Guerra & energia: Enel e Iberdrola i titoli più resilienti secondo Scope Ratings
Guerra & energia: Enel e Iberdrola i titoli più resilienti secondo Scope Ratings
Per l’agenzia di rating europea i due gruppi sono in grado di assorbire gli shock del mercato grazie all’allocazione di maggiori capitali verso reti regolamentate ed energie rinnovabili

di Angela Zoppo 10/03/2026 16:00

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Enel e Iberdrola sono tra i titoli meglio attrezzati per resistere alle pressioni del mercato energetico, innescate dalla guerra tra Usa, Israele e Iran. A sostenerlo è Scope Ratings, sulla base di alcune caratteristiche e strategie comuni al gruppo italiano e al suo competitor spagnolo.«L’ultimo shock in Medio Oriente ha rafforzato la direzione strategica che sia Enel che Iberdrola avevano già intrapreso, che prevede l’allocazione di maggiori capitali alle reti regolamentate e alle energie rinnovabili», spiega Marco Romeo, associate director Corporate Ratings di Scope Ratings, a MF-Milano Finanza. «Di conseguenza, la loro vulnerabilità diretta alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime rimane bassa».

«Gli utili», prosegue Romeo, «sono ammortizzati dall'elevata quota di flussi di cassa regolamentati/contrattualizzati (ad esempio, Iberdrola ha già venduto il 100% del proprio output del 2026 tramite contratti a lungo termine/regolamentati) e dal progressivo allontanamento dalle fonti termiche. I punti di pressione a breve termine saranno probabilmente la capex inflation, il premio di rischio e i costi di finanziamento, nonché la tensione nella supply chain e i ritardi nelle autorizzazioni che aumentano il rischio di esecuzione e le tempistiche. Ciononostante, la forte liquidità e i solidi dati di bilancio, insieme alla crescita del Rab nelle reti, sostengono la resilienza, rendendo probabile che le forze al rialzo (prezzi) e al ribasso (costi/esecuzione) si compensino ampiamente a livello di rating, ipotizzando che non vi siano interruzioni prolungate o più gravi».

A Enel e Iberdrola, Scope Ratings ha dedicato un nuovo report pubblicato il 10 marzo dopo quello sulle utility che reggeranno meglio l’aumento degli investimenti. L’assunto è che sicurezza energetica e aumento della domanda di elettricità continuano a mobilitare ingenti capex nonostante il greenlash, ovvero  la spinta politica a rallentare le misure per la transizione energetica. Enel e Iberdrola, infatti, mostrano che «le utility integrate europee rimangono impegnate nelle energie rinnovabili anche se lo slancio politico e normativo rallenta, con un aumento dell'urgenza degli investimenti per migliorare la sicurezza energetica e soddisfare la domanda crescente». 

I numeri e le stime di mercato

«Il nuovo shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente ha riportato al centro la vulnerabilità dell’Europa alle importazioni di gas, una fragilità già emersa con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. In questo contesto, rafforzare reti elettriche e capacità rinnovabile diventa una priorità strategica per i grandi gruppi del settore», sottolineano gli analisti.

La spinta agli investimenti è sostenuta anche dalla crescita della domanda elettrica. Secondo le stime citate nel report, i consumi globali di elettricità sono destinati ad aumentare di circa 1,4 volte tra il 2024 e il 2035, trainati da mobilità elettrica, data center e intelligenza artificiale, elettrificazione industriale e automazione domestica. In Europa la domanda è attesa crescere di almeno il 50% entro il 2035, soprattutto per effetto dello sviluppo dei veicoli elettrici e delle pompe di calore.

Il confronto Enel-Iberdrola e cosa fanno le altre utility

In questo scenario Enel e Iberdrola guidano la nuova fase di investimenti nel settore elettrico europeo. Il gruppo italiano prevede 53 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2026-2028, con oltre 26 miliardi destinati alle reti elettriche, circa 20 alle rinnovabili e altri 6 ad altre attività. L’espansione delle infrastrutture regolamentate dovrebbe portare la base di asset regolati (Rab) a crescere del 22% fino a circa 58 miliardi di euro entro il 2028.

Anche Iberdrola ha varato un piano di dimensioni analoghe: 58 miliardi di euro di investimenti tra il 2025 e il 2028, con circa 37 miliardi destinati alle reti e circa 21 miliardi alle rinnovabili e ai clienti. Il gruppo spagnolo punta a rafforzare il peso delle attività regolamentate, con una Rab prevista in crescita del 40% fino a circa 70 miliardi di euro entro il 2028.

Secondo Scope Ratings, l’aumento degli investimenti non rappresenta un rischio rilevante per il profilo di credito delle due società. Per Enel il rapporto debito netto su ebitda è atteso passare da circa 2,5 volte nel 2025 a circa 3 volte entro il 2028, mentre Iberdrola punta a mantenere il proprio rating investment grade (BBB+ / Baa1) grazie a flussi di cassa operativi, partnership e rotazione degli asset.

Accanto ai due gruppi leader, anche altre utility europee stanno rafforzando i piani di investimento: Enbw prevede circa 26 miliardi di euro, Rwe 35 miliardi, Edp circa 12 miliardi. Di contro, Uniper si ferma a 5 miliardi. Nel complesso, conclude Scope, l’aumento della quota di ricavi regolati e contrattualizzati rende più stabile il profilo industriale delle utility europee anche in presenza di capex elevato. (riproduzione riservata)