Il piano nazionale di emergenza energetica esiste, è in fase di aggiornamento e sarà presto pronto per essere attivato. Ma soprattutto, considera anche lo scenario peggiore: quello del «buio» A dirlo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ritorna su uno strumento riesumato su indicazione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e di cui il ministro aveva già parlato nell’intervista a MF-Milano Finanza del 3 aprile.
Intervenendo all’evento «Energia per competere», il ministro ha spiegato che il piano è costruito «a scalare», con livelli progressivi di intervento: dalle prime misure di contenimento dei consumi fino alle ipotesi più estreme. «È uno strumento che parte da alcune limitazioni a seconda del grado di difficoltà per arrivare fino al buio», ha detto, auspicando però che non si debba mai arrivare al suo utilizzo.
Il ritorno del piano si inserisce in un contesto internazionale ancora fragile sul fronte delle forniture. Non a caso, l’Italia ha già contribuito alle misure coordinate a livello globale: nelle scorse settimane sono stati rilasciati 10 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche nazionali, pari al 10-12% dello stoccaggio medio. L’intervento rientra nell’azione collettiva promossa dall’Aie, che complessivamente ha mobilitato 400 milioni di barili.
Secondo Pichetto, non esiste un rischio sistemico immediato, ma persistono criticità lungo alcune filiere. È il caso del trasporto aereo, dove le tensioni derivano non tanto dalla disponibilità di greggio quanto dalla capacità di raffinazione di specifici prodotti, concentrata in pochi impianti, in particolare nell’area del Golfo Persico.
Sul fronte del gas, invece, il quadro appare più rassicurante. Gli stoccaggi italiani sono attualmente al 43%, il livello più alto in Europa in questa fase, e le aste per il riempimento in vista dell’inverno stanno dando segnali positivi. L’obiettivo europeo dell’80% viene considerato alla portata, con la possibilità di spingersi fino al 90%. «Non sono preoccupato nel modo più assoluto», ha sottolineato il ministro.
Resta però aperto il dossier politico sulle misure straordinarie per contenere il caro energia. In particolare, il tema di un eventuale contributo sugli extraprofitti delle società energetiche viene esplicitamente rinviato al livello comunitario. «È un ragionamento che va fatto a livello europeo, quindi sia l’eventuale intervento sia la modalità sono una scelta europea: a livello nazionale non avrebbe effetti», ha chiarito Pichetto, facendo riferimento anche alla lettera inviata da cinque Paesi alla Commissione.
Intanto con Bruxelles è in corso il confronto sul decreto bollette. I negoziati, secondo il ministro, procedono «abbastanza bene», con un lavoro di chiarimento «punto per punto» tra governo italiano e Commissione europea. (riproduzione riservata)