Barclays ha rivisto al rialzo il prezzo obiettivo su Eni, portandolo da 29,5 a 30,5 euro per azione, con un incremento del 3%. La banca d'affari britannica conferma il rating overweight sul titolo e il giudizio positive sul comparto europeo delle integrated energy, mantenendo Eni tra le sue scelte preferite nel settore. Rispetto al prezzo di chiusura del 14 settembre, pari a 24,01 euro, il nuovo target implica un potenziale rialzo del 27%.
La spinta è arrivata dal nuovo contratto siglato da Eni con la compagnia petrolifera di Stato venezuelana Pdvsa che le attribuisce la gestione esclusiva per lo sviluppo del giacimento Junín 5, nella Fascia dell'Orinoco. L'accordo, firmato il 2 settembre, è un Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos della durata di 25 anni, con opzione di estensione, che sostituisce la precedente joint venture Petrojunín (40% Eni, 60% Pdvsa)
Si tratta del primo contratto di questo tipo assegnato nell'Orinoco Belt dopo l'entrata in vigore della nuova legge sugli idrocarburi venezuelana di gennaio 2026.
Col nuovo schema contrattuale Eni diventa operatore esclusivo del giacimento, con piena responsabilità tecnica, finanziaria e commerciale. Il campo, che dispone di 35 miliardi di barili di riserve certificate, produce oggi circa 12mila barili al giorno di greggio extra-pesante. Secondo le indicazioni del management, la prima fase di sviluppo dovrebbe portare la produzione fino a 200 mila barili al giorno entro due anni, la seconda raddoppiare fino a 400mila barili al giorno entro quattro anni, con un potenziale, in caso di successo, di arrivare a un plateau di un milione di barili al giorno nei primi anni 2030.
Gli analisti sottolineano un elemento chiave dal punto di vista finanziario: il piano di sviluppo non richiederà investimenti in nuove infrastrutture, poiché Eni potrà sfruttare la capacità già esistente di Pdvsa, con una spesa in conto capitale stimata attorno a 1,5 miliardi di dollari l'anno. Il progetto, secondo Barclays, sarà autofinanziato dai flussi di cassa generati in Venezuela.
Nel nuovo target price, Barclays (che già aveva alzato le stime sul gas) ha incluso per ora solo il valore della prima fase di sviluppo, stimata in un valore attuale netto di 3,9 miliardi di dollari, pari a circa 1,1 euro per azione, calcolato con un prezzo del Brent di lungo periodo di 70 dollari al barile (90 dollari nel 2027 e 80 dollari nel 2028) e un tasso di sconto del 12,5%, più elevato rispetto agli standard della banca per riflettere il rischio specifico Venezuela. Le fasi successive, fase 2 e fase 3, potrebbero aggiungere ulteriore valore - rispettivamente circa 1,3 euro per azione e quasi 2 euro per azione - fino a un potenziale Npv complessivo sull'intero giacimento vicino ai 16 miliardi di dollari, ma gli analisti preferiscono attendere una prova di concetto sull'esecuzione prima di incorporarle nella valutazione.
Il giudizio complessivo di Barclays su Eni resta legato non solo al dossier venezuelano, ma anche alla crescita del business upstream (valorizzata anche da Berenberg), ritenuta superiore a quella dei peer di grande capitalizzazione, al miglioramento della divisione gas e allo sviluppo del comparto biocarburanti, sostenuto da un accesso a materie prime avvantaggiate provenienti dall'Africa. Nello scenario più favorevole, basato su un prezzo del petrolio di lungo periodo di 100 dollari al barile, il target salirebbe fino a 35 euro. (riproduzione riservata)