Energia, Ue apre a nuovi margini di spesa. Giorgetti: «Proposte per famiglie e imprese». Ma Bruxelles detta le condizioni
Energia, Ue apre a nuovi margini di spesa. Giorgetti: «Proposte per famiglie e imprese». Ma Bruxelles detta le condizioni
Bruxelles apre all’estensione della clausola di salvaguardia all’energia. Per l’Italia si sbloccano circa 14 miliardi di euro che il governo vuole trasformare in sussidi. Ma Dombrovskis fissa i paletti: no a misure che aumentino la domanda di combustibili fossili

di Anna Di Rocco   03/06/2026 13:44

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Non è l’estensione integrale della clausola di salvaguardia all’energia, ma è comunque un’apertura che il governo italiano può rivendicare come un successo negoziale. La Commissione europea, come anticipato da MF-Milano Finanza, ha deciso di ampliare il perimetro della flessibilità di bilancio - inizialmente prevista solo per la difesa - consentendo agli Stati membri di utilizzare fino allo 0,3% del pil all’anno per misure energetiche nel triennio 2026-2028.

I numeri del compromesso

Nel dettaglio, il meccanismo permette all’Italia di incrementare la spesa annuale di fino dello 0,3% del prodotto interno lordo annuo (circa 7 miliardi di euro) con un limite cumulativo dello 0,6% sull’intero triennio. Ne risulta che il totale complessivo, nonché il tetto che viene fissato, è di circa 14 miliardi di euro. Un successo rivendicato in medias res dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: «Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato».  

Investimenti strutturali, non sussidi a pioggia

L’idea dell’esecutivo comunitario è quella di estendere il perimetro della National Escape Clause includendo anche il settore energetico. Tuttavia, sebbene la novità sembri offrire margini immediati per sostenere famiglie e imprese, l’orientamento di Bruxelles è ancorato a interventi strutturali e di lungo periodo.

Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha infatti chiarito che la flessibilità potrà essere utilizzata esclusivamente per «misure volte a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dei combustibili fossili». In termini pratici: i soldi potranno essere usati per investimenti nelle reti elettriche, nello sviluppo delle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.

I paletti di Bruxelles: stop al taglio delle accise

L’apertura di Bruxelles è accompagnata però da una serie di rigidi paletti. «Continuiamo ad insistere sul fatto che le misure per sostenere famiglie e aziende devono essere temporanee e mirate e non dovrebbero aumentare la domanda aggregata per combustibili fossili», ha sottolineato Dombrovskis durante la conferenza stampa.

Il messaggio all’Italia è diretto, in particolare sul fronte del taglio delle accise (la cui scadenza è fissata per sabato 6 giugno): «Questa flessibilità non riguarda misure di sostegno che sovvenzionano l’uso dei combustibili fossili, come riduzioni delle accise non mirate». Dietro, una logica macroecnomica rigorosa: «Il problema che affrontiamo è uno shock dal lato dell’offerta. Non si può affrontarlo stimolando la domanda, altrimenti i prezzi resterebbero alti per tutti».

La posizione del Mef: tutelare imprese e famiglie

Il governo italiano attende ora i dettagli operativi per muovere le proprie pedine. «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo», ha spiegato Giorgetti, «il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie». Una valutazione complessiva che «dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana». (riproduzione riservata)