Dalla Vaca Muerta al Congo, Eni accelera nella costruzione di una piattaforma globale per gas e biocarburanti per rendere l’Italia sempre meno dipendente dal Medio Oriente. In Argentina il gruppo è partner di YPF e XRG nel progetto Argentina Lng da 12 milioni di tonnellate l'anno, mentre in Africa punta a rafforzare la filiera agricola che alimenta le bioraffinerie italiane. Due operazioni diverse, ma con un denominatore comune: assicurarsi risorse e materie prime per i business della transizione energetica mentre non si vede una fine per ora alla guerra Usa-Iran.
La partita più rilevante è quella argentina. YPF, la compagnia petrolifera a maggioranza statale, ha presentato la richiesta di adesione al Rigi, il regime argentino di incentivi ai grandi investimenti, per Argentina Lng, il progetto sviluppato insieme a Eni e XRG, braccio internazionale della compagnia emiratina Adnoc. Il valore complessivo dell'iniziativa è stimato in 51 miliardi di dollari, cifra che comprende lo sviluppo lungo l'intera vita del progetto.
Il primo obiettivo è arrivare a una capacità di 12 milioni di tonnellate di Gnl l'anno, attraverso due unità galleggianti di liquefazione, da 6 milioni di tonnellate ciascuna. Il gas arriverà dalla formazione di Vaca Muerta, uno dei principali bacini mondiali di shale oil e shale gas, e sarà trasportato verso la costa attraverso nuove infrastrutture per essere trasformato in Gnl e venduto sui mercati internazionali. La decisione finale di investimento, la Fid, è attesa entro la fine del 2026.
Il progetto è quindi ancora nella fase di sviluppo, ma ha già raggiunto una dimensione industriale notevole. Per la prima fase YPF indica un investimento nell'ordine dei 24 miliardi di dollari, escluso l'upstream, con un obiettivo di finanziamento per circa il 60-70% attraverso project finance. Nei giorni scorsi il ceo di YPF Horacio Marín ha detto che il progetto è sulla buona strada per arrivare alla Fid nel quarto trimestre.
Per Eni la novità non riguarda soltanto la liquefazione. A giugno il gruppo ha firmato l'accordo per acquisire il 32% di tre blocchi upstream di Vaca Muerta: Meseta Buena Esperanza, Aguada Villanueva e Las Tacanas. Dopo il closing, YPF manterrà il 36%, mentre Eni e XRG avranno ciascuna il 32%. Le risorse dei tre blocchi sono destinate ad alimentare proprio la capacità da 12 milioni di tonnellate di Argentina Lng.
Eni si posiziona lungo tutta la catena del valore, dalla produzione del gas alla sua trasformazione in Gnl e alla vendita sui mercati internazionali. Una strategia coerente con quella già sperimentata nel Gnl galleggiante, in particolare in Mozambico.
La seconda operazione si muove invece nel business dei biocarburanti. L'International Finance Corporation, braccio della Banca mondiale per il settore privato, si prepara a mettere a disposizione di Eni un finanziamento fino a 250 milioni di dollari, con l'obiettivo di mobilitare altri 150 milioni da soggetti terzi. Le risorse serviranno ad ampliare la produzione e la trasformazione di materie prime agricole destinate ai biocarburanti in Repubblica del Congo, Mozambico e Angola.
Il modello prevede la costruzione e gestione di hub agro-industriali e della relativa logistica per raccogliere e trasformare semi oleosi in olio e panelli, oltre a finanziare gli input destinati agli agricoltori. Le coltivazioni dovrebbero essere sviluppate su terreni degradati, evitando la competizione con le produzioni alimentari. L'olio vegetale prodotto in Africa sarà destinato alle bioraffinerie Eni in Italia, dove verrà trasformato in biocarburanti.
Nel 2025 Eni ha prodotto 211 mila tonnellate di olio vegetale attraverso le proprie filiere agri-feedstock, attive tra gli altri proprio in Congo, Angola e Mozambico. In Congo, Eni ha già inaugurato nel giugno 2025 il primo agri-hub industriale del Paese, a Loudima, con una capacità di 30 mila tonnellate l'anno di olio vegetale. L'olio viene destinato alle bioraffinerie Enilive per la produzione di biocarburanti.
La materia prima africana diventa così un tassello della strategia industriale italiana. Eni sta infatti aumentando rapidamente la capacità di biorefining: l'obiettivo è arrivare a 5 milioni di tonnellate annue entro il 2030, rispetto agli 1,65 milioni del 2025. A Sannazzaro de' Burgondi, in provincia di Pavia, la conversione di parte della raffineria porterà dal 2028 una capacità di circa 550 mila tonnellate annue per Hvo e Saf, mentre sono in corso altri progetti a Livorno e Priolo.
In Sud America Eni si assicura quindi risorse di gas per costruire una nuova piattaforma Gnl, in Africa costruisce una filiera di materie prime agricole per alimentare la crescita dei biocarburanti. Due investimenti oerenti con la strategia di Eni di controllare sempre più direttamente le risorse e le infrastrutture necessarie ai business energetici del futuro. (riproduzione riservata)