Il rally in borsa dell’oil & gas non è finito: per Barclays, titoli come Eni, Bp, Galp, Shell, TotalEnergies e Repsol hanno ancora un potenziale upside a due cifre. La banca d’affari invita però a essere più selettivi: la nuova fase, scrivono gli analisti, si giocherà più sulla scelta dei singoli titoli che sull’esposizione generalizzata al comparto se si vuole costruire un portafoglio antishock. A spingere la crescita è un terzo trimestre che si annuncia ancora molto forte. Barclays stima per le compagnie energetiche europee utili in crescita di circa il 115% rispetto a un anno fa, vicini complessivamente a 35 miliardi di dollari, e circa 45 miliardi di free cash flow sottostante, il livello stagionale più alto dal terzo trimestre 2022.
A trainare sono soprattutto il gas europeo e la raffinazione: nel trimestre il margine di raffinazione nord-europeo ha raggiunto circa 40 dollari al barile, un livello senza precedenti nella serie storica della banca, che risale almeno al 1990.
Barclays ritiene inoltre che le condizioni favorevoli possano durare più di quanto previsto finora. Per il 2027 ha alzato la stima sul Brent da 80 a 95 dollari al barile e quella sul gas europeo Ttf, visto in aumento del 56% (scenario che premia anche alcuni titoli italiani). Ma la revisione più evidente riguarda la raffinazione: il margine nord-europeo atteso per il prossimo anno passa da 4,5 a 20,7 dollari al barile. A sostenerlo contribuiscono le interruzioni delle esportazioni di prodotti dal Medio Oriente, i problemi delle raffinerie russe, i limiti cinesi all’export e le basse scorte di distillati negli Stati Uniti.
Per Eni questo scenario si traduce in una decisa revisione delle stime. Barclays porta l’eps 2026 a 2,96 euro, il 14% in più rispetto alla precedente previsione della banca, e quello del 2027 a 3,63 euro, con un rialzo del 34%. Per il terzo trimestre, i cui conti saranno pubblicati il 23 ottobre, gli analisti stimano un utile netto di 2,64 miliardi, il 13% sopra il consensus Bloomberg di 2,34 miliardi e più che raddoppiato (+112%) rispetto a un anno prima. Il risultato operativo dovrebbe attestarsi intorno a 3,9 miliardi, in aumento di circa il 13% sul trimestre e di quasi il 90% su base annua. Raffinazione, biocarburanti ed Enilive dovrebbero più che compensare la debolezza della chimica.
Il giudizio positivo non poggia soltanto sul momento favorevole delle commodity. Barclays sottolinea per Eni una crescita dell’upstream superiore a quella delle altre società europee a maggiore capitalizzazione, il forte miglioramento del business gas e lo sviluppo dei biocarburanti. Insieme a TotalEnergies, Eni presenta inoltre la maggiore durata delle riserve tra i gruppi europei analizzati, un elemento destinato secondo la banca a tornare al centro delle valutazioni degli investitori.
La generazione di cassa lascia intanto spazio alla remunerazione degli azionisti, con un buyback per 3,4 miliardi di euro nel 2026 e 2 miliardi nel 2027. Il cash dividend è indicato rispettivamente a 4 e 3,3 miliardi. Sul fronte finanziario, gli 1,7 miliardi di incassi legati agli asset upstream da Ares, attesi nel quarto trimestre, dovrebbero contribuire a portare il rapporto tra debito netto e capitale verso il 10% a fine anno, secondo la definizione Eni che esclude i leasing. Da ricordare che Eni ha in serbo anche un dividendo straordinario antro la fine dell’anno (qui tutti i parametri per calcolarlo).
In un contesto favorevole ai rialzi da caro-barile, tra le altre major è Shell che offre secondo Barclays il maggiore potenziale. Il target price sale da 47 a 49,50 sterline, il 38% sopra il prezzo preso a riferimento nel report. Per il terzo trimestre la banca stima un utile netto di 10,35 miliardi di dollari, il 20% sopra il consensus Bloomberg di 8,63 miliardi. Barclays considera inoltre Shell un importante generatore di cassa e vede spazio per un aumento delle distribuzioni agli azionisti. Per TotalEnergies il prezzo obiettivo sale invece da 95 a 100 euro, con un upside del 28%. L’utile netto del trimestre è stimato a 8,08 miliardi di dollari, +103% su base annua e il 13% sopra il consensus.
Il grande beneficiario dello scenario sulla raffinazione è invece Repsol. Barclays alza il target del 19%, da 32 a 38 euro, lasciando un potenziale rialzo del 28%. Le proprie stime sull’eps vengono aumentate del 52% per il 2026 e dell’86% per il 2027. Nel terzo trimestre l’utile netto è previsto a 2,45 miliardi di euro, +226% rispetto a un anno prima, mentre l’ebit della divisione industriale dovrebbe crescere del 50% sul trimestre e risultare 6,1 volte quello dello stesso periodo del 2025.
La selezione si allarga agli altri titoli. Per Bp i dati Barclays sono: target price 700 pence da 685, con upside del 27%; inoltre Barclays ha rivisto al rialzo le stime di eps del 19% per il 2026 e del 47% per il 2027. Per il terzo trimestre stima un utile netto di 5,464 miliardi di dollari, 8% sopra il consensus Bloomberg di 5,039 miliardi. Per Galp il target sale da 26 a 28 euro, con un upside del 24%, mentre su Neste Barclays porta il prezzo obiettivo da 35 a 40 euro, con un potenziale del 25%. Più cauta la valutazione su Omv ed Equinor: i target, rispettivamente di 68 euro e 380 corone norvegesi, risultano entrambi circa il 5% sotto le quotazioni prese a riferimento nel report. All’estremo opposto c’è Harbour Energy: Barclays porta il target da 420 a 460 pence, con un potenziale rialzo del 76%, sostenuto in particolare dall’esposizione del gruppo al gas. (riproduzione riservata)