Eni, per Equita il mercato può assorbire una nuova tranche di privatizzazione. Ecco come
Eni, per Equita il mercato può assorbire una nuova tranche di privatizzazione. Ecco come
L’analisi della banca d’affari sui tre scenari che, secondo le elaborazioni di MF-Milano Finanza, si apriranno per Mef e Cdp quando il gruppo energetico avrà completato il buyback 3,4 miliardi di euro. 

di Angela Zoppo  07/09/2026 16:20

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Il buyback di Eni da 3,4 miliardi, che potrebbe fare da apripista per una nuova tranche di privatizzazione riservata agli investitori istituzionali, come spiegato da MF-Milano Finanza il 5 settembre, ha acceso l’attenzione del mercato. 

Gli scenari si basano sull’assunto che il completamento del programma di acquisto di azioni proprie, previsto entro aprile 2027, creerebbe spazio per un’ulteriore cessione di quote da parte degli azionisti pubblici, Mef e Cdp, senza far scendere la partecipazione complessiva sotto la soglia del 30%. Oggi Mef (2,17%) e Cdp (30,92%) detengono congiuntamente poco più del 33% del capitale; l’annullamento delle azioni proprie acquistate da Eni potrebbe portare la quota pubblica verso 34,6–34,8%. Secondo le simulazioni riportate, spiega Equita, una vendita limitata allo spazio creato dal buyback potrebbe valere tra 1 e 1,2 miliardi di euro, mentre un’operazione più ampia, con il coinvolgimento anche di Cdp e mantenimento della quota pubblica al 30%, potrebbe generare incassi per oltre 3 miliardi di euro ai prezzi attuali.
«La notizia», commentano gli analisti, «è da leggere come un possibile tema tecnico di mercato più che come un elemento fondamentale sull’equity story.

Il giudizio di Equita sulla privatizzazione

Da un lato, l’eventuale cessione rappresenterebbe un potenziale overhang nel medio termine. Dall’altro, il precedente del 2024 – cessione del 2.8% da parte del Mef a 14,85 euro per azione, (con uno sconto dell’1,7% rispetto alla chiusura precedente) e un incasso di poco inferiore a 1,4 miliardi di euro, mostra che il mercato può
assorbire operazioni di accelerated book building su Eni con impatto gestibile, se supportate da fondamentali solidi e da una favorevole politica di remunerazione. Sempre secondo Equita, «il buyback crea domanda strutturale sul titolo e aumenta la flessibilità del governo nel monetizzare parte della partecipazione senza alterare il controllo pubblico».
La conclusione della banca d’affari è che il tema possa tornare rilevante nel 2027, senza modificare la view positiva su Eni (rating buy, con prezzo obiettivo a 28 euro). «Il titolo resta supportato da cash flow elevato, buyback significativo, possibile dividendo straordinario al verificarsi di precise condizioni con una stima di circa 400 milioni (a parità di scenario indicato nei risultati del secondo trimestre 2026) e valutazioni interessanti», scrivono gli analisti di Equita. (riproduzione riservata).