Ecco quanto perde ogni anno una famiglia se tiene i soldi fermi sul conto corrente
Ecco quanto perde ogni anno una famiglia se tiene i soldi fermi sul conto corrente
Lo calcola una ricerca di Invesco-Cebr sul comportamento dei risparmiatori in Italia, Germania e Regno Unito

di di Paola Valentini 15/09/2026 05:00

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Gli italiani risparmiano ma troppo spesso non investono. E il conto, almeno in termini di costo-opportunità, può essere molto salato. Se le famiglie italiane avessero destinato metà dei risparmi annuali a un portafoglio azionario globale, tra il 2015 e il 2025 avrebbero potuto generare fino a 192 miliardi di euro di ricchezza aggiuntiva rispetto a una strategia che avesse mantenuto tutto in liquidità. A livello individuale si tratta di 7.200 euro annui. La Germania arriva a 526 miliardi, mentre per il Regno Unito la stima è di 385 miliardi di sterline, pari a 442 miliardi di euro. Complessivamente i tre Paesi avrebbero potuto generare fino a 1.160 miliardi di ricchezza aggiuntiva.

L'analisi di Invesco e Cebr sui risparmiatori

Sono i dati più significativi della ricerca realizzata da Invesco e Centre for Economics and Business Research (Cebr), che ha analizzato il comportamento di 6 mila risparmiatori nei tre Paesi europei.

Il dato italiano assume ancora più peso se si considera uno scenario prudenziale: investendo soltanto il 25% dei risparmi annuali e lasciando il restante 75% in liquidità le famiglie avrebbero comunque potuto generare fino a 96 miliardi in più nel periodo preso in esame.

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Gli ostacoli psicologici: la paura di perdere denaro

Si tratta di stime di ricchezza potenziale, non di denaro effettivamente perso né di rendimenti garantiti. La ricerca mette però in evidenza un fenomeno strutturale: una parte consistente del risparmio europeo rimane ferma in cash anche quando esistono strumenti semplici, accessibili e diversificati. Negli ultimi dieci anni investire è diventato tecnicamente molto più semplice. Piattaforme digitali, Etf, trading a basso costo hanno ridotto sensibilmente le barriere all'ingresso. Il vero ostacolo, secondo l’analisi, non è più l'accesso ai mercati ma è psicologico. Tra i risparmiatori il 64% indica il timore di perdere denaro come principale limite contro il 56% che cita la mancanza di conoscenze e il 48% che ritiene di non avere abbastanza denaro.

Il ruolo della consulenza finanziaria in Italia

Il problema quindi non è necessariamente non sapere che cosa è un Etf o non avere accesso a una piattaforma. È soprattutto non sentirsi abbastanza sicuri per prendere una decisione finanziaria. È proprio sul terreno della fiducia che il mercato italiano presenta caratteristiche peculiari. Tra i tre Paesi analizzati gli italiani sono quelli che fanno più affidamento sulla consulenza finanziaria. Il 45% indica infatti il consulente come fonte di informazioni sugli investimenti, mentre per il 25% la guida di un professionista rappresenta un fattore determinante per passare all'azione. Il dato è accompagnato da un altro elemento significativo. Il 32% dichiara di non essere interessato a investire, contro il 28% in Germania e il 26% nel Regno Unito. L'Italia sembra quindi avere un problema doppio: da una parte una forte dipendenza dalla liquidità, dall'altra una quota significativa di risparmiatori che non considera ancora l'investimento una priorità.

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«La sfida riguarda la capacità di trasformare i risparmiatori in investitori. La paura di perdere denaro, la scarsa fiducia nelle proprie capacità e l’incertezza sulla possibilità di prendere la decisione giusta continuano a impedire a molte persone di compiere il primo passo», sottolinea Sonia Bainbridge, head of digital distribution Emea di Invesco. Per l'Italia questo significa anche valorizzare il ruolo della consulenza per costruire un rapporto più consapevole con il rischio. E proprio in quella distanza tra paura e fiducia si trova uno dei maggiori bacini di crescita ancora disponibili per il mercato italiano. (riproduzione riservata)

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