Energia, l’Ue teme un inverno molto difficile: 50 milioni di europei non riescono a scaldare la casa
Energia, l’Ue teme un inverno molto difficile: 50 milioni di europei non riescono a scaldare la casa
Bruxelles punta a ridurre le bollette, favorendo fiscalmente l’elettricità al gas: ma la proposta divide i Paesi. Sul tavolo del Consiglio Ue anche il rilascio delle riserve petrolifere e il piano dell’Italia per salvaguardare le raffinerie europee

di Anna Di Rocco  29/10/2026 14:03

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Il prossimo inverno non sarà soltanto più freddo o più costoso. Per oltre 50 milioni di cittadini europei rischia di essere «durissimo»: un inverno in cui non potranno permettersi di riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni, stretti nella morsa dei prezzi dell’energia. È la previsione del commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, che da Lussemburgo ha lanciato un nuovo appello agli Stati membri per accelerare l’abbandono dei combustibili fossili. 

La priorità, ha spiegato il commissario, è sostenere chi è più esposto agli aumenti. «So bene che in molti Stati membri c’è la tentazione di sussidiare direttamente anche i fossili: in alcuni casi può essere necessario, soprattutto quando si stratta di gruppi vulnerabili delle nostre società». Ma gli aiuti, ha avvertito, dovranno essere «mirati e temporanei». Il sostegno non riguarda soltanto le famiglie: anche l’industria fatica a competere a causa dei prezzi elevati e il suo sostegno «è in cima alla nostra agenda». 

L’Ue rilascerà oltre 42 milioni di barili: metà sarà diesel

Il problema è che la crisi attuale rischia di aggravare una vulnerabilità strutturale. «Stiamo mancando l’obiettivo di renderci energeticamente indipendenti: siamo passati dalla dipendenza dal gas russo a quello americano», ha osservato la ministra svedese dell’Energia, Ebba Busch. Una transizione che, con le tensioni in Medio Oriente e il ruolo degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, lascia l’Europa esposta alle oscillazioni dei mercati internazionali. 

Anche per il ministro irlandese dell’Energia, Darragh O’Brien, il nodo principale è ormai quello dei prezzi, più che della disponibilità delle forniture. Le riserve europee sono solite, ha assicurato, ma le quotazioni all’ingrosso oscillano praticamente ogni giorno e potrebbero provocare «ulteriori aumenti significativi». 

Per rispondere all’emergenza, l’Unione si prepara intanto a immettere sul mercato oltre 42 milioni di barili di petrolio nell’arco dei prossimi tre mesi, nell’ambito del rilascio coordinato delle riserve strategiche concordato al G7 del 2 ottobre. Circa la metà sarà costituita da gasolio, ha annunciato il ministro francese dell'Energia, Roland Lescure. La Francia, in particolare, metterà sul mercato 10 milioni di barili di diesel nei prossimi giorni, con l’obiettivo di contribuire a ridurre i prezzi alla pompa.

Capitolo bollette: è scontro sulle tasse

Accanto alle risposte cosidette emergenziali, sul tavolo del Consiglio europeo è arrivata una proposta per ridurre gli oneri di rete e il costo delle bollette elettriche, promuovendo al tempo stesso l’elettrificazione e la digitalizzazione. Il confronto politico, finora condotto a livello tecnico, parte però in salita, soprattutto sul capitolo fiscale.

Bruxelles punta a favorire l’elettricità rispetto al gas attraverso un regime di tassazione più vantaggioso. Quasi una decina di Paesi ha sollevato obiezioni, tra cui Svezia, Finlandia, Polonia, Lettonia e Repubblica Ceca, contestando anche la base giuridica scelta dalla Commissione. «Vogliamo portare avanti questo tema», ha spiegato O’Brien, che guida i lavori per la presidenza irlandese di turno. Il ministro si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare a «un compromesso di qualche tipo», con l’obiettivo di raggiungere un’intesa politica a dicembre.

Niente obblighi climatici per le raffinerie: la proposta dell’Italia 

La crisi in Medio Oriente riporta in primo piano anche la tenuta della capacità di raffinazione europea. Italia, Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria hanno presentato un documento congiunto per chiedere alla Commissione una strategia di lungo periodo a tutela della resilienza e della competitività delle raffinerie.

I sei Paesi sottolineano che i combustibili liquidi restano essenziali per trasporti, agricoltura, aviazione, attività marittime, servizi di emergenza e difesa. Ma la disponibilità di greggio non basta a garantire quella dei prodotti raffinati: il petrolio deve essere trasformato in diesel e carburanti per l’aviazione attraverso impianti adeguati. A preoccupare sono soprattutto le chiusure delle raffinerie più piccole, che rischiano di concentrare la produzione in un numero ristretto di grandi stabilimenti. Per questo i sei governi chiedono esenzioni mirate dagli obblighi climatici per le infrastrutture a uso civile e militare e per i carburanti destinati alle esigenze di difesa e di emergenza. (riproduzione riservata)