La sfida per British American Tobacco, come per le altre multinazionali del settore, è tracciata: ridurre sempre di più il peso delle sigarette tradizionali a combustione a vantaggio di prodotti a rischio ridotto come il vaping o il tabacco riscaldato. Una trasformazione che sta avvenendo mentre i colossi del tabacco continuano a macinare utili e che richiede un cambio di pelle profondo con ingenti investimenti in tecnologia e innovazione.
Una trasformazione che per l’inglese Bat, fondata nel 1902 a Londra e arrivata a registrare un fatturato mondiale di quasi 27 miliardi di sterline nel 2024 (più di 37 miliardi di euro) e un utile di 3 miliardi di sterline (circa 4,1 miliardi di euro) vede l’Italia al centro, racconta a Milano Finanza il ceo del gruppo Tadeu Marroco, nei giorni scorsi a Roma per incontri con istituzioni e stakeholder. «L’80% dei macchinari che il gruppo acquista per le sue fabbriche nel mondo provengono da aziende del vostro territorio, mentre in Italia il portafoglio fornitori di Bat comprende per oltre l’80% piccole e medie imprese nazionali», dice Marroco. Che considera l’Italia «un Paese all’avanguardia per la regolamentazione e per la fiscalità».
A confronto Marroco, che in Bat lavora dal 1992 fino a diventare ceo a maggio 2023, porta il suo Paese di nascita, il Brasile, dove «il divieto di fumare sigarette elettroniche ha portato al proliferare di strumenti illeciti, accrescendo i rischi per la salute dei cittadini per l’assenza di controlli, dando spazio alla criminalità e danneggiando le casse pubbliche. In Italia funziona diversamente, a vantaggio dei consumatori e del mercato», dice.
Domanda. Eppure l’ultima legge di bilancio ha previsto ulteriori aumenti delle accise sulle sigarette e sui prodotti da fumo, spalmati in più anni, fino a 15 centesimi in più a pacchetto nel 2026 per un incasso atteso quest’anno di 213 milioni. Che impatto avrà sulla vostra attività, con Bat Italia che fattura 700 milioni di euro sui 37 miliardi del gruppo?
Risposta. Si tratta di interventi che erano in programma e che avranno un impatto limitato, con Bat che ogni anno versa allo Stato italiano 2 miliardi tra accise e Iva. L’Italia ha avuto una visione lungimirante perché ha introdotto un calendario fiscale per la tassazione del tabacco che ha permesso all’intero settore di programmare in modo efficace e sostenibile le proprie attività così da assicurare un impegno a lungo termine dell’industria nel Paese. I benefici della programmazione sono anche per lo Stato, che può stimare con maggiore precisione le entrate derivanti dalle accise sul tabacco, facilitando la programmazione della spesa pubblica. La stabilità del sistema fiscale inoltre scoraggia l’evasione riducendo il mercato illecito, che in Italia pesa per il 4,5%, meno che nel resto d’Europa.
D. Il grande investimento in Italia Bat lo ha fatto nel 2004 con l’acquisizione dell’Ente Italiano Tabacchi, pagato 2,3 miliardi. Quanto avete continuato a investire in questi 20 anni e che cosa avete in programma?
R. L’Italia rappresenta uno dei mercati più strategici per Bat e uno dei Paesi in cui il gruppo può concretamente realizzare la sua visione per il futuro. Dall’Italia continuiamo a comprare tabacco fino a 15 mila tonnellate, che saranno acquistate nel triennio 2026-2028, sostenendo oltre 400 piccole e medie imprese che danno lavoro a 6.000 persone. È il frutto del rinnovo del protocollo triennale siglato da Bat Italia con il ministero dell'Agricoltura nel 2025, che ha rinnovato l’intesa precedente scaduta l’anno scorso. A ciò si aggiunge l’Hub di innovazione di Trieste, inaugurato nel 2023, che prevede 500 milioni di investimenti fino al 2027.
D. Per Bat si tratta del primo polo produttivo in Europa dedicato ai prodotti di nuova generazione, senza combustione. A che punto siete?
R. Con l’entrata a pieno regime di 16 nuove linee di produzione, annunciate a settembre scorso, lo stabilimento prevede ricadute occupazionali per 2.700 persone in cinque anni e raggiungerà una capacità complessiva raddoppiata rispetto all’obiettivo iniziale del piano industriale, che prevedeva fino a 12 linee entro il 2027.
D. La strategia di Bat prevede che entro il 2035 il 50% del fatturato deriverà da prodotti senza combustione. Quali sono le percentuali attuali?
R. Il gruppo ha raggiunto complessivamente una percentuale del 18%, con l’Italia che è un fiore all’occhiello con il 45% dei prodotti di nuova generazione. Continuiamo a investire in innovazione per accelerare questo processo, con 350 milioni di sterline all’anno impiegate nella ricerca scientifica.
D. Nel 2024, dopo le svalutazione del 2023 per circa 25 miliardi di sterline per rivedere il valore di alcuni marchi di sigarette statunitensi, Bat è tornata all’utile con 3 miliardi di sterline. Come prevedete di chiudere il bilancio 2025?
R. Presenteremo a breve i risultati e sono ottimista sulla crescita, visto l’andamento positivo del mercato Usa che rappresenta circa il 50% del nostro fatturato globale e che è tornato all’utile. Negli Stati Uniti le autorizzazioni dell’Fda, l’autorità farmaceutica, sono spesso lunghe e ciò rallenta i processi di innovazione e fa crescere la quota di prodotti illegali. Il Paese sembra consapevole della necessità di migliorare questi processi e le prospettive appaiono quindi positive. (riproduzione riservata)