Le elezioni di mid-term del 3 novembre negli Stati Uniti arrivano in un contesto macro complesso, caratterizzato da un'economia ancora resiliente e da un ciclo degli utili societari solido, ma anche da crescenti pressioni sui mercati obbligazionari, con il Treasury decennale vicino al 5%, il petrolio sopra i 110 dollari al barile, una Fed nuovamente restrittiva e un deficit federale intorno al 6% del pil.
«Non riteniamo tuttavia che il voto sia il principale fattore di pressione sui rendimenti obbligazionari. La nostra lettura è che il rialzo dei tassi sia guidato soprattutto dalla forza dell'economia americana (con una crescita del pil del terzo trimestre stimata al 3,5% annualizzato), più che da un'inflazione fuori controllo: le aspettative di lungo periodo restano ancorate e non emergono significativi effetti di secondo round sui salari», sottolinea Luigi de Bellis, ceo di Equita.
A questo si aggiungono pressioni strutturali sul mercato obbligazionario: il crescente fabbisogno di finanziamento del Tesoro americano, una domanda estera di Treasury meno solida e l'accelerazione delle emissioni corporate degli hyperscaler per finanziare gli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale, che aumentano la competizione per il capitale disponibile.
Il risultato elettorale potrà incidere sulle prospettive fiscali e sul premio per il rischio del debito americano, ma saranno soprattutto crescita, Fed ed equilibrio tra domanda e offerta di obbligazioni a determinare la traiettoria dei rendimenti e, di conseguenza, le valutazioni degli asset finanziari.
In questo contesto, «manteniamo una visione moderatamente positiva sui mercati azionari, sostenuta dalla solidità degli utili e dal ciclo di investimenti in tecnologia e infrastrutture. Al di là dei massimi toccati da diversi indici nelle ultime settimane, una parte significativa del mercato ha già attraversato una correzione, con il rialzo concentrato su un numero ristretto di titoli», suggerisce de Bellis.
«Riteniamo che un progressivo ampliamento della partecipazione al rialzo possa rappresentare un importante elemento di sostegno nei prossimi mesi», precisa il ceo di Equita, e «che eventuali fasi di volatilità legate al voto possano offrire opportunità di acquisto, con una preferenza per Europa e Italia rispetto agli Stati Uniti, grazie a valutazioni più interessanti».
Le aspettative di mercato indicano un vantaggio significativo dei Democratici nella corsa alla Camera e una competizione più aperta al Senato. Le previsioni riflettono anche uno scenario di maggioranza democratica in entrambe le camere, sebbene le dinamiche elettorali locali possano ancora riservare sorprese.
Implicazioni: Governo diviso (Camera dem, Senato rep) Agenda legislativa di Trump bloccata, minore spazio per stimoli fiscali e rischio di stretta fiscale involontaria nella fase di transizione (lame duck), con possibili effetti negativi sulla crescita.
Mercati: volatilità di breve; curva Treasury più piatta, premio a scadenza in calo; nel medio periodo positivo per i settori sensibili ai tassi e per l’Europa.
Implicazioni: Stallo legislativo, Trump governa per ordini esecutivi; nomine (anche alla Fed) ancora nelle mani del Senato repubblicano.
Mercati: Lo scenario storicamente più favorevole alle borse; effetto limitato sui tassi.
Implicazioni: continuità, politica fiscale espansiva, deregolamentazione, spinta su AI ed energia, possibile ricorso a dazi settoriali, in un quadro però ridimensionato dalla sentenza della Corte Suprema.
Mercati: Bene ciclici e capex AI nel breve; tassi lunghi e deficit più alti; permane qualche incertezza per l'export europeo, ma con rischi tariffari più contenuti.
«Non darei per chiusa la partita del Senato. Se alla Camera il ribaltone è considerato quasi scontato, al Senato i sondaggi tradizionali vedono una corsa leggermente più in bilico, con diversi seggi incerti», precisa de Bellis. «Per questo uno scenario di governo diviso, con Camera democratica e Senato repubblicano, merita la stessa attenzione del successo pieno dell’opposizione».
In questa configurazione la Camera bloccherebbe nuove leggi di spesa e tagli fiscali e userebbe i suoi poteri di indagine. Il Senato resterebbe però in mano repubblicana, e con esso le conferme delle nomine, compresi i nuovi governatori della Fed: i timori sull’indipendenza della banca centrale non si attenuerebbero.
Donald Trump continuerebbe a governare soprattutto per ordini esecutivi, come già fa. I passaggi obbligati, cioè bilancio federale, spesa per la difesa e tetto del debito, diventerebbero terreno di negoziazione serrata, con un rischio più alto di rinvii, finanziamenti provvisori e shutdown rispetto a un Congresso controllato da un solo partito.
«Più sottili sono le maggioranze, più lunghe tendono a essere le trattative. Va poi ricordato che Trump mantiene ampi poteri esecutivi, soprattutto in politica estera e commerciale, sebbene le recenti pronunce giudiziarie abbiano ridimensionato i margini di intervento unilaterale sui dazi», precisa il ceo di Equita. «Le procedure di rimborso già avviate e i vincoli legali rendono meno probabile una nuova escalation tariffaria generalizzata, pur lasciando spazio a interventi mirati su specifici settori e Paesi».
Due fattori peseranno sui mercati nei prossimi mesi più dell’esito delle midterm. Il primo è la priorità strategica che Washington attribuisce all’intelligenza artificiale. Su questo punto c’è un consenso che attraversa i due partiti: anche ex funzionari delle amministrazioni Trump e Biden concordano sulla necessità di una spinta tecnologica (AI) ed energetica per vincere la competizione con Pechino.
La conseguenza per i mercati è rilevante. Con un debito vicino al 100% del pil e un deficit intorno al 6%, gli Usa non possono lasciare che i tassi lunghi salgano in modo disordinato fino a soffocare questo ciclo di investimenti. Il Tesoro ha fatto capire di essere pronto a intervenire.
La via d’uscita più probabile resta abbassare i tassi reali e spostare il finanziamento del fabbisogno sulla parte breve della curva. «Questo riduce, a nostro avviso, la probabilità di una correzione marcata degli indici azionari, chiunque controlli il Congresso. Un Congresso democratico», precisa l’esperto, «potrà chiedere più trasparenza e più tutele sui costi energetici dei data center, ma difficilmente frenerà una corsa considerata di sicurezza nazionale».
Il secondo fattore è l’energia e lo scenario geopolitico, che rimane complesso e caratterizzato da elevata incertezza, soprattutto per le tensioni in Medio Oriente e il protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia e sull’inflazione. La visione di De Bellis resta, tuttavia, di cauto ottimismo: «riteniamo che i crescenti costi economici e politici dei conflitti possano favorire nei prossimi mesi una graduale de-escalation e l'apertura di soluzioni negoziali».
Storicamente, i mesi successivi alle elezioni di metà mandato americane sono stati caratterizzati da una performance positiva dei mercati azionari, sia negli Stati Uniti sia in Europa, con rialzi spesso significativi. Il governo diviso, in particolare, è storicamente un contesto costruttivo per le corse: meno leggi significano meno sorprese, osserva de Bellis.
Attenzione però al brevissimo: nelle due settimane dopo il voto anche questo scenario ha storicamente coinciso con piccole prese di profitto, perché i mercati devono prezzare mesi di negoziati su bilancio e tetto del debito.
«Ci sono poi i fondamentali. La stagione delle trimestrali sta confermando una crescita degli utili robusta, sostenuta dal ciclo di investimenti in intelligenza artificiale, difesa, infrastrutture e reshoring. E le valutazioni europee», nota il top manager di Equita, «restano ragionevoli: Wall Street tratta a 19x gli utili attesi a dodici mesi, l’Eurozona a 14x, Piazza Affari intorno a 12x. La nostra view resta moderatamente positiva sull’azionario e un’eventuale debolezza post-elettorale andrebbe usata per accumulare, con una preferenza per Europa e Italia rispetto agli Stati Uniti per ragioni di valutazione».
Ciclici rispetto ai difensivi
Banche, capital goods e materie prime mostrano un momentum degli utili in accelerazione. Sulle utility Equita mantiene, invece, cautela per l’incertezza su possibili interventi regolatori se i prezzi dell’elettricità dovessero restare elevati a lungo.
Banche italiane
Il livello dei tassi continua a sostenere il margine di interesse, le valutazioni restano ragionevoli e la remunerazione degli azionisti è elevata. Sul risparmio gestito la sim ritiene eccessive le preoccupazioni per una possibile disruption da parte dell’AI: FinecoBank e Banca Mediolanum sono i titoli preferiti.
AI ed elettrificazione
Equita resta positiva sui beneficiari degli investimenti in AI lungo tutta la catena del valore, dai cavi e dalle infrastrutture elettriche (Prysmian) ai semiconduttori (STMicroelectronics, Technoprobe). Un Congresso democratico potrebbe introdurre più controlli su permessi e costi energetici dei data center, ma ci aspettiamo che questo rallenti solo marginalmente l’espansione, senza fermarla: la politica sull’AI resta largamente bipartisan.
Selettività su software e servizi IT
Equita privilegia i leader nei rispettivi segmenti, in particolare le società che abilitano l’adozione dell’AI e quelle per cui il mercato ha scontato in modo eccessivo il rischio di cannibalizzazione da parte delle soluzioni AI. Segnala Reply, Sesa e Moltiply.
Reti e difesa come trend strutturali
Il deficit di potenza dei data center, la scarsità di rame e gli investimenti europei in infrastrutture e difesa sostengono cavi, reti e difesa. Il rafforzamento della spesa militare in Europa e la crescente attenzione alla sicurezza strategica danno visibilità alla crescita del settore, dove la sim conferma il posizionamento forte di Leonardo, Fincantieri e Avio.
Ancora cautela su consumi e lusso
Inflazione e rialzo dei tassi pesano sui consumi in generale. Nel lusso si aggiunge la debolezza della domanda cinese, con segnali di rallentamento nei mesi estivi da parte di diversi operatori. I titoli preferiti da Equita restano Brunello Cucinelli nel lusso, grazie al posizionamento di fascia alta, e Campari nel food & beverage, grazie alla forza degli aperitivi. Nell’healthcare, Amplifon e DiaSorin.
Energia, materie prime e oro sono da sovrappesare, anche come copertura dai rischi geopolitici e trend di monetizzazione del debito pubblico americano.
«In uno scenario democratico, tra i potenziali beneficiari europei ci sono i settori sensibili ai tassi, quindi materiali da costruzione, rinnovabili, società del risparmio gestito e più esposti alle tariffe americane», indica de Bellis, avvertendo, però, che il beneficio sul fronte commerciale potrebbe tuttavia essere limitato, considerando che le recenti decisioni giudiziarie hanno già ridimensionato alcune misure tariffarie.
Una conferma repubblicana premierebbe, invece, la filiera degli investimenti in data center e le attività esposte alla deregolamentazione energetica, senza necessariamente comportare un significativo peggioramento delle condizioni per l'export europeo.
Equita si aspetta una crescita modesta ma resiliente dell’Italia: un pil reale in aumento del +0,8/+0,9% nel 2026 e +0,5% nel 2027, frenato in parte da energia più cara e condizioni finanziarie più restrittive.
Le midterm americane incidono su questo quadro attraverso tre canali: commercio, perché gli Stati Uniti sono il secondo mercato di sbocco dell'export italiano (meccanica, farmaceutica, agroalimentare, vini e alcolici, moda); tassi, una riduzione del premio per il rischio sui Treasury si trasmette ai rendimenti europei e quindi al costo del credito per famiglie e imprese e alla spesa per interessi dello Stato, con un debito che nel 2027 toccherà il picco intorno al 138% del pil; energia, un Congresso democratico potrebbe frenare la guerra con l’Iran. Un petrolio più basso sarebbe il beneficio più rilevante per un Paese importatore come l’Italia, anche se, per i tempi di ripristino della capacità di raffinazione, l’effetto sull’economia reale arriverebbe solo dopo alcuni mesi.
«Mettendo insieme questi elementi, la nostra stima indicativa è che lo scenario democratico valga per l’Italia un contributo netto positivo ma modesto», simula de Bellis. «Il contributo verrebbe soprattutto da tassi ed energia, in parte compensati da una domanda americana meno vivace. Il governo diviso si collocherebbe a metà strada, con un impatto sostanzialmente neutro».
In altre parole, per la crescita italiana le midterm sono un fattore di secondo ordine rispetto a prezzo dell’energia, politica della Bce e scadenze politiche europee. Le presidenziali francesi della primavera 2027 e, da noi, le politiche del 2027 con la nuova legge elettorale sono elementi di maggior attenzione.
Nel frattempo, lo spread con il Bund è risalito dal minimo di 59 punti base di gennaio a un’area tra 105 e 120, ma per contagio dalla Francia più che per fattori domestici: oggi l’Oat francese rende più del Btp, un’inversione impensabile fino a pochi anni fa. I fondamentali italiani tengono: deficit 2026 al 2%, possibile uscita dalla procedura per deficit eccessivo, un giudizio di S&P atteso per il 13 novembre con un outlook positivo e domanda di titoli governativi italiani (sia istituzionale sia retail) solida.
Il voto americano agisce sul Btp soprattutto attraverso il canale dei tassi globali: un calo del premio per il rischio sui Treasury aiuterebbe Bund e Btp. Per questo Equita è tatticamente positiva sui governativi e sul Btp, che offre un rendimento interessante sul tratto intermedio. I rischi da monitorare: un ulteriore rialzo del petrolio, un rallentamento degli investimenti in AI per l’aumento del loro costo di finanziamento e il rischio politico francese. (riproduzione riservata)