Eni dal buyback alla svolta green: ecco la strategia di crescita oltre il petrolio
Eni dal buyback alla svolta green: ecco la strategia di crescita oltre il petrolio
Il Brent viaggia sotto la media storica di lungo periodo e ben lontano dai livelli del 2024. Eppure il titolo Eni è in area massimi sotto i 18 euro, mostrando una resilienza oltre la dinamica della commodity

di di Nicola Carosielli 07/02/2026 09:07

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Un dato colpisce osservando l’andamento recente del titolo Eni a Piazza Affari: la capacità di muoversi con una propria traiettoria, anche in una fase in cui il prezzo del petrolio non fornisce particolari spinte. Il Brent viaggia intorno a 67-68 dollari al barile, sotto la media storica di lungo periodo e ben lontano dai livelli del 2024. Eppure il titolo del Cane a Sei Zampe è in area massimi sotto i 18 euro, mostrando una resilienza oltre la dinamica della commodity.

Il riposizionamento degli investitori nel settore oil & gas

Per capire cosa stia succedendo bisogna allargare lo sguardo. Negli ultimi mesi il settore oil & gas europeo è stato interessato da un progressivo riposizionamento degli investitori. A inizio anno il consenso era orientato verso uno scenario di surplus produttivo e prezzi del greggio in discesa, con portafogli sottopesati sul comparto. «Il mercato si è trovato corto e ha dovuto ricoprire», osserva Massimo Bonisoli, analista di Equita. Un movimento tecnico, certo, ma inserito in un contesto più profondo.

Dal 2022 a oggi la narrativa sul settore è cambiata grazie a una maggiore razionalità sul trend dei consumi petroliferi. Dopo anni di forte sconto legato ai timori sul peak oil e sulla transizione energetica, i multipli delle oil company hanno iniziato un lento recupero: restano ancora inferiori a quelli del mercato, ma la direzione è chiara.

La nuova centralità degli asset energetici

«C’è stato un vero e proprio catch-up dei multipli, anche se siamo ancora a sconto», sottolinea Bonisoli. A sostenere la rilettura contribuiscono più fattori. Da un lato la domanda energetica legata ad AI e data center, con capex in forte crescita soprattutto in Usa. Dall’altro, una rinnovata centralità geopolitica degli asset energetici: Venezuela, Iran, Russia e il tema delle sanzioni stanno riportando petrolio e gas al centro delle strategie di sicurezza.

«Gli asset asset energetici stanno tornando a essere percepiti come strategici e il mercato lo sta progressivamente incorporando», aggiunge Bonisoli. E in questo quadro Eni presenta un mix upstream bilanciato, con una produzione divisa quasi equamente tra petrolio e gas.

A fare la differenza, però, è la strategia. Nel 2025 Eni è stata l’unica major europea ad aumentare il buyback nel corso dell’anno, in controtendenza rispetto a Bp, Total e recentemente Equinor. Una scelta resa possibile dalla performance operativa e dalla strategia satellitare. Sul fronte upstream, il gruppo monetizza rapidamente i successi esplorativi cedendo quote delle scoperte a partner industriali, trasformando valore potenziale in cassa immediata: «Un modello che le altre major non hanno, perché perché sono molto meno esplorative», spiega Bonisoli.

La strategia satellitare e la remunerazione degli azionisti

Sul fronte della transizione energetica, invece, la vendita di quote di minoranza - Plenitude, Enilive - ha consentito di incassare 6-7 miliardi netti nel 2025, rafforzando il bilancio e aumentando la flessibilità finanziaria.

Il risultato è una remunerazione degli azionisti sostenuta da flussi reali, non dalla leva finanziaria. Il dividendo resta centrale, mentre il buyback diventa lo strumento d’aggiustamento ciclico. «È ragionevole aspettarsi che il buyback sia più flessibile in uno scenario di prezzi in discesa, ma il dividendo resta stabile o in crescita»crescita».

Altro elemento che il mercato continua ad apprezzare è l’approccio prudente alla guidance. Storicamente Eni tende a fornire indicazioni conservative per poi superarle a livello operativo.

Esplorazione e vantaggi competitivi tecnologici

E anche per il 2025 il consenso si aspetta una generazione di cassa poco superiore alle guidance.Il contesto resta complesso: dopo anni di sottoinvestimenti, molte major mostrano un calo preoccupante della reserve life, segnale che prima o poi sarà necessario tornare a investire in esplorazione.

Eni parte avvantaggiata: «Negli ultimi 10 anni è stata tra i maggiori scopritori di nuove risorse, grazie al fatto di aver mantenuto in casa know-how e tecnologia», ricorda Bonisoli, che cita anche l’utilizzo del supercalcolatore e lo sviluppo di progetti modulari, meno rischiosi rispetto ai grandi progetti del passato.

La valorizzazione dei satelliti e l'orizzonte futuro

Resta poi il tema tema della valorizzazione dei satelliti. Oggi il mercato applica uno sconto holding, ma la strategia è chiara: estrarre valore e trasformarlo in ritorni per i soci. Le prime cessioni hanno già cristallizzato il valore d’impresa. d’impresa. Un’Un’eventuale ipo renderebbe il valore ancora più visibile, anche se i tempi non sono immediati: si può supporre un orizzonte 2028-2030, legato anche alle condizioni di mercato. Nel frattempo, queste non sono completamente riflesse nei target price degli analisti. Un valore latente, che il mercato osserva, senza ancora prezzarlo pienamente.

In un settore che pesa oggi appena il 4% degli indici europei, Eni si muove in un equilibrio particolare: multipli ancora compressi, solidità finanziaria, capacità di monetizzare e un ruolo strategico nel nuovo contesto energetico. Elementi che tengono il titolo nel radar degli investitori. (riproduzione riservata)