia di crescita dei rendimenti seguita da Descalzi. Per ciascun parametro – petrolio, gas e margini di raffinazione – esiste un livello oltre il quale l’ulteriore flusso di cassa generato può concorrere alla remunerazione straordinaria degli azionisti. Per capire quanto, bisogna tenere a mente due numeri: la soglia oltre la quale scatta il meccanismo e la cosiddetta sensitivity, cioè quanto varia il Cffo, (Cash flow from operations), il flusso di cassa operativo, per ogni variazione del prezzo preso in considerazione.

Il primo esempio è quello della raffinazione. Nel piano, Eni aveva assunto un valore di 6 dollari al barile. Per il Serm il meccanismo del dividendo straordinario entra in gioco quando il valore effettivamente registrato supera del 50% l’assunzione di budget: la soglia è dunque di 9 dollari al barile. A luglio, Eni ha portato lo scenario 2026 del Serm a 14 dollari e aggiornato la relativa sensitivity a circa 80 milioni di euro di Cffo per ogni dollaro.

Ai fini del dividendo straordinario, ovviamente, gli 80 milioni di cassa incrementale non vanno moltiplicati per l’intero valore del Serm, ma soltanto per la parte che eccede la soglia. Se lo scenario è 14 dollari e il trigger è 9, l’eccedenza è di 5 dollari. Il calcolo diventa quindi 14 meno 9, moltiplicato per 80 milioni: il risultato è circa 400 milioni di euro.

Le altre variabili: petrolio e gas

Per il petrolio, il punto di riferimento è il Brent e la soglia è fissata a una media di 90 dollari al barile. La sensitivity indicata da Eni è di circa 110 milioni di euro di Cffo per ogni dollaro. Anche qui il principio è lo stesso: ai fini dell’extra cedola conta ciò che sta sopra il trigger, non l’intero prezzo del greggio. Con un Brent medio annuo previsto a 95 dollari, per esempio, la distanza dalla soglia sarebbe di 5 dollari che, moltiplicati per 110 milioni fanno 550 milioni di euro. Se il Brent medio annuo previsto fosse invece di 100 dollari, l’eccedenza diventerebbe di 10 dollari e il calcolo porterebbe a 1,1 miliardi.

Il terzo parametro è il gas. Qui il riferimento è il Ttf, il principale benchmark europeo per il prezzo del metano. L’assunzione di budget era di 36 euro per megawattora. Visto che anche per questa variabile la soglia rilevante è posta il 50% sopra l’ipotesi iniziale, il trigger si colloca a 54 euro. La sensitivity è di circa 30 milioni di euro di Cffo per ogni euro/Mwh. Quindi, applicando lo stesso criterio, con un Ttf a 60 euro, la parte eccedente la soglia sarebbe di 6 euro, che moltiplicati per 30 milioni danno 180 milioni di euro. Con un Ttf a 65 euro (qui le ultime stime di Barclays), gli 11 euro oltre il trigger porterebbero invece a circa 330 milioni. A 70 euro, infine, la distanza dalla soglia sarebbe di 16 euro e il contributo arriverebbe a circa 480 milioni, e così via.

L’effetto cumulo e il ruolo del buyback

C’è poi un elemento essenziale da tenere presente: le tre sensitivity non sono alternative. Se vengono superati contemporaneamente più trigger, i contributi si sommano, concorrendo all’ammontare complessivo del dividendo straordinario.

L’ultimo passaggio è trasformare la somma finale in cedola unitaria, sulla base di circa 2,868 miliardi di azioni potenzialmente aventi diritto. Utilizzando questo denominatore, un dividendo straordinario di 400 milioni di euro (come quello da Serm), corrisponderebbe a circa 0,14 euro per azione. Con 1,1 miliardi, si arriverebbe invece a circa 0,38 euro. A buyback ancora in corso, però, si tratta di calcoli per approssimazione. (riproduzione riservata)