Con il caro energia e i listini che sono ormai in netta correzione, stretti tra timori di inflazione, rischi sul debito e paure di una bolla tech, un approdo relativamente tranquillo sui mercati sembra essere l’energia stessa. Soprattutto Eni, ma anche Enel, stanno facendo meglio dell’indice Ftse Mib anche in questo 2026. E allora quali prospettive hanno in borsa i due colossi energetici italiani di Piazza Affari?
Eni ha sorpreso il mercato venerdì 23 con risultati molto superiori alle attese e soprattutto con un dividendo straordinario, mentre Enel si prepara all’appuntamento con i conti del 12 novembre forte delle aspettative positive degli analisti. Le due partecipate statali dell’energia arrivano a questa parte finale del 2026 con prospettive in parte anche differenti, ma entrambe forti di una solida generazione di cassa e capaci di continuare a garantire ampie remunerazioni agli azionisti, sostenendo anche il proprio valore in borsa. Ma esperti e investitori si stanno chiedendo quanto spazio abbiano ancora questi due titoli, tra i più presenti nei portafogli degli italiani, dopo aver già incorporato buona parte delle aspettative positive.
Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto adjusted raddoppiato a 2,8 miliardi di euro, superando le previsioni. La risposta della borsa è stata immediata, con il titolo balzato del 5% venerdì sopra quota 27,5 euro a Piazza Affari. Ad accendere gli investitori è stata soprattutto la decisione di aumentare la remunerazione degli azionisti, con un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione (circa 1,3 miliardi complessivi) che sarà pagato il 9 dicembre, ma anche la scelta di aumentare il programma di buyback, incrementato del 12% a 3,8 miliardi.
I risultati hanno confermato la solidità del gruppo, ma non tutti gli analisti ritengono che ci sia ancora spazio per un forte rialzo in borsa. Tra i più ottimisti c’è Barclays, con raccomandazione overweight e prezzo obiettivo di 32 euro, che rispetto ai 27 euro attuali implica un potenziale apprezzamento nell’ordine del 18%. La banca guarda soprattutto alle prospettive di esplorazione e produzione, dopo che Eni ha scoperto 1,23 miliardi di barili equivalenti di nuove risorse nei primi nove mesi.
Ubs conferma buy con target price di 30 euro, mentre Equita indica 29 euro, apprezzando il contributo della raffinazione e di Enilive, oltre alla generazione di cassa. Secondo la sim italiana, la remunerazione complessiva degli azionisti nel 2026 dovrebbe raggiungere circa 8,5 miliardi. Sono invece più prudenti Citi, Morgan Stanley e Kepler Cheuvreux, con prezzi obiettivo rispettivamente di 24, 23,8 e 24,5 euro, inferiori alle attuali quotazioni.
La differenza di valutazione su Eni dipende soprattutto dalla sostenibilità dei risultati. Morgan Stanley osserva che parte della sorpresa positiva sugli utili è legata alla minore aliquota fiscale, scesa al 32%, mentre Kepler sottolinea come la revisione al rialzo dei flussi di cassa rifletta anche uno scenario energetico più favorevole. Il rischio, per chi acquista oggi, è quindi che una parte significativa delle buone notizie sia già incorporata nel prezzo.
Passando all’altro colosso energetico di Piazza Affari, l’attenzione per Enel è tutta rivolta al 12 novembre, quando il gruppo guidato da Flavio Cattaneo presenterà i risultati dei primi nove mesi. Le aspettative degli analisti sono positive, anche se il terzo trimestre dovrebbe mostrare una crescita contenuta. Il consenso indica un ebitda ordinario intorno a 17,7 miliardi nei nove mesi, sostenuto soprattutto dalla Spagna e dall’America Latina, che dovrebbero compensare la minore produzione idroelettrica e la debolezza del trading in Italia.
Jefferies stima un ebitda ordinario di 17,6 miliardi, in aumento del 2%, e un utile netto di 5,77 miliardi, in crescita dell’1%. Per il solo terzo trimestre l’ebitda dovrebbe restare sostanzialmente stabile a 5,8 miliardi. Le reti rappresentano il principale motore, con un incremento atteso del 13% a 2,41 miliardi, mentre Enel Green Power dovrebbe registrare una flessione del 6% e Generation & Trading del 29%.
Il mercato si aspetta da Enel soprattutto la conferma della guidance annuale. Jefferies prevede per il 2026 un ebitda ordinario di 23,9 miliardi e un utile netto di 7,2 miliardi, rispettivamente in crescita del 4% e del 3%. Da monitorare l’indebitamento, che secondo le stime potrebbe salire a 65-66,7 miliardi, anche per effetto dei dividendi, dei riacquisti azionari e delle acquisizioni.
A differenza di Eni, su Enel le indicazioni delle banche d’affari sono prevalentemente orientate all’acquisto. Equita indica un target price di 11,1 euro, Kepler Cheuvreux e Barclays di 11 euro, Intesa Sanpaolo di 10,3 euro e Jefferies di 10,6 euro. Anche solo quest’ultima valutazione implica un potenziale rialzo del 15% rispetto alle quotazioni di riferimento del broker.
Barclays considera Enel una delle proprie preferite tra le utility europee, grazie alla visibilità degli utili e al peso crescente delle attività regolate e ed è anche convinta che la società di Cattaneo soffra uno sconto di valutazione rilevante rispetto alle principali utility europee concorrenti. JPMorgan ritiene invece che i risultati di novembre difficilmente saranno un catalizzatore immediato per il titolo, ma considera eventuali ribassi un’opportunità di acquisto.
Un’altra variabile sono le possibili modifiche al mercato elettrico italiano. Gli analisti guardano all’ipotesi di un tetto al prezzo del gas utilizzato nella formazione del prezzo dell’elettricità, con potenziali effetti favorevoli sulle prospettive del 2027.
La visione degli analisti sui due colossi energetici è quindi chiara e facilmente riassumibile così. Eni punta sulla forte generazione di cassa e sulla remunerazione immediata degli azionisti, ma secondo gli esperti sta scambiando su valutazioni che sono ormai vicine o superiori ai target. Enel offre invece maggiore visibilità sui risultati grazie alle reti e alle attività regolate, con prezzi obiettivo che sono superiori all’andamento attuale. (riproduzione riservata)