Enel top performer tra le utility europee: AlphaValue prevede +25% nel 2026
Enel top performer tra le utility europee: AlphaValue prevede +25% nel 2026
Enel la migliore (+34,7% nel 2025) grazie al riassetto guidato dal ceo Flavio Cattaneo. I dividendi e il buyback rafforzano il ritorno sul capitale, mentre il focus sulle reti regolamentate garantisce stabilità. Raggiungerà i multipli di Iberdrola?

di Francesca Gerosa 02/01/2026 11:35

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Da ottobre del 2024 Enel è tra i migliori performer nel settore europeo delle utility. Questa performance brillante, ha spiegato AlphaValue in un report, riflette il riassetto strategico del colosso energetico seguito alla nomina del ceoFlavio Cattaneo, nell’aprile del 2023, incaricato di eseguire una ristrutturazione su larga scala.

Il piano, infatti, prevedeva 21 miliardi di euro di dismissioni di asset tra il 2023 e il 2025, con l’obiettivo di rafforzare la presenza del gruppo su sei Paesi chiave dove può sfruttare il suo modello integrato: Italia, Spagna, Brasile, Cile, Colombia e Stati Uniti. Il piano ora è stato completato.

Il riassetto strategico di Enel e la riduzione del debito

Sebbene sia difficile ricostruire con precisione l’intero ammontare delle dismissioni, data l’assenza di una cifra consolidata unica che ne confermi la piena esecuzione, ha indicato AlphaValue, l’impatto sulla leva finanziaria della società è stato chiaro: il debito netto è sceso di 11,5 miliardi di euro tra il 2023 e il 2025, di cui 8,4 miliardi nel 2024, permettendo a Enel di ridurre la leva dalle 4,8 volte di fine 2022 a 3,4 a fine 2024 (secondo le metriche S&P contro, rispettivamente, le 3,1x e 2,4x riportate da Enel).

Questo rafforzamento del bilancio ha già consentito a Enel di tornare a operazioni di m&a, con l’acquisizione da 1 miliardo di euro di 626 MW di asset idroelettrici da Acciona, chiusa nel primo semestre del 2025, e l’acquisto di oltre 1 GW di asset rinnovabili in Australia nello stesso anno, attraverso una joint venture guidata da Enel per un importo non divulgato.

Il mercato, a questo punto, cercava ritorni sul capitale e sono arrivati. Al Capital Markets Day di novembre del 2024, ha ricordato AlphaValue, il gruppo ha annunciato un nuovo dividendo minimo («floor») di 0,46 euro per azione, in aumento dai precedenti 0,43 euro, con un ulteriore potenziale di crescita tramite un payout fino al 70% dell’utile netto ordinario del gruppo.

«Sebbene inizialmente visto come insufficiente da alcuni investitori, ha comunque inviato un segnale chiaro sulla capacità distributiva in aumento di Enel, «passo dopo passo», come dichiarato dal ceo Cattaneo», ha continuato AlphaValue che a valere sul bilancio 2025, a fronte di un utile netto di quasi 7 miliardi di euro 86,948 miliardi), si aspetta un dividendo di 0,48 euro per azione (rendimento del 6,20%) e di 0,49 euro per azione nel 2026 (utile di 7,264 miliardi).

Dividendi e buyback: il ritorno sul capitale

Ma il vero catalizzatore è arrivato dopo. Il 22 maggio del 2025, gli azionisti di Enel hanno approvato il riacquisto di azioni proprie (buyback) fino a 3,5 miliardi di euro, concedendo al cda flessibilità nel lanciare riacquisti di azioni. Successivamente, il 31 luglio, il board di Enel ha lanciato la prima tranche fino a 1 miliardo di euro, dal 1° agosto al 31 dicembre del 2025.

Per altro, ha notato AlphaValue, la controllata spagnola Endesa (70,1% di proprietà di Enel) aveva già annunciato ad aprile un programma di riacquisto totale di azioni proprie fino a 2 miliardi entro la fine del 2027, con una prima tranche di 500 milioni lanciata a fine aprile. «Ci troviamo, quindi, con un gruppo completamente ristrutturato, con distribuzioni più elevate e un piano strategico 2025-2027 focalizzato sulle reti, che rappresentano il 60% dei 43 miliardi di euro di capex lordi: un pacchetto completo per soddisfare gli investitori», ha detto AlphaValue.

Reti: asset regolamentati e prevedibili…fino a un certo punto

Le reti di distribuzione elettrica regolamentate, con rendimenti prevedibili e Roe (redditività del capitale proprio) stabili, sono state molto ricercate dagli investitori dal 2023, soprattutto dopo la crisi delle rinnovabili, in cui le promesse di crescita e ritorni si sono rivelate deludenti a causa di un modello di business intrinsecamente rischioso.

Enel Grids gestisce una Rab (il valore degli asset riconosciuti dal regolatore) di 45 miliardi di euro distribuita tra reti di distribuzione in Italia, Spagna tramite Endesa, Brasile, Cile, Colombia e Usa. Sebbene queste reti offrano generalmente tariffe regolamentate e Roe stabili per ciascun periodo regolatorio, i reset tariffari introducono inevitabilmente incertezze sul calcolo della Rab, sul riconoscimento dei costi, sull’indicizzazione annuale all’inflazione e sui meccanismi incentivanti, ha osservato AlphaValue.

Il contesto regolatorio italiano e le concessioni

In Italia, che rappresenta il 50% dell’ebitda di Enel Grids, il periodo regolatorio corrente va dal 2024 al 2027 sotto l’Arera (l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) con tariffe, riconoscimento della Rab e ricavi consentiti completamente definiti. Il periodo successivo, 2028-2031, vedrà le tariffe finali probabilmente fissate a fine 2026. Il rischio regolatorio rimane, poiché i reset tariffari comportano la consueta negoziazione tra operatori e regolatore, creando incertezza sui ritorni consentiti e sul riconoscimento dei capex.

A differenza della Germania, dove gli operatori di rete sono monopoli autorizzati, la distribuzione di elettricità e gas in Italia opera sotto un modello di concessione, simile a Snam (è coperta da AlphaValue con un rating reduce e un taget price a 5,74 euro) e Terna (non è coperta dal broker) a livello nazionale, «rendendo questi asset, a nostro avviso, ancora più difensivi e praticamente immuni a perdite», ha precisato AlphaValue.

Le concessioni di distribuzione elettrica di Enel in Italia sono attualmente valide fino al 31 dicembre 2030 secondo il Decreto Bersani del 1999. Per legge, le gare dovrebbero essere lanciate almeno cinque anni prima della scadenza, quindi entro fine 2025. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un meccanismo che consente ai titolari attuali di estendere le concessioni oltre il 2030, potenzialmente fino a 20 anni, in cambio della presentazione di piani straordinari di investimento a lungo termine. 

Alla fine del 2025 non sono state lanciate gare pubbliche per le concessioni post 2030, «quindi Enel probabilmente manterrà la propria presenza nel prossimo decennio senza minacce competitive immediate, anche se il processo di rinnovo resta da monitorare, pur considerando il rischio limitato di perdita degli asset dato il track record e la scala del colosso italiano», ha assicurato AlphaValue.

La valutazione del titolo e i margini per un re-rating

Dal punto di vista della valutazione, nonostante un guadagno del 34,7% nel 2025, il titolo Enel in borsa continua a essere scambiato con uno sconto rispetto al settore: p/e di 12 volte ed ev/ebitda superiore a 7 rispetto alle medie del settore di 14,9 e 9,9 volte. Tanto che AlphaValue ha un target price a 11,2 euro, il 25% in più rispetto alla quotazione attuale in borsa.

«Questo lascia margini per un possibile re-rating, anche se il gruppo difficilmente raggiungerà i multipli di Iberdrola, p/e di 18,5 ed ev/ebitda di 12,1, per l’esposizione limitata al mercato americano, dove i prezzi dell’elettricità e i contratti di fornitura di energia crescono rapidamente, e al segmento delle reti britanniche, probabilmente il più interessante in Europa. Va, infine, notato che il rischio sovrano italiano (lo spread Btp/Bund si è ristretto di 50 punti base nel 2025, ai minimi dal 2009, ndr), ha recentemente rappresentato un ostacolo minore, offrendo un supporto meritato alla valutazione». (riproduzione riservata)