Eni, dividendo straordinario col petrolio oltre i 90 dollari al barile
Eni, dividendo straordinario col petrolio oltre i 90 dollari al barile
Con l’aggiornamento del piano cresce la remunerazione per gli azionisti: cedola 2026 di 1,1 euro (+ 5% sul 2025). Payout sul flusso di cassa fino al 45%. Buyback da 1,5 miliardi di euro che potrà salire a 4. Bene il titolo (+ 3,7%)

di Angela Zoppo 19/03/2026 14:00

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Il nuovo piano 2026-2030 di Eni promette agli azionisti una remunerazione più generosa mettendo in fila le condizioni che consentiranno di aumentare il ritorno per gli azionisti. «Grazie alla solidità patrimoniale, ai nuovi business satellitari, ai flussi di cassa operativi deconsolidati e ai minori investimenti, Eni aumenterà il range di distribuzione target al 35-45% del cash flow operativo rispetto al precedente 35-40%. Altro pilastro della nuova politica di remunerazione sarà il buyback. Insieme alla proposta di dividendo per il 2026 pari a 1,10 euro (in crescita di circa il 5%), il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha annunciato, infatti, l'intenzione di procedere al riacquisto di azioni proprie per 1,5 miliardi di euro nell'ambito del programma 2026. Partendo da un livello di 11,5 miliardi nel 2026, con uno scenario di 70 dollari per barile, Eni prevede un Cffo complessivo nell'arco del piano di circa 71 miliardi di euro.

Eni conferma che, come negli anni precedenti, condividerà con gli azionisti l’upside del cash flow. L’annuncio della nuova politica di remunerazione è arrivato giovedì 19 marzo, a borsa aperta. Positiva la risposta del mercato: alle 16 il titolo Eni è scambiato a 23,9 euro in aumento del 3,7%.

Dividendo straordinario con il super barile

Gli scenari del buyback cambieranno in base alle quotazioni del Brent. Con un prezzo fino a 90 dollari al barile, la società destinerà il 60% dei flussi di cassa incrementali rispetto al piano a un ulteriore riacquisto di azioni proprie, fino a un massimo di 4 miliardi di euro. Il programma è stato approvato dal cda e sarà portato all’assemblea degli azionisti del 6 maggio. 

Ma con l’aggiornamento del piano viene introdotto anche un nuovo elemento, che è la vera sorpresa della dividend policy: nel caso in cui il prezzo medio del Brent per l’anno superi i 90 dollari al barile, o se i prezzi del gas o i margini di raffinazione superino del 50% lo scenario di budget di Eni, il gruppo destinerà l’intero flusso di cassa incrementale a un dividendo straordinario, da corrispondere agli azionisti nell’ultimo trimestre dell’anno.

Descalzi: così riduciamo i rischi in un mercato volatile. Impatto marginale da blocco Hormuz

Per il piano 2026-2030, la strategia di Eni poggia su quello che viene definito «il migliore portafoglio di progetti Exploration & Production nella storia del gruppo», e sulla disciplina finanziaria, rafforzata dal livello di indebitamento ai minimi storici, elemento che insieme alla cassa ha convinto Eni a potenziare la remunerazione degli azionisti.
Per Descalzi, «il caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile. Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie
straordinaria di progetti in sviluppo. Guardando al futuro, la nostra diversificazione geografica, di commodity e tecnologica riduce il rischio del nostro portafoglio e garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti, così come la sostenibilità economica e la riduzione delle emissioni».

Nella call con gli analisti, il management ha anche precisato la posizione del gruppo rispetto al blocco dello stretto di Hormuz. Eni ha «una posizione marginale. Si tratta del 2-3% della nostra produzione, un po' meno a livello di cash flow ed ebit. Abbiamo sviluppato più progetti che produzione. L'impatto non è così grande al momento e non abbiamo alcun cargo nell'area».

I numeri del piano

Al 2030 Eni prevede un livello di cash flow from operation a circa 17 miliardi di euro, che corrisponde a un tasso di crescita medio del 14%. Grazie a una disciplinata allocazione del capitale, si prevede di generare un free cash flow di oltre 40 miliardi nell’arco del piano, pari a circa il 70 % dell’attuale capitalizzazione di mercato (71,5 miliardi) e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing nell’intervallo tra il 10-15%, sui minimi livelli storici. 


Quanto agli obiettivi operativi, nel 2026 Eni sarà attiva nell’esplorazione nell’Africa occidentale (bacino dell'Orange e Transform Margin), nel Nord Africa (bacino del Berkine e bacino di Sirte), nel Mediterraneo orientale, in Norvegia e nel Sud-Est asiatico e punta su nuove ulteriori opportunità nel corso dell'anno. Il gruppo ha già convertito il 60% delle sue scoperte in produzioni o cessioni dal 2014. I progetti in sviluppo e in fase di pre-sviluppo implicano una produzione attesa di 850 mila barili equivalenti al giorno nel 2030. La crescita potenziale e la flessibilità, spiegano da Eni, si estendono ben oltre tale orizzonte. Nel complesso, si prevede che la produzione reported cresca del 3-4% annuo fino al 2030. In discesa a 6 miliardi l’anno gli investimenti rispetto al piano 2025-2028, quelli netti ammonteranno a circa 5 miliardi per un totale di 25 miliardi.

I progetti in partenza

Tra i progetti in accelerazione nel 2026, rientrano gli sviluppi nel Bacino del North Kutei, in Indonesia, che farà parte della joint venture concordata con Petronas, il cui closing è previsto intorno a metà 2026 e che prenderà il nome di Searah. La nuova società diventerà automaticamente il primo operatore nell'E&P nel Sud-est asiatico, con riferimento in particolare ai mercati regionali del gas naturale liquefatto. Inoltre, Eni prevede di approvare quest'anno l’importante progetto di gnl in Argentina in partnership con Ypf e Xrg. (riproduzione riservata)