Benetton, due fratelli del ramo Giuliana in uscita da Edizione. Ecco chi sono. La liquidazione con quote delle partecipate
Benetton, due fratelli del ramo Giuliana in uscita da Edizione. Ecco chi sono. La liquidazione con quote delle partecipate
Per liquidarli una delle ipotesi su cui si sta lavorando è l’attribuzione di azioni delle partecipate tra cui Generali, Mps, Mundys, Avolta, Cellnex

di di Andrea Deugeni 04/06/2026 23:50

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Per liquidare alcuni soci del ramo Giuliana Benetton in Edizione spunta l’ipotesi di attingere dal miliardario portafoglio, distribuendo alcuni pacchetti azionari delle varie partecipate.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, a valutare l’uscita dalla holding sarebbero Daniela Bertagnin Benetton e il fratello Carlo, che dal 2022 come rappresentante di uno dei quattro rami famigliari di Ponzano Veneto siede anche nel board della cassaforte di famiglia da 14 miliardi di euro di nav. E non Franca che, come rivelato da questo giornale, è coinvolta in una disputa legale per 20 milioni di euro di dividendi con la madre e dunque, in un primo momento, la principale indiziata di voler monetizzare la propria parte di patrimonio in Edizione.
 

Daniela, 57 anni, e Carlo, 55, sono rispettivamente la terza e il quarto figlio di Giuliana Benetton, una dei quattro storici fondatori che assieme a Luciano, Gilberto e Carlo hanno creato l’impero finanziario partendo dal business dei maglioni colorati. Il padre è l’imprenditore Fioravante Bertagnin, scomparso otto anni fa. Daniela e Carlo fanno già affari insieme, anche con altri cugini. Gli altri due figli di Giuliana sono Paola (68 anni, primogenita) e Franca (58 anni).

La riorganizzazione del patrimonio e le sotto-cassaforti

Dopo la spartizione, nel 2021, del patrimonio del ramo racchiuso nella cassaforte Evoluzione e costituito in primis dal 20% di Edizione, sono state create quattro sotto-cassaforti: Paola è titolare di Evoluzione 1, Franca di Evoluzione 2, Daniela di Evoluzione 4 e Carlo di Evoluzione 11. Ogni scatola ha il 5% di Edizione, a cui si aggiunge un altro 1,2% circa in nuda proprietà ma detenuta a titolo personale. Grazie alla forte salita del nav degli ultimi anni, ogni 6% della grande holding di famiglia vale circa 850 milioni.


Secondo le indiscrezioni, i dialoghi operativi con i vertici, Alessandro Benetton ed Enrico Laghi, sarebbero tenuti dal commercialista trevigiano Sante Casonato, che rappresenterebbe i due fratelli e che già alcuni mesi fa avrebbe messo sul tavolo di Edizione l’idea dell’exit.

Come rivelato ieri da questo giornale, dopo il cambio nel 2022 dello statuto della holding che ne ha modificato la governance portando al vertice il primogenito di Luciano, è stata prevista un’unica finestra temporale per l’uscita. L’exit è esercitabile tra luglio e novembre 2026, con meccanismi e procedure prestabiliti. Non c’è ancora la decisione ufficiale, ma le discussioni sarebbero in uno stato avanzato.

Le procedure di uscita e il portafoglio partecipazioni

Lo statuto prevede la prelazione degli altri soci e in seconda battuta l’acquisto diretto delle quote da parte della cassaforte stessa, che secondo quanto circola potrebbe anche liquidare i soci, tutto o in parte, in natura: l’uscita verrebbe regolata cioè mediante il trasferimento di quote di partecipazioni delle società in portafoglio dl gruppo di Ponzano.

Oltre alle partecipazioni di tipo core, ossia Mundys, Avolta e Benetton Group, negli attivi ci sono poi il 10% di Cellnex, il 4,8% di Generali, l’1,45% di Mps e l’1% di Ima e Promach. Difficile infatti la regolazione cash perchè la vendita delle partecipazioni più liquide come le quotate rischierebbe di deprimere molto il i titoli. Il 10% di Cellnex vale 1,9 miliardi, il 4,8% di Generali 2.86 miliardi e l’1,45% di Mps 400 milioni. C’è ancora un mese di tempo per far pervenire sul tavolo di Edizione la richiesta ufficiale con il recesso.

In vista dei movimenti nell’intera dinastia imprenditoriale, a inizio anno gli altri tre rami, che rappresentano il 75% del capitale, hanno serrato le fila. Con un patto hanno irrevocabilmente rinunciato in anticipo all’esercizio del diritto di uscita, blindando la governance di Edizione. (riproduzione riservata)