Elezioni midterm, il voto che potrebbe scuotere i mercati Usa: ecco quali sono gli Stati chiave e quando usciranno i risultati
Elezioni midterm, il voto che potrebbe scuotere i mercati Usa: ecco quali sono gli Stati chiave e quando usciranno i risultati
I sondaggi favoriscono i democratici, che potrebbero conquistare Camera e Senato, mettendo in difficoltà l'amministrazione Trump e cambiare il panorama politico

di Alessandro Rigamonti 03/11/2026 18:58

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L’America torna alle urne dopo due anni dall’elezione del presidente Donald Trump. Questa volta in palio ci sono il controllo della Camera e del Senato. Oltre 230 milioni di americani sono chiamati ad esprimere un voto fondamentale che potrebbe cambiare il corso della politica a stelle e strisce e indebolire il tycoon. I sondaggi danno in vantaggio i democratici, mentre i repubblicani stanno cercando di limitare i danni di una serie di politiche impopolari dell’amministrazione Trump, come la decisione di bombardare l’Iran.

Uno strumento di previsione dell'Università di Harvard, che analizza e raccoglie diversi sondaggi e dati storici, suggerisce che i democratici hanno il 96% di probabilità di conquistare la Camera dei rappresentanti e il 76% di probabilità di conquistare il Senato.

Cosa sono le midterm

Le elezioni di metà mandato servono per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 35 seggi su 100 del Senato. Per quanto riguarda la camera alta, 33 posti rientrano nel normale ciclo elettorale, mentre due sono oggetto di elezioni suppletive in Florida e Ohio che servono per assegnare i seggi rimasti vacanti dopo l'uscita di Marco Rubio, segretario di Stato, e J.D. Vance, vicepresidente. Ma non si decide solo il Congresso: in 36 Stati su 50 si vota per eleggere il governatore.

Mentre per la Camera si voterà su tutto il territorio americano, per il Senato solo i cittadini di 35 Stati saranno chiamati alle urne per eleggere il loro rappresentanti. Ecco dove si voterà: Alabama, Alaska, Arkansas, Colorado, Delaware, Florida, Georgia, Idaho, Illinois, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Montana, Nebraska, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, North Carolina, Ohio, Oklahoma, Oregon, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Virginia, West Virginia e Wyoming.

I primi seggi chiuderanno in Indiana e Kentucky quando in Italia sarà scoccata la mezzanotte. All’una di notte invece sarò il turno della Florida, della Georgia, del New Hampshire, della Carolina del Sud, del Vermont e della Virginia. Gli ultimi a chiudere saranno Hawaii e Alaska alle sei del mattino italiane. In quest’ultimo Stato il conteggio sarà molto lungo e complesso: l’Alaska adotta un sistema di voto a scelta classificata, ovvero viene eliminato il candidato con il minor numero di prime preferenze e i voti delle sue schede vengono redistribuiti in base alla successiva preferenza indicata. I risultati definitivi saranno all’incirca entro il 18 novembre.

Gli Stati chiave

Molti seggi sono già dati per conquistati da una parte e dall’altra. La sfida quindi si gioca sui cosiddetti «battlegroud seats», i campi di battaglia, dove nessun partito ha un’ampia maggioranza. Secondo i sondaggi, alla Camera i democratici sono in ampio vantaggio: anche se non dovessero vincere nessuno dei 18 seggi in bilico, avrebbero comunque la maggioranza. Allora il focus della contesa si sposta sui posti, anche loro 18, che sono dati «tendenzialmente democratici» dagli analisti: i repubblicani dovrebbero vincere tutti i seggi in bilico più cinque «tendenzialmente democratici» per poter mantenere il controllo della Camera.

La sfida più interessante è al Senato. Il Cook Report ha classificato sei seggi «in bilico»: Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Ohio e Texas. I democratici devono vincere almeno tre di questi, oltre ai cinque dove sono dati favoriti, per ottenere la maggioranza. Attenzione però al Michigan dove la deputata dem Haley Stevens ha deciso di sostenere il repubblicano Mike Rogers contro il candidato del suo stesso partito, Abdul El-Sayed.

Una vittoria repubblicana

Secondo gli analisti di Twc, una piena vittoria repubblicana sarebbe probabilmente favorevole al settore tecnologico, in particolare a semiconduttori, hardware e infrastrutture per data center, grazie a un contesto normativo più permissivo e a iter autorizzativi potenzialmente più rapidi. Tra i possibili beneficiari figurano Nvidia, Broadcom, Arista e Micron. Anche il mondo software potrebbe beneficiare di minori vincoli normativi e di un ambiente più favorevole all'innovazione e alle operazioni di M&A.

Lo scenario sarebbe positivo anche per difesa, generazione elettrica convenzionale, infrastrutture e reshoring, sostenuti da politiche favorevoli agli investimenti domestici. Nel settore finanziario, la deregolamentazione e il consolidamento bancario potrebbero favorire banche e operatori cripto. Infine, il biofarmaceutico large cap beneficerebbe di una minore probabilità di nuove misure sui prezzi dei farmaci.

Una vittoria democratica

Una vittoria democratica, spiegano gli analisti di Twc, «potrebbe aumentare le pressioni regolamentari sull'ecosistema dell'AI, soprattutto in relazione a consumi energetici, utilizzo dell'acqua e autorizzazioni dei data center, con possibili ripercussioni sulle valutazioni del settore». Anche il software potrebbe risentire di maggiori controlli e costi di compliance, mentre cybersecurity e spesa pubblica IT potrebbero beneficiare di un sostegno relativo.

«Sul fronte industriale ed energetico», continuano gli esperti, «lo scenario sarebbe favorevole a rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica. Per il settore finanziario emergerebbero invece maggiori rischi normativi, soprattutto per banche, pagamenti e cripto, sebbene l'impatto sugli utili potrebbe restare limitato. Il biofarmaceutico sarebbe tra i comparti più esposti, per il possibile rafforzamento delle iniziative sui prezzi dei farmaci e delle negoziazioni Medicare».

Un governo diviso

Infine, un pareggio tra i due schieramenti sarebbe lo scenario meno dirompente per i mercati. Secondo Twc, «in ambito tecnologico, limiterebbe il rischio di nuove restrizioni federali sull'AI e sui data center, mantenendo un quadro relativamente stabile anche per il software». Gli esperti credono che gli investimenti in energia, ammodernamento della rete, difesa e infrastrutture industriali proseguirebbero verosimilmente senza cambiamenti significativi. E aggiungono: «Per il settore finanziario potrebbe configurarsi uno scenario Goldilocks, caratterizzato da minori rischi normativi e maggiore stabilità delle aspettative fiscali. Anche il biofarmaceutico large cap potrebbe beneficiarne, grazie a una minore probabilità di nuove iniziative legislative sui prezzi dei farmaci e a una maggiore visibilità sulle politiche di settore».

In ogni caso, storicamente l’impatto delle midterm sui mercati è più marcato nel breve periodo ma tende ad assottigliarsi nel tempo. Secondo quanto calcolato da Chris Galipeau, head market strategist di Franklin Templeton Institute, nell’anno successivo alle elezioni di metà mandato con presidente repubblicano dal 1954 a oggi (dieci tornate in totale) i rendimenti dell’S&P 500 sono stati in media del 14,9%, con variazioni minime in base al controllo del Congresso post-elettorale. (riproduzione riservata)