Eni e Repsol stanno trattando col governo del Venezuela il via libera a esportare il gas naturale del giacimento di Perla, nella concessione Cardón IV, nella quale i due gruppi operano già attraverso una joint venture paritetica. Attualmente Perla fornisce circa 580 milioni di piedi cubi al giorno destinati al mercato domestico. L’accordo con la presidente ad interim Delcy Rodríguez potrebbe essere applicato entro la fine del 2031, tempo necessario per rilanciare il progetto, ampliarne la produzione e procedere con la trasformazione in gas naturale liquefatto da trasportare via mare.
Il permesso di esportare, secondo fonti locali, qualora accordato rappresenterebbe una sorta di bonus che Caracas riconoscerà alle compagnie energetiche estere impegnate nell’incremento di produzione dei giacimenti del golfo venezuelano. Rodriguez aveva già avuto modo di elogiare Eni e Repsol «che sono rimaste in Venezuela, che hanno creduto nel Venezuela e che non hanno voltato le spalle al nostro popolo».
Rispetto alle indiscrezioni circolate nel pomeriggio di lunedì 20 su un accordo già raggiunto, però, Eni ha fatto una precisazione. «Confermiamo che le discussioni sono in corso tra Eni, Repsol e Pdvsa (la compagnia energetica statale del Venezuela, ndr), riguardo il potenziale e le condizioni dell’export da Cardon IV, ma non commentiamo dettagli che non sono ancora stati definiti tra le parti»,
Intanto, Eni e Repsol starebbero trattando anche sul recupero dei crediti vantati verso la compagnia energetica nazionale Pdvsa.
La situazione riportata nella relazione finanziaria 2025 di Eni è la seguente: «alla data di bilancio, l'esposizione nominale creditoria di Eni verso Pdvsa al netto degli interessi maturati ammonta a circa 2,3 miliardi di dollari nominali, esposti in bilancio al valore recuperabile di circa 1 miliardo stimato da parte del management, sulla base dei tempi di dilazione dei rimborsi considerando il mutato scenario geopolitico, meno incerto rispetto al passato». Calcolando anche le altre voci, la cifra complessiva salirebbe a circa 3 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)