Condé Nast chiude Wired Italia. A comunicarlo è stato direttamente il ceo del gruppo Roger Lynch in una nota. Uno smacco non solo per la notizia in sé, ma anche perché avvenuto in una data simbolo per l’attività giornalistica: il 16 aprile, giorno di sciopero dei giornalisti italiani per il rinnovo di un contratto che non viene aggiornato da 10 anni.
La senatrice M5S Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai ha sottolineato che «la chiusura di Wired Italia è davvero una pessima notizia: il segnale di una difficoltà più profonda nel riconoscere valore all’informazione che prova a interpretare il presente, non solo a inseguirlo». «Proprio mentre c’è bisogno di più cultura digitale, più consapevolezza su tecnologia e innovazione, da Condè Nast arriva questa doccia fredda», ha aggiunto Floridia.
Floridia ha sottolineato che «quando si perdono proprio gli spazi di chi questo lavoro lo fa davvero, con competenza e continuità è una perdita per tutto il Paese. Vale la pena chiedersi se questa decisione sia davvero definitiva o se esistano margini per riconsiderarla, evitando di disperdere un'esperienza editoriale che ha costruito credibilità e pubblico».
Ma soprattutto c’è una questione più concreta: «La tutela dei giornalisti e dei lavoratori. Su tutti questi aspetti valuteremo di richiedere l'audizione dei vertici di Condè Nast per un confronto serio sulle motivazioni industriali della decisione e sulle sue ricadute occupazionali».
Lynch ha spiegato che l’attività della casa editrice nel complesso è solida e sta andando bene, con una crescita del fatturato nel 2025 e il quarto anno consecutivo di aumento della redditività. Per mantenere questi risultati, però, «dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». La decisione riguarda alcune edizioni internazionali di Glamour, Self (entrambe non più presenti in Italia) e l’edizione italiana di Wired. «Complessivamente, Wired in Italia, Self e i mercati interessati di Glamour rappresentano poco più dell’1% del fatturato complessivo», ha scritto il ceo. «Inoltre, queste testate rimangono non redditizie e continuare a gestirle nella loro forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».
Per Wired Italia, che attualmente su carta è un trimestrale, si sta pianificando una transizione verso la pubblicazione solamente digitale. «Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri nostri mercati, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico». Wired Consulting e gli eventi live continueranno in tutta Europa, gestiti principalmente dal team Wired nel Regno Unito.
«Nessuna di queste decisioni è stata facile, né riflette la qualità del lavoro o l'impegno dei nostri team», ha aggiunto Lynch. «Queste scelte riflettono il modo in cui stiamo allineando sia i nostri marchi che la nostra organizzazione tecnologica alle opportunità che vediamo in futuro». «Siamo grati per la cura, la creatività e l’impegno che hanno plasmato questo lavoro nel tempo». (riproduzione riservata)