Le telefonate in Lussemburgo, dove si trova la sede di Delfin, sono arrivate sabato nel tardo pomeriggio, un minuto dopo il termine del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo che ha deciso di mettere sul tavolo dei soci di Montepaschi un rilancio di 25 centesimi ad azione condizionandolo alla bocciatura delle due offerte su Banco Bpm e Banca Generali e della distribuzione del 4,5% di Generali sotto forma di dividendo straordinario.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, i banchieri di Intesa Sanpaolo capitanati dal numero uno di Imi Mauro Micillo, con il cfo Luca Bocca e il chief lending officer Raffaello Ruggieri hanno chiesto ai vertici di Delfin, coadiuvati dall’advisor Lazard, di poter illustrare il razionale del rilancio con una presentazione formale a mercati chiusi. Una scelta di attenzione dettata dal fatto che la holding lussemburghese da 40 miliardi di euro di valore e che gestisce le partecipazioni della famiglia Del Vecchio è la prima azionista del Montepaschi con il 17,6%.
La presentazione è poi avvenuta domenica nel primo pomeriggio di fronte al consiglio a cinque della cassaforte della famiglia Del Vecchio composto dal presidente Francesco Milleri, dall’amministratore delegato Romolo Bardin e dai tre consiglieri Mario Notari, Aloyse May e Giovanni Giallombardo. Il rilancio di Intesa, in vista dell’assemblea del 29 ottobre di Rocca Salimbeni, era nell’aria tanto che nelle ultime due settimane la borsa scommetteva sulla mossa di Ca’ de Sass.
E pure fra gli otto soci eredi della famiglia Del Vecchio, seppur a mezzo sherpa o avvocati, erano partite le consultazioni sul da farsi, riflessioni che si sono intersecate sul dibattito in corso sulla grande partita dell’eredità e della governance di Delfin. Pare che negli ultimi giorni lo stesso Bardin abbia raccolto, con interlocuzioni infornali one to one, le opinioni degli azionisti schierati in maggioranza a favore dell’opas di Ca’ de Sass.
Il consiglio, a cui spettava però la decisione autonoma blindata dalle regole dello statuto Delfin, è durato poco, anche perché gli elementi per una risposta affermativa da parte dei consiglieri erano tutti sul tavolo. Ovvero l’occasione di valorizzare un investimento che dal momento dell’ingresso in Mediobanca nel 2019 Delfin ha moltiplicato cinque volte il capitale (da 1,3 miliardi circa a quasi 6 miliardi), ricevere una partecipazione più liquida (il 4% circa) rispetto al corposo 17,6% del Montepaschi, oltretutto con meno vincoli perché sotto soglia Bce, incassare una componente cash di 655 milioni di euro e l’aggiustamento del dividendo.
Il voto è stato espresso all’unanimità. I consiglieri sono stati convinti anche dal piano che propone un apprezzamento dell’eps dell’8% e dal track record di Intesa che negli ultimi 15 anni ha sempre centrato i target sulle cedole.
In Delfin hanno sempre contato le metriche finanziarie e i ritorni per costruire un cuscinetto di liquidità da mettere a servizio della partecipazione core ovvero il 32,4% di EssilorLuxottica. Tanto che per le quote non strategiche, l’orientamento della holding è quello di non chiedere rappresentanza nella governance.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, una scelta analoga con una comunicazione al mercato sul proprio impegno ad aderire all’opas di Ca’ de Sass sarà presa anche dal board del gruppo Caltagirone. Il costruttore romano è il secondo azionista di Rocca Salimbeni con il 13,5% e potrebbe tenere un consiglio già questa settimana. (riproduzione riservata)