Il tema casa è tornato al centro dell’agenda politica del governo e sarà anche uno dei pilastri dell’ultima legge di Bilancio, per scadenza naturale, del governo Meloni e quindi l’ultima prima di una nuova tornata elettorale. Le linee di intervento le detta una comunione di intenti tra gli operatori del settore edile e le indicazioni dell’esecutivo.
La priorità, come in più occasioni ribadito dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è intanto risolvere l’emergenza del caro-materiali. Mancano, innanzitutto, 2 miliardi di euro destinati a compensare i rincari accumulati negli ultimi due anni, a cui si aggiungono quelli legati alla crisi in Medio Oriente. Stimati in circa 1,8 miliardi. Insomma servono al più presto quantomeno 3,8 miliardi per permettere a 6.900 imprese di portare a compimento i 13 mila cantieri coinvolti in tutto il Paese in queste tensioni sui prezzi. Le coperture per questo obiettivo, suggerisce l’Ance, potrebbero essere le riserve del Pnrr che ammontano a 8-10 miliardi. Un ridirezionamento che «non andrebbe neanche a snaturare la natura di quei fondi, visto che la missione era promuovere la ripresa e la crescita del Paese», ha sottolineato il presidente dell’Ance, Antonio Ciucci, durante la seconda edizione di «Città nel futuro 2030-2050», con la direzione di Francesco Rutelli.
Connessa a doppio filo alla manovra è l’intenzione del governo di usare tutto lo spazio di flessibilità dell’Ue, quindi una mobilitazione di 14 miliardi entro il 2028, per spese extra nel campo dell’energia. In questa cornice, tra gli interventi ammissibili si fa strada il sostegno all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare nazionale. Un modo per abbassare i consumi e le bollette delle famiglie, in un momento di shock energetico e in un Paese dove i costi dell’energia, sottolinea l’Associazione costruttori, raggiungono 180 euro per MWh contro i 119 della Spagna.
Le risorse pubbliche da sole, però, non saranno sufficienti. E diventa strategico favorire il coinvolgimento dei capitali privati, soprattutto in ambiti, come le utility, che richiedono investimenti ingenti e di lungo periodo. In questa direzione prende quota l’ipotesi di estendere all’edilizia il meccanismo di sburocratizzazione, realizzato con la Zes Unica nel Sud Italia, e che il governo ha già intenzione di applicare al resto del Paese, ancor prima della manovra.
Con la «Zes Casa», precisa Ciucci, i Comuni dovrebbero indicare le aree che necessitano più interventi di rigenerazione urbana e lì verrebbe istituito un regime agevolativo temporaneo, in grado di attrarre investimenti privati. Per esempio, sarebbe prevista una tassazione fissa sull’acquisto di immobili pubblici e privati destinati ai programmi di riqualificazione, incentivi alle famiglie che acquistano abitazioni ad alta efficienza energetica e un’aliquota Imu ridotta per gli immobili in fase di riqualificazione. E ancora, misure di incentivazione all’affitto da parte di imprese, accompagnate da una riduzione dell’Iva sui canoni a carico degli inquilini. Insomma meno burocrazia, più case green. (riproduzione riservata)