Il dividendo straordinario che Eni potrebbe pagare ai suoi 255mila azionisti a fine 2026 arriva oggi all’attenzione dell’assemblea dei soci del 6 maggio. A essere sottoposto al voto è il meccanismo col quale il gruppo sbloccherebbe il pagamento dell’eventuale cedola extra, che scatterà al verificarsi di una o più di queste condizioni: media annuale del Brent sopra i 90 dollari; aumento di almeno il 50% rispetto al budget del prezzo spot del gas (da 36 deve arrivare a 54 euro/Mwh); incremento analogo per il margine di raffinazione Serm, la vera novità introdotta dal Cane a sei zampe, che dovrebbe quindi portarsi da 6 a 9 dollari al barile.
Il flusso di cassa addizionale che verrebbe generato dal superamento di queste soglie andrebbe interamente a finanziare il dividendo straordinario, che sarà definito dal cda al momento di approvare i risultati dei primi tre trimestri del 2026, tenendo presenti anche «le prospettive di evoluzione dei benchmark di mercato indicati per l’intero esercizio». Il pagamento avverrebbe in un’unica soluzione entro il 31 dicembre 2026, ma stimarne l’importo è un puro esercizio teorico. Un petrolio a 100 dollari, per esempio, riverserebbe 1,1 miliardi di euro sul cash flow operativo, ma se si fermasse a 91 l’apporto sarebbe solo di 110 milioni. Ogni euro in più sopra la soglia dei 54 euro/Mwh per il gas si tradurrebbe invece in 30 milioni, mentre da ciascun dollaro aggiuntivo sul Serm rispetto a quota 9 deriverebbe un contributo di 90 milioni di dollari.
Quel che è certo è che, come già avviene per parte della cedola annuale, Eni si troverebbe ad anticipare quell’eccedenza di cassa destinata al dividendo straordinario rispetto alla chiusura contabile del bilancio, e per questo gli azionisti in assemblea sono invitati ad «approvare l’eventuale distribuzione, a titolo di pagamento del dividendo straordinario, di riserve disponibili», seguendo lo stesso meccanismo utilizzato per la cedola ordinaria. La capienza è più che ampia: al 31 dicembre 2025, le riserve disponibili del Cane a sei zampe ammontano complessivamente a ben 36 miliardi di euro, a cui va aggiunto l’utile dell’esercizio 2025 per altri 4,4 miliardi di euro, da riportare a nuovo. Questa procedura ormai consolidata prevede, se necessario, di sbloccare anche la cosiddetta riserva di rivalutazione ex Lege n. 342/2000 che, a fine 2025, ammonta a circa 4,36 miliardi di euro. Di questi, 1,52 miliardi sono già stati liberati dai vincoli di legge lo scorso anno, proprio per pagare parte del dividendo 2025. Di conseguenza, resta una porzione di riserva per 2,84 miliardi alla quale si potrà attingere col via libera dell’assemblea in sede straordinaria. Mentre l’eventuale cedola extra si materializzerebbe in tempo per Capodanno, Eni ha approvato anche le date per la distribuzione di quella ordinaria di 1,1 euro per il 2026 (qui i conti del primo trimestre), che comporta un esborso complessivo di 3,2 miliardi di euro ed è divisa nelle consuete quattro tranche: a settembre 2026 saranno versati i primi 0,27 euro; stesso importo a novembre 2026; a seguire, a marzo e maggio 2027 le ultime due rate di 0,28 euro ciascuna.
Se quello dei dividendi è il capitolo che più accende l’interesse degli azionisti, l’assemblea di oggi si segnala anche perché darà ufficialmente il via al quinto mandato del ceo Claudio Descalzi (qui le altre nomine della primavera 2026). Come presidente sarà nominata Giuseppina Di Foggia, che approderà in Eni da ex amministratore delegato e dg di Terna dopo aver rinunciato all’indennità integrativa di fine rapporto di oltre 7 milioni di euro che le spettava come direttore generale.
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