Economia, il ministro Urso a Milano Finanza: ecco perché lo Stato deve intervenire e non essere solo regolatore
Economia, il ministro Urso a Milano Finanza: ecco perché lo Stato deve intervenire e non essere solo regolatore
Il titolare del Mimit fa il punto su tutti i nodi da sciogliere nel sistema produttivo italiano: dalla partita sull'ex Ilva al rilancio dell'auto passando per il costo dell'energia e le nuove tecnologie

di di Silvia Valente 07/08/2026 22:00

Ftse Mib
53.717,19 17.40.00

+0,06%

Dax 30
26.319,45 18.00.00

+0,69%

Dow Jones
54.036,93 23.05.46

+0,28%

Nasdaq
26.694,92 23.09.46

+1,30%

Euro/Dollaro
1,1558 22.54.38

+0,00%

Spread
76,48 17.17.08

-0,96

«Stiamo attraversando una tempesta internazionale, tra conflitti armati e guerre commerciali, eppure l'Italia cresce nella considerazione altrui». Con investimenti esteri, esportazioni e occupazione in crescita. Ma «c’è ancora molto da fare», sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ricostruendo in colloquio con Milano Finanza i principali dossier e le sfide dell’industria italiana.

Domanda. Ministro, ha segnalato alla Camera che avanza l’ipotesi di una cordata italiana per salvare l’ex Ilva. C’è qualche sviluppo concreto?

Risposta. Federacciai ha riunito il suo direttivo lunedì per valutare, come ha annunciato il presidente Antonio Gozzi, se esistano le condizioni per esplicitare una proposta di aziende italiane, auspicata anche dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini al tavolo al Mimit. Peraltro, le aziende siderurgiche italiane sono all’avanguardia nel processo di decarbonizzazione in Europa, con 26 forni elettrici operanti negli stabilimenti presenti nel Paese. Quasi il 90% della produzione italiana di acciaio avviene attraverso forni elettrici alimentati da rottame, una quota tra le più alte nell’Unione Europea.

D. Con una produzione in aumento…

R. Sì, esatto. La produzione di acciaio in Italia è cresciuta nel 2025 del 3,7% e a giugno di quest’anno segna un ulteriore aumento del 6,1% su base annua. Sono inoltre in via di attuazione l’accordo di programma con Arvedi a Terni e le intese con Metinvest e Danieli a Piombino, con i nuovi forni elettrici che aumenteranno ulteriormente la produzione nazionale, in un mercato europeo che sarà sempre più tutelato dalla sovracapacità globale e dalla concorrenza asiatica. In questo quadro, dal 1° luglio sono entrate in vigore le nuove misure europee di protezione del mercato siderurgico dalla sovracapacità globale, che siamo riusciti a ottenere dalla Commissione europea, insieme al rafforzamento del Cbam e alla revisione dell’Ets.

D. Siete intervenuti anche per rilanciare Stellantis in Italia. Il Piano sta funzionando? Cos'altro può fare la politica per l'automotive?

R. Con il nuovo Piano Italia, elaborato dopo l’uscita di Tavares, la produzione italiana di Stellantis è tornata a crescere del 13,7% nel primo semestre di quest’anno, con un aumento del 27,7% per quanto riguarda le sole autovetture. È un primo segnale positivo che ora va consolidato. Dobbiamo infatti sostenere questa ripresa cambiando il quadro regolatorio europeo. Siamo stati i primi a denunciare gli errori del Green Deal e ora finalmente in molti ci danno ragione. È necessario affermare pienamente il principio della neutralità tecnologica, superare le rigidità del quadro regolatorio europeo e accompagnare la transizione con strumenti adeguati per imprese e consumatori.

D. In generale, lo Stato deve continuare a svolgere un ruolo diretto nelle grandi crisi industriali?

R. In questo contesto internazionale, in cui prevale il conflitto, il ruolo dello Stato non può essere solo regolatorio: deve intervenire sulle frontiere delle nuove tecnologie e nei campi in cui si decide l’autonomia strategica europea. Pensi al tema delle materie prime critiche: abbiamo candidato Porto Marghera, nell’ambito della proposta italiana, a ospitare il primo hub europeo di stoccaggio strategico. Così come alla necessità di sviluppare anche in Italia l’energia nucleare con le nuove tecnologie degli Smr, o alla nuova dimensione dello Spazio, dove abbiamo riaffermato la leadership italiana e, con il progetto Bromo, delineato la strada dei campioni europei, capaci di competere a livello globale.

D. Negli ultimi anni il golden power è stato utilizzato con crescente frequenza. Come trovare un equilibrio tra tutela degli asset strategici e attrazione di capitali esteri?

R. Con i risultati. In questi anni abbiamo utilizzato al meglio lo strumento della golden power, come tutti ci riconoscono, tutelando il patrimonio tecnologico e produttivo del Paese e, nel contempo, abbiamo scalato le classifiche globali dell’attrattività. Dall’insediamento del Governo, gli investimenti esteri sono aumentati del 15 % e Piazza Affari ha più che raddoppiato il proprio valore, continuando a segnare nuovi record. Siamo considerati affidabili, stabili e sicuri.

D. A proposito di capitali esteri, da inizio anno l'Italia ha raccolto significativi investimenti in data center...

R. Parliamo di 25 miliardi considerando esclusivamente i grandi programmi di investimento esteri per i data center che hanno ottenuto dal Cdm il riconoscimento di preminente interesse strategico nazionale ai sensi dell’articolo 13 del Decreto Asset. A questi si aggiungono molti altri investimenti, anche di dimensioni più contenute ma significativi, sia esteri sia nazionali, già in fase di realizzazione.

D. Si parla dell’importanza della sovranità industriale. Quali settori sono più strategici?

R. Intelligenza artificiale e spazio in testa, le nuove frontiere della dimensione umana. Sull’intelligenza artificiale siamo stati i primi in Europa a realizzare una legge nazionale in sintonia con il regolamento europeo, che indirizza un miliardo di euro allo sviluppo delle startup, e abbiamo candidato un consorzio italiano a ospitare una delle gigafactory europee di grandi dimensioni. Sullo spazio, anche in questo caso, siamo stati i primi a regolare la presenza dei privati. Abbiamo destinato oltre dieci miliardi di euro al comparto, con un orizzonte al 2028, che ci hanno già consentito di sviluppare 4 Space Factory e di implementare una rete di 16 distretti industriali. Un astronauta italiano, Luca Parmitano, sarà il primo europeo a partecipare a una missione lunare del programma Artemis, mentre il modulo abitativo in cui vivranno gli astronauti sulla Luna sarà Made in Italy, realizzato a Torino.

D. A ostacolare la crescita delle imprese italiane resta il nodo energia. Serve intervenire ancora?

R. Sul costo dell’energia siamo intervenuti con il decreto Bollette in favore di famiglie e imprese e siamo in prima linea nella revisione del meccanismo infernale dell’Ets. Altri interventi sono previsti nel prossimo decreto Imprese, che recepisce alcune importanti richieste di Confindustria. In questi tre anni la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta del 40%, ma occorre sbloccare altri progetti, superando le resistenze locali. In prospettiva, ovviamente, dobbiamo contare anche noi sul nucleare, come la Francia e la Spagna.

D. Sempre in tema energia, il Cdm ha approvato un nuovo taglio delle accise sul gasolio fino al 24 agosto. E poi?

R. Il taglio delle accise sul gasolio e, successivamente, il ricorso al meccanismo delle accise mobili dovrebbero consentirci di coprire il mese di agosto. Ovviamente pronti ad altri interventi qualora non si sbloccasse la navigazione nello Stretto di Hormuz.

D. Come pianificate di usare lo spazio di bilancio concesso in extradeficit dall’Ue per misure sull’energia?

R. Abbiamo già avanzato alcune ipotesi, per quanto di nostra competenza, che sono ora all’esame del Mef.

D. Guardando alle misure attive per le imprese, può fare un bilancio del piano Transizione 4.0 e 5.0?

R. Negli ultimi due anni sono state erogate agevolazioni per un ammontare complessivo di 10,5 miliardi di euro, che hanno mobilitato oltre 30 miliardi di investimenti. Il nuovo Piano Transizione 5.0, libero dai vincoli europei e con lo strumento dell’iperammortamento, ha mobilitato in meno di due mesi quasi 5 miliardi di investimenti. Ci aspettiamo positivi riscontri anche sul pil. Annoto che l’Ufficio parlamentare di bilancio, solitamente molto severo nei confronti del Governo, ha rivisto le proprie stime iniziali dallo 0,5 allo 0,9, ammettendo che la crescita è ben superiore alle aspettative. (riproduzione riservata)