Morgan Stanley vede il Capital Markets Day di Enel del 23 febbraio come un punto di svolta per catapultare il titolo nel dibattito sulla crescita di qualità con un cagr dell’utile per azione «mid single digit» e un rendimento totale per gli azionisti dell’11%.
«Ammettiamo che le indicazioni arrivate dal Capital Markets Day siano state decisamente migliori di quanto credessimo possibile per la società», sottolinea Robert Pulleyn, analista di Morgan Stanley. In particolare, spiega, «non ci aspettavamo un rilancio della storia di crescita delle rinnovabili in questo momento come parte di una ristrutturazione del bilancio. A nostro avviso, il cambio di strategia di Enel sull’allocazione del capitale nelle rinnovabili va interpretato nel contesto più ampio dell’evoluzione della politica energetica italiana in vista delle elezioni».
Sebbene l’attenzione del mercato sia stata principalmente sul Decreto Energia italiano e sul rischio legato al mercato europeo delle emissioni di CO2, Pulleyn apprezza la rinnovata disponibilità del colosso energetico guidato da Flavio Cattaneo a partecipare in modo più completo agli investimenti nella transizione energetica. Inoltre, alla luce dei recenti eventi in Medio Oriente, si aspetta un riemergere della questione della sicurezza energetica che potrebbe sostenere ulteriormente le storie legate alle rinnovabili.
Con Enel che ha sottoperformato il settore delle utility di 620 punti base da inizio anno, «ora riteniamo che la valutazione, guardando all’utile per azione (eps), sia conveniente a 13 volte il p/e 2027, con uno sconto del 14% rispetto ai competitor, e con un cagr dell’eps nel periodo 2025-2030 stimato del +5% (+6% la stima di Enel) più un rendimento medio dei dividendi del 5,9%», nota l’esperto di Morgan Stanley.
Con un rendimento totale per gli azionisti dell’11% e multipli inferiori rispetto ai peer, «non ci aspettiamo che il titolo sottoperformi da qui in avanti» e il rating sull’azione sale da underweight (sottopesare in portafoglio) a equal-weight e il prezzo obiettivo da 8,80 a 10 euro (-0,60% a 9,405 euro in chiusura il 6 marzo in borsa) dopo aver incrementato le previsioni di eps per il periodo 2028-2030 del 7-16%.
Nello scenario «toro» (crescita più elevata per le reti e per le rinnovabili e multipli ev/ebitda più alti per il settore termoelettrico italiano) il target price può salire a 11,50 euro. Non è ancora un buy in quanto «continuiamo a considerare i driver di crescita degli utili di Enel di qualità più bassa rispetto a quella dei competitor, con una quota minore di reti elettriche regolamentate e/o rinnovabili contrattualizzate e più utili derivanti dalla vendita di energia», motiva Pulleyn.
Inoltre, persistono alcuni rischi nel rispettare gli obiettivi del gruppo, anche se oltre il 2026. In particolare, aggiunge l’analista, «siamo cauti riguardo alle indicazioni della controllata spagnola Endesa per quanto riguarda gli utili derivanti dalla vendita di energia, più alti di quanto da noi previsto».
Infine, l’esperto vede rischi nell’implementare la crescita delle rinnovabili se basata su operazioni di M&A. Vi è anche un rischio più ampio legato all’Italia, data la dipendenza italiana dalle importazioni di gas naturale liquefatto e la sensibilità inversa di Enel ai rendimenti dei Btp e allo spread Btp-Bund.
Ma su questo punto Pulleyn chiarisce subito: i rischi legati al gas naturale europeo (+3% a 52,20 euro a megawattora) sono sopravvalutati nel caso di Enel. «Ci hanno posto parecchie domande sul rischio di fornitura di gas di Enel, dato che gestisce 3 miliardi di metri cubi di volumi retail italiani. Tuttavia, riteniamo queste preoccupazioni infondate: Enel non ha un’esposizione al gas naturale liquefatto verso il Qatar o gli Emirati Arabi Uniti. Infatti, riceve gas principalmente dall’Algeria e ha menzionato anche l’Azerbaigian, coprendo la maggior parte dei volumi».
Non è chiaro se o come Enel procuri carichi di Gnl da altre fonti, direttamente o tramite intermediari, rappresentando un rischio residuo di controparte. Ciò differenzia la situazione dal 2022, quando le utility europee subirono costi per carenze di volumi legati a contratti diretti per il gas russo. Senza un’esposizione al gas di Qatar o UAE, «l’impatto diretto su Enel di eventuali interruzioni di fornitura o variazioni di prezzo appare limitato».
Inoltre, il business del gas per Enel Italia è relativamente modesto, stimato in 160 milioni di euro (il 2% dell’utile netto). «Anche nello scenario improbabile di dover colmare metà dei volumi esposti, i prezzi PSV (il costo all’ingrosso del gas in Italia) potrebbero comportare un costo aggiuntivo di 230 milioni, il 3% dell’utile netto», calcola l’esperto di Morgan Stanley.
Nel 2022 Enel ha affrontato difficoltà specifiche legate all’overhedging dei volumi retail italiani quando le condizioni idroelettriche deludenti e i prezzi di gas/energia in aumento a causa della crisi russa e dei guasti nucleari francesi hanno impattato il mercato. «Attualmente», conclude Pulleyn, «non prevediamo una combinazione simile di eventi negativi e rileviamo una strategia di copertura più cauta da parte del gruppo». (riproduzione riservata)