Energia, un carissimo inverno. Petroliere, assicurazioni e tutti i rincari nascosti che terranno alti i prezzi
Energia, un carissimo inverno. Petroliere, assicurazioni e tutti i rincari nascosti che terranno alti i prezzi
Il gas a 140 euro e l’elettricità a 210. Intesa Sanpaolo aggiorna le stime e fa luce sulle cause meno battute. Spostare le rotte delle navi per evitare Hormuz? Costa più che lanciare un Falcon di Space X

di Angela Zoppo 31/10/2026 17:00

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Sarà un inverno caldo, anzi caldissimo. E no, non è questione di temperature impazzite: a infiammare il clima saranno i prezzi dell’energia. Le premesse ci sono già: il 30 ottobre il gas al Ttf si è riportato sopra i 100 euro al Megawattora, livello che non si vedeva dal 2022.

Con questa fiammata si comprende ancora meglio perché Intesa Sanpaolo nella sua ultima analisi Mercati dell’energia: fra crisi geopolitiche e problemi logistici, firmata dall’economista Daniela Corsini, stia già lanciando l’allarme: nello scenario peggiore, nell’ultimo trimestre del 2026 il prezzo del gas potrebbe schizzare a 140 euro per Mwh. mentre l’elettricità potrebbe salire a 210 euro per Mwh già nello scenario centrale. Nei primi tre mesi del 2027 ci sarebbe la discesa, ma sempre su quotazioni alte: 126 euro per il gas e 175 euro per l’elettricità.

I rischi dell’inverno

«Purtroppo, gli impatti delle tensioni geopolitiche e della crisi energetica su crescita e inflazione potrebbero diventare più rilevanti nei prossimi mesi», avverte Corsini. Finora, nonostante lo shock energetico causato dalla guerra in Iran, la crescita economica mondiale ha tenuto e, nella maggior parte dei paesi, l’inflazione è stata inferiore a quanto si temeva all’inizio di marzo. A favorire questa tenuta sono stati soprattutto l’innovazione, trainata dagli investimenti nell’intelligenza artificiale che migliorano la produttività, e la diversificazione delle fonti energetiche. Gli investimenti nelle rinnovabili, nel Gnl e nello sviluppo di nuovi giacimenti petroliferi, avviati dopo la guerra in Ucraina, stanno dando i loro frutti. Ma il futuro potrebbe essere meno roseo. E anche l’Europa teme una stagione fredda durissima per milioni di famiglie.

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche, in Medio Oriente e nel conflitto fra Russia e Ucraina, rallentano il recupero dell’offerta, mentre i negoziati Stati Uniti-Iran e Mosca-Kiev restano in stallo.

Cosa sta succedendo al petrolio

La vera sorpresa è il petrolio. Da Hormuz arriva circa la metà del greggio di prima della guerra, eppure il Medio Oriente esporta ancora l’85% della media del 2025: merito degli oleodotti che aggirano lo Stretto e delle navi americane che scortano le petroliere non iraniane. Il resto l’hanno fatto Stati Uniti, Guyana e Brasile, che hanno aumentato l’offerta, i rincari che hanno frenato i consumi e le scorte a cui si è attinto. L’Energy Information Administration stima un deficit mondiale di 1,3 milioni di barili al giorno nel 2026, destinato a trasformarsi in un surplus di 4,9 milioni nel 2027. Così Intesa vede il Brent a 95 dollari al barile nell’ultimo trimestre del 2026 e a 79,5 dollari di media nel 2027. Sempre che lo scenario peggiore, 125 dollari già nell’ultimo trimestre di quest’anno, resti sulla carta.

Tutto si regge su una scommessa: che la crisi sia passeggera. «Sinora, il mercato ha percepito lo shock di offerta come temporaneo», spiega Corsini. Ma senza progressi sulla libertà di navigazione negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb «le aspettative potrebbero cambiare e lo shock potrebbe essere percepito come persistente». A quel punto salirebbero anche i prezzi dei contratti a più lunga scadenza, e con loro le pressioni su inflazione e crescita.

Le petroliere più care di un razzo in orbita

Spostare il petrolio costa una follia. Per noleggiare una petroliera dagli Stati Uniti alla Cina si spenderebbero circa 80 milioni di dollari: più dei 74 milioni di un lancio del Falcon 9 di SpaceX, secondo un confronto riportato da Bloomberg sulla base delle stime dello shipbroker Gibson. I noli sono ai record, mentre premi assicurativi e costo del lavoro sono cresciuti in modo esponenziale. Molte navi aspettano nel Golfo condizioni più sicure per attraversare Hormuz, alcune sono state danneggiate o distrutte e per superare lo Stretto si usano anche petroliere più piccole che poi trasferiscono il carico sulle superpetroliere. Anche se le tensioni si allentassero, il ritorno a prezzi più contenuti potrebbe richiedere tempo.

Il rischio maggiore è il gas

Ma è sul gas che l’Europa rischia di più. Dall’inizio della guerra il Ttf ha corso più del Brent, anche se Hormuz pesa meno sul commercio mondiale del gas che su quello del greggio. L’Europa dipende dal Gnl per circa il 40% delle proprie importazioni di gas e affronta l’inverno con depositi molto meno pieni del solito: l’estate rovente ha spinto a bruciare più gas nelle centrali, rallentando il riempimento. Al 18 ottobre gli stoccaggi dell’Unione erano al 74,6%, contro l’89,2% della media quinquennale. Germania e Paesi Bassi erano al 61 e al 65%. L’Italia ha raggiunto in anticipo l’obiettivo del 90%. E anche con un inverno vicino alla media stagionale, o appena più mite, a marzo le scorte sono destinate a raggiungere nuovi minimi stagionali.

Non aiuta il resto del quadro. Dal 2027 scatta il divieto dei contratti a lungo termine per il Gnl russo, mentre per il Qatar lo studio stima un taglio del 20% dell’export di gnl per tre-cinque anni. Per questo i future restano sopra i livelli pre-guerra almeno fino al 2030, anche se nello scenario centrale i prezzi calano: 47 euro per Mwh in media nel 2027, contro i 93,5 dello scenario peggiore.

L’Italia è più esposta

L’Italia resta esposta sul fronte dei prezzi, prendendo dall’estero il 73,9% del proprio fabbisogno energetico. Secondo lo studio, l’elettricità potrebbe restare più cara che negli altri mercati europei se il prezzo continuasse a dipendere fortemente dal gas e le rinnovabili non accelerassero. Intesa stima per il prezzo unico nazionale una media di 140 euro per Mwh nel 2027, dopo i 210 euro previsti nell’ultimo trimestre 2026. Alla pompa, il diesel resta esposto a nuovi rincari per il picco invernale della domanda europea; il carburante per aerei, invece, potrebbe aver già raggiunto una fase stabile. (riproduzione riservata)