Eni chiude il secondo trimestre 2026 con risultati in forte crescita rispetto a un anno fa, sostenuti dall'aumento della produzione, dal contributo dei business della transizione e da uno scenario favorevole delle materie prime. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni per l'esercizio, incrementando il programma di buyback da 2,8 a 3,4 miliardi di euro e anticipando il possibile stacco di un dividendo straordinario.
Nel periodo aprile-giugno l'ebit proforma adjusted è salito a 5,38 miliardi di euro, quasi raddoppiando rispetto allo stesso periodo del 2025 e segnando un progresso del 52% sul trimestre precedente. L'utile netto adjusted si è attestato a 2,3 miliardi, più che raddoppiato su base annua.
La crescita è stata trainata dall'upstream. L'ebit adjusted dell'Exploration & Production è salito a 4,77 miliardi, in aumento del 97% rispetto al secondo trimestre 2025 e del 42% sul trimestre precedente, grazie ai maggiori volumi, all'efficienza operativa e ai migliori prezzi di realizzo del greggio. La produzione di idrocarburi è cresciuta dell'11% su base omogenea, raggiungendo 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, sostenuta dall'entrata a regime dei nuovi progetti in Africa occidentale, Golfo d'America, Norvegia e Indonesia.
Positivo anche il contributo dei business della transizione. Enilive ha più che raddoppiato l'ebit adjusted a 290 milioni di euro, beneficiando del miglioramento del mercato dei biocarburanti, mentre Plenitude ha registrato un ebit di 230 milioni, in crescita del 70%, grazie anche allo sviluppo delle rinnovabili. Nel primo semestre i due business hanno generato complessivamente 1,1 miliardi di ebitda adjusted.
Torna in utile anche la raffinazione, con un ebit adjusted di 80 milioni, mentre la perdita di Versalis si è ridotta del 65% a circa 70 milioni grazie alle misure di ristrutturazione e a un contesto di mercato più favorevole.
Sul fronte finanziario, il cash flow operativo adjusted prima del capitale circolante è stato pari a 4,47 miliardi, finanziando 1,84 miliardi di investimenti organici. L'indebitamento finanziario netto è sceso a 11,3 miliardi.
Eni ha definito un accordo di partnership di lungo termine per la valorizzazione di un portafoglio upstream su base infrastrutturale. È stato sottoscritto un contratto di partnership con AC Europe II SCSp (società gestita da Ares Credit Management), che prevede un apporto di capitale di 2 miliardi di dollari da parte dello stesso con incasso atteso nel terzo trimestre. AC Europe II SCSp ha ricevuto una lettera vincolante da parte di fondi gestiti da Ares Credit Management e da Pimco che coprono l'intero importo dell'investimento. Rothschild è advisor di Ares.
Nel trimestre Eni ha distribuito agli azionisti 1,35 miliardi, comprendenti l'ultima tranche del dividendo 2025 per 790 milioni e l'avvio del buyback 2026 per 560 milioni.
Alla luce dei risultati conseguiti, il gruppo ha migliorato la guidance per il 2026. La crescita della produzione oil & gas è ora attesa intorno al 5%, rispetto al precedente obiettivo del 3-4%, mentre il cash flow operativo adjusted è previsto a 15 miliardi di euro, con capex lordi confermati a 7 miliardi e capex netti inferiori a 5 miliardi.
Sul fronte della remunerazione degli azionisti, il buyback sale a 3,4 miliardi di euro, il 20% in più rispetto alla precedente indicazione di 2,8 miliardi e oltre il doppio della previsione iniziale di 1,5 miliardi. Confermato anche il dividendo 2026 di 1,1 euro per azione, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Il gruppo valuterà inoltre a ottobre l'eventuale distribuzione di un dividendo straordinario, qualora i margini di raffinazione si mantengano su livelli significativamente superiori a quelli previsti dal piano (in caso di scenari superiori a 90 dollari il barile, o con un incremento superiore al 50% dei prezzi del gas o dei margini di raffinazione). (riproduzione riservata)