Enel giramondo, ecco perché l’Italia pesa sempre meno sui conti
Enel giramondo, ecco perché l’Italia pesa sempre meno sui conti
Il gruppo ormai fa più utili all’estero, in particolare tra Nord e Sud America. Ben il 54% dell’ebitda arriva da fuori confine. Trend che si confermerà sui conti dei nove mesi. E le banche d’affari apprezzano

di di Angela Zoppo 25/09/2026 22:00

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La prima notizia arriva dagli Stati Uniti: Enel ha riportato alla redditività la controllata Enel North America, tornata a una generazione di cassa positiva dopo aver bruciato a lungo liquidità per 900 milioni di dollari l’anno. Aver completato il turnaround le ha consentito di perfezionare in scioltezza un’acquisizione di impianti solari da oltre 800 Megawatt, per un corrispettivo di 780 milioni di dollari.

La seconda, invece, proviene dal Sud America, ed esattamente dal Cile, dove attraverso la sussidiaria Enel Green Power Chile il gruppo sta realizzando il progetto Valle del Sol Bess. Una volta completato, avrà una capacità installata di 186 megawatt.

Le prime 74 batterie che faranno parte del sistema di accumulo sono appena arrivate, portando a circa il 60% dell’avanzamento complessivo dei lavori. Ma la notizia sta nella tecnologia che rende unico il progetto: si chiama Grid Forming e consentirà all’impianto di operare in modo simile ai generatori elettrici tradizionali. Altre novità sono arrivate sempre in questi giorni dalla Spagna e dell’Australia. Nel primo caso la controllata Endesa ha attivato a tempo record il repowering di un parco eolico dove 40 aerogeneratori verranno sostituiti con quattro di nuova generazione, raddoppiando la produzione. Nel secondo, Enel ha inaugurato il più grande parco eolico australiano, doppiando un primato raggiunto anche in Sud Africa.

La crescita di Enel nei mercati esteri

Questo rapido giro del mondo in quattro annunci rafforza un trend che ormai è chiaro a chi segue i conti del gruppo guidato dall’ad Flavio Cattaneo. Mentre in Italia i margini continuano a contrarsi, il peso delle attività estere si rafforza. Ormai oltre la metà dei ricavi e ben il 54% dell’ebitda arrivano da fuori confine, come ha dimostrato anche l’ultima semestrale sulla quale si è fatto sentire l’impatto del decreto taglia-bollette, che ha pesato per ben 1,2 miliardi di euro sui numeri. A una lettura superficiale può sembrare un paradosso, ma è un dato di fatto: la flessione dei margini in Italia si deve proprio alle attività di vendita di energia, «per effetto della riduzione dei prezzi medi applicati alla clientela residenziale e piccole e medie imprese con offerte a prezzo bloccato, e di generazione».

In Spagna, nonostante il prezzo medio del mercato elettrico all’ingrosso sia sceso dell’8% a 73 euro/Megavattora, il gruppo ha riportato invece un utile netto in aumento del 41% e alzato le stime per il 2026.

La stessa tendenza, è convinzione degli analisti, si ripeterà nei numeri del terzo trimestre 2026, che saranno pubblicati il 12 novembre e andranno ancora a trazione estera.

Target price e opinioni degli analisti sul titolo Enel

La strategia di un Enel che guarda sempre più fuori dall’Italia, concentrandosi sulle economie solide dei Paesi Tier-1 e uscendo dalle aree meno core (come l’India), convince anche il mercato. Al momento, stando ai giudizi aggiornati a metà settembre, circa la metà degli analisti che seguono il titolo ha un giudizio buy, e il target price medio è salito a 10,4 euro ad azione, spinto dai recenti incrementi di target price di Intesa (che lo ha alzato a 10,9 euro dai precedenti 10,7) e Hsbc (10,4 da 10,2 euro). Come colpo d’occhio generale, nella parte alta della forchetta si collocano anche Kepler Cheuvreux e Barclays con 11, Intesa Sanpaolo con 10,9, Ubs con 10,65 e Jefferies con 10,6 euro.

Nonostante qualche battuta d’arresto in borsa, la seduta di venerdì 25 settembre si è chiusa con un leggero rialzo dell’1% che ha riportato il titolo sopra gli 8,9 euro. Bernstein, pur avendo appena confermato il giudizio neutral sul titolo, mantiene il prezzo obiettivo 9.8 euro .

Per Equita il titolo del gruppo può spingersi fino a 11,1 euro. La banca d’affari ha ribadito il suo buy rafforzato dal prezzo obiettivo il 9 settembre, quando Enel ha dato il via al più grande parco eolico del Sud Africa (336 Megawatt), operazione «considerata positiva per il profilo di crescita anche se in linea con l’evoluzione del piano industriale».

Morgan Stanley è intervenuta su Enel Chile. A settembre la banca ha confermato il giudizio overweight sulla controllata cilena, mantenendo il target sulle azioni locali a 85 pesos e portando quello sull’Adr a 4,6 dollari da 4,7. Dopo l’aggiornamento delle ipotesi macroeconomiche e delle valutazioni, Morgan Stanley ha ridotto di circa il 3% in media le stime sull’ebitda 2026-2028, ma contemporaneamente alzato di circa il 4% quelle sull’utile per azione.

Il confronto con il mercato continua: il 23 e 24 settembre la società ha partecipato alla Credicorp Investor Conference, mentre il 29 settembre sarà alla Btg Latam Ceo Conference di New York. (riproduzione riservata)