Economia, Istat: pil in crescita dello 0,7% nel 2026 e 2027. Le incognite legate al conflitto in Medio Oriente
Economia, Istat: pil in crescita dello 0,7% nel 2026 e 2027. Le incognite legate al conflitto in Medio Oriente
In caso la guerra in Iran perdurasse, la crescita dell’Italia si ridurrebbe al +0,6%quest’anno e al +0,4% nel prossimo

di Silvia Valente 05/06/2026 11:29

Ftse Mib
50.243,80 13.01.38

+0,14%

Dax 30
24.993,01 13.01.53

+0,19%

Dow Jones
51.561,93 12.31.09

+1,73%

Nasdaq
26.830,96 7.25.15

-0,09%

Euro/Dollaro
1,1643 12.46.40

+0,12%

Spread
74,40 13.16.39

-0,62

Il pil italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025. Lo rileva l'Istat nella «Nota sull'andamento e prospettive dell'economia italiana - Anni 2026-2027». L’aumento del pil tricolore nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente). Laddove la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2%) e nullo nel 2027.

Proprio per le conseguenze degli andamenti dei prezzi delle materie prime dovute alla guerra in Iran, l’inflazione è attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe in media del 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027, con la normalizzazione delle tensioni internazionali. «Dato il quadro internazionale in continua evoluzione, le prospettive sull'andamento dell'inflazione nel biennio di previsione sono strettamente legate sia alla durata dei rialzi delle quotazioni delle materie prime energetiche, sia alla velocità e alla persistenza della traslazione di queste ultime alle varie componenti dell'indice dei prezzi», ha precisato l'Istat.

Non stupisce, dunque, che l’Istituto consideri i consumi in decelerazione rispetto all'anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dall'attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall'aumento dell'inflazione. Nel 2027 la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7%).

Gli investimenti fissi lordi continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l'aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al Pnrr; nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d'anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici.

Anche sul mercato del lavoro le prospettive risultano meno brillanti per i prossimi mesi, secondo l’Istat. Ecco che l’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro, segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita (+0,7%, dopo il +1,3% del 2025) a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5% dal 6,1% del 2025). Nel 2027 poi si prevede una decelerazione dei lavoratori (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione. 

L’impatto del perdurare della guerra in Iran

Partendo da questo scenario di base, l’Istat ha svolto ««un esercizio di simulazione con il modello dell'Istat MeMo-it per valutare le conseguenze sull'economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti», ipotizzando in particolare «un prezzo del Brent più elevato rispetto a quello dello scenario base e pari, nella media del 2026, a 113,5 dollari a barile (+21,4%) e a 97,5 dollari nel 2027 (+18,5%). Per il gas naturale, si è invece ipotizzato un rialzo leggermente più contenuto rispetto a quello del Brent, sulla scia degli andamenti osservati negli ultimi mesi; per il 2026 la quotazione si attesterebbe a 47 euro per MWh (+12,2% rispetto allo scenario base) e a 39,6 euro nel 2027 (+10%)».

Alla luce di queste ipotesi, la crescita del pil italiano «nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027». Insomma si tratterebbe di un +0,6% nel 2026 e di un +0,4% nel 2027.

Se la guerra durasse ancora ne risentirebbe secondo l’Istat anche l’inflazione, con un incremento della dinamica dei prezzi di 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base nel 2026 e di 0,5 punti nel 2027.

Sul mercato del lavoro, invece, gli effetti sul mercato del lavoro sarebbero trascurabili: nel 2026 non si registrerebbero differenze rispetto allo scenario base «mentre nel 2027 si determinerebbe una minor crescita delle unità di lavoro di 0,1 punti», osserva l'Istat (riproduzione riservata)