Energia e guerra, ecco perché le utility europee sono più resistenti agli shock
Energia e guerra, ecco perché le utility europee sono più resistenti agli shock
L’analisi di Intesa Sanpaolo dopo oltre due mesi dallo scoppio del conflitto Usa-Iran: il giudizio è moderatamente positivo, il settore si conferma difensivo e può offrire opportunità interessanti. Attesa crescita degli utili nel 2026-27.

di Angela Zoppo 05/05/2026 20:00

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Dopo più di due mesi dallo scoppio del conflitto Usa-Iran, il settore utility dell’Eurozona non solo tiene, ma può continuare a crescere. L’ultimo report di Intesa Sanpaolo attribuisce un giudizio “moderatamente positivo” su un comparto che nell’ultimo anno ha sovraperformato il mercato di riferimento, mettendo a segno un +32,35%. Il dato si accompagna a un dividend yield medio del 3,82%, elemento che continua a sostenere l’attrattività delle utility anche in un contesto di volatilità, e ne esalta le caratteristiche difensive.

L’indice di settore si attesta a 577,82, con una capitalizzazione complessiva di 444 miliardi di euro e un massimo a 12 mesi raggiunto il 10 aprile scorso a 595,21 dal minimo di 428,71 di maggio 2025, segno di un percorso complessivamente orientato al rialzo. La tendenza si è mantenuta con il +11% degli ultimi tre mesi e il +4,65% nell’ultimo mese, incrementi ottenuti in un contesto macro ancora incerto, segnato dalle tensioni in Medio Oriente e da mercati energetici volatili.

Le due facce della medaglia

Il settore, osservano però gli analisti di Intesa Sanpaolo, «presenta sia punti di forza che criticità». L’aumento dei prezzi dell’energia elettrica legato ai rialzi di petrolio e gas non ha effetti uniformi: favorisce i gruppi più esposti alla generazione, grazie a prezzi di vendita più elevati, ma aumenta la volatilità dei costi per le società con maggiore esposizione ai combustibili fossili. Questa distinzione resta centrale nelle scelte di allocazione dei capitali.

Una buona notizia, quasi una sorpresa, arriva dal fronte della sicurezza energetica: il quadro appare più solido rispetto al 2022, quando il calo dei flussi russi (pari a circa il 40% delle forniture) aveva generato maggiori tensioni. Oggi, invece, sottolineano gli analisti, le utility europee risultano meglio posizionate per assorbire eventuali shock, grazie a un mix di approvvigionamenti più diversificato che include Norvegia, Stati Uniti e Nord Africa. Resta tuttavia una vulnerabilità strutturale: l’Europa dipende ancora dall’estero per il 56–58% del proprio fabbisogno energetico e il gas naturale continua a determinare il prezzo marginale dell’elettricità in molti mercati, amplificando la trasmissione degli shock.

I rischi da calcolare

I rischi restano numerosi. L’elevato indebitamento, ricorda il report, espone il settore ai rialzi dei tassi, mentre possibili interventi pubblici sui prezzi introducono incertezza sulla dinamica dei ricavi. Particolarmente rilevante è considerato il rischio di disallineamento tra costi di approvvigionamento e prezzi di vendita: in presenza di contratti a prezzo fisso, le società possono subire perdite quando il costo del gas supera i livelli contrattualizzati. A questo si aggiungono il rischio regolatorio e quello legato alla transizione energetica, che richiede investimenti ingenti con ritorni non immediati.

Il consenso prevede comunque una crescita degli utili 2026–2027 in miglioramento rispetto al 2025, «nella parte alta della singola cifra», quindi tra il 6 e il 9%. Le valutazioni restano però tirate: i multipli si collocano a premio rispetto alla media storica e al benchmark europeo, con un rapporto prezzo/utili di 17,3 nel 2026 e 16,1 nel 2027. In altri termini, parte delle aspettative è già incorporata nei prezzi, con il rischio di una maggiore volatilità.

La conclusione resta prudente, con la precisazione che le opportunità più interessanti si concentrano nel medio-lungo termine, in particolare per gli operatori più efficienti e orientati alle rinnovabili. «Alla luce delle considerazioni di cui sopra confermiamo il giudizio “moderatamente positivo” sul comparto, anche se gli elevati livelli raggiunti dalle quotazioni potrebbero aumentarne la volatilità», concludono gli analisti.

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