Il presidente americano Donald Trump ha aperto ufficialmente la campagna in vista delle elezioni di midterm, che si svolgeranno il prossimo 3 novembre. Lo ha fatto mercoledì 9 settembre, in occasione della convention repubblicana di Dallas, in cui ha difeso la decisione di entrare in guerra con l’Iran e ha promesso un «dividendo» da 5.000 dollari a ogni cittadino adulto americano, ma solo se i repubblicani vinceranno sia alla Camera sia al Senato a novembre.
La promessa riguarda tutti gli americani adulti, non soltanto gli elettori che voteranno per il Partito repubblicano. Ma il «Trump dividend» avrà una condizione ben precisa: i 5 mila dollari dovranno essere spesi negli Stati Uniti. La misura avrebbe un costo enorme.
Secondo una prima valutazione riportata dal New York Times, il conto potrebbe superare i mille miliardi di dollari. Per procedere sarebbe inoltre necessaria l’approvazione del Congresso, non scontata considerando che già lo scorso anno i parlamentari avevano resistito alla proposta di Trump di distribuire assegni da 2 mila dollari alle famiglie, finanziati con gli incassi dei dazi sulle importazioni.
Proprio i dazi erano stati indicati da Trump in passato come possibile fonte di finanziamento del dividendo. Ma tra gli stop della Corte Suprema e la restituzione di 160 miliardi di dollari incassati, secondo il Penn Wharton Budget Model, gli introiti effettivamente generati dai dazi sono stati quasi 300 miliardi di dollari, scesi poi a circa 132,5 miliardi dopo l’avvio dei rimborsi. Una cifra molto distante dai «migliaia di miliardi» rivendicati da Trump.
La promessa dei 5 mila dollari si inserisce peraltro in una serie di annunci analoghi rimasti in gran parte sulla carta. All’inizio del secondo mandato Trump aveva parlato di un «dividendo Doge», da finanziare con i risparmi ottenuti dai tagli alla spesa federale promossi dalla squadra di Elon Musk. Successivamente aveva lanciato l’ipotesi di un «rimborso dei dazi», utilizzando gli incassi delle tariffe per distribuire denaro agli americani. A gennaio aveva inoltre indicato nella fine del 2026 la possibile data per l’arrivo degli assegni da 2 mila dollari legati ai dazi.
La convention di Dallas serve comunque a Trump per riportare l’attenzione sui punti di forza dei primi due anni del suo secondo mandato: la stretta sull’immigrazione al confine con il Messico, i tagli fiscali, il rilancio della produzione americana, i dazi e la riduzione dei prezzi dei farmaci.
Giovedì 10 settembre, alla vigilia del 25esimo anniversario degli attentati del 2001, è previsto un momento commemorativo con le famiglie dei soccorritori. La convention resta comunque una scommessa ad alto rischio. Trump arriva a Dallas con un indice di approvazione fermo al 33% secondo Reuters/Ipsos, il minimo del suo secondo mandato, dopo mesi segnati dall’aumento del costo della vita e dalla guerra con l'’Ian. (riproduzione riservata)