Eni estrarrà più gas in Sicilia, il governo sblocca un nuovo giacimento offshore
Eni estrarrà più gas in Sicilia, il governo sblocca un nuovo giacimento offshore
Autorizzato l’avvio della produzione di Gemini, che farà da ponte tra i giganti Argo e Cassiopea. Ecco quanto vale e perché il gruppo di Descalzi lo svilupperà senza il partner Energean

di Angela Zoppo 04/06/2026 21:00

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Un nuovo giacimento offshore è pronto a partire per dare un contributo alla produzione nazionale di gas: si chiama Gemini e si trova nel Canale di Sicilia, proprio tra i due giganti Argo e Cassiopea, nella concessione G.C1.Ag di cui sono titolari Eni (60%) ed Energean (40%). Secondo le stime, Gemini può garantire complessivamente 1,2 miliardi di metri cubi in otto anni, con un volume aggiuntivo annuale di 150 milioni di mc, pari a circa il 5% dell’attuale stock italiano. Ma a renderlo un caso non è la taglia, quanto la peculiarità dell’iter che ha portato al via libera da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in nome dell’interesse pubblico allo sfruttamento delle riserve nazionali di gas. Con il decreto del 28 maggio scorso, pubblicato nell’ultimo Buig (il Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse), infatti, il Mase ha autorizzato la messa in produzione del pozzo Gemini 1 al termine di un percorso che ha visto Eni arrivare al traguardo in solitaria: lo sviluppo del giacimento sarà al 100% del Cane a sei zampe, nonostante ricada nelle concessione con Energean.

La corsa a ostacoli per Gemini

Andando con ordine, la vicenda è partita il 14 luglio 2025, quindi meno di un anno fa, un tempo relativamente breve rispetto alla media italiana per arrivare a una decisione. In quella data era stata presentata l’istanza di modifica del programma lavori per la conversione di Gemini 1 da pozzo esplorativo a pozzo produttivo, con la realizzazione delle opere necessarie al collegamento con le infrastrutture esistenti e alla successiva messa in esercizio. Il Mase aveva sospeso il procedimento in attesa della posizione formale di Energean, che quattro mesi dopo, l’11 novembre 2025, aveva risposto di non voler aderire, richiamando criticità tecniche nel progetto e divergenze commerciali rispetto alle scelte dell’operatore Eni (60%). A quel punto il Mase ha richiesto a Eni ulteriori approfondimenti per verificare che l’avvio di Gemini non producesse effetti negativi sui campi Argo e Cassiopea, già in produzione e collegati allo stesso sistema offshore. La risposta del Cane a sei zampe è stata affidata a un modello integrato di simulazione, denominato Iam (Integrated Asset Modelling), sviluppato per analizzare contemporaneamente le dinamiche dei tre giacimenti e il comportamento della condotta sottomarina condivisa.

Il via libera con prescrizioni

Secondo la documentazione trasmessa da Eni, l’immissione del gas proveniente da Gemini migliorerebbe le condizioni operative dell’intero sistema grazie a un minore contenuto di acqua associata rispetto ai campi già in esercizio, con effetti positivi sulla capacità di trasporto e sul recupero complessivo delle riserve. Le conclusioni di Eni hanno superato l’esame sia dalla Sezione Unmig dell’Italia meridionale, che vigila sulle attività energetiche, sia della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm).

Il decreto di fine maggio 2026 ha dato così un via libera con prescrizioni. imponendo l’aggiornamento periodico dei modelli di giacimento e dello Iam sulla base dei dati reali di produzione. Nelle motivazioni del provvedimento il ministero afferma che le risultanze tecniche e ingegneristiche dell’istruttoria consentono di considerare sostanzialmente superate le riserve espresse da Energean e richiama esplicitamente l’obiettivo di massimizzare il recupero dei volumi nazionali di gas naturale, anche in relazione alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

Col via libera, Gemini rientra nel più ampio sviluppo dell’asset Argo-Cassiopea, il più grande d’Italia, avviato nell’agosto 2024, con riserve stimate tra 10 e 12 miliardi di mc.

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