Ecco perché conviene ancora investire sulla difesa europea. Parla Fabien Roualdes (Tikehau Capital)
Ecco perché conviene ancora investire sulla difesa europea. Parla Fabien Roualdes (Tikehau Capital)
Con un fondo da un miliardo di euro il gruppo francese cerca una dozzina di società target in Europa. La frammentazione del settore? Per il private equity è un’opportunità

di Sara Bichicchi 10/04/2026 20:00

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Sei anni fa Tikehau Capital lanciava il primo fondo dedicato a difesa e aerospazio, in pieno tempo di Covid, quando le priorità sembravano altre. Ora che il comparto ha guadagnato centralità nei piani di investimento di Stati e società di gestione, il gruppo francese intende continuare a presidiarlo con un fondo da un miliardo di euro che guarda anche all’Italia.

Alla fine del 2025 Tikehau Capital gestiva masse per 52,8 miliardi di euro, di cui circa 8 miliardi riconducibili alle attività di private equity, che si concentrano su quattro temi: cybersecurity, decarbonizzazione, agricoltura e appunto aerospazio-difesa.

Perché investire sulla difesa 

«La scelta di inserire il comparto aerospazio e difesa tra le priorità deriva dall’aver capito prima che tutti iniziassero a parlare di sovranità che il multilateralismo degli anni passati sarebbe finito», racconta Fabien Roualdes, managing director e co-head of Defence Private Equity di Tikehau Capital. «L’unilateralismo è tornato e gli asset che rappresentano una forza in termini di sovranità sovra-performeranno gli altri. La difesa è uno di questi».

Il settore beneficia della generale tendenza al riarmo e dell’aumento delle previsioni di spesa per la difesa. La Nato, ad esempio, ha fissato come obiettivo il 5% del pil da raggiungere entro il 2035. Ma anche l’Europa sta premendo l’acceleratore e, dal maxi programma tedesco fino al piano italiano del ministro Crosetto, le iniziative non mancano. «Nel 2018 il budget dell’Europa per la difesa era l’1,5% del pil. Oggi è il 2%, con una crescita del 25% che è positiva per il settore, anche senza salire fino al 5%. Realisticamente a nostro avviso si potrà arrivare al 3% e questo già aiuta la raccolta», aggiunge Roualdes.

Il mercato europeo tra frammentazione e pochi campioni

Il mercato europeo si caratterizza per una dimensione contenuta delle imprese, buona per un fondo di private equity, che può comprare e aggregare. «Noi investiamo nello specifico in società attive sulla supply chain dell’aviazione civile e militare, un’industria dual use di default. Con il fondo in raccolta, da un miliardo, investiremo in 10-14 imprese con ticket di 60-100 milioni», racconta il manager. «Al momento guardiamo soprattutto all’Europa occidentale, dove ci sono ben 4.000 aziende che rispecchiano i nostri criteri. In Italia stiamo lavorando su un paio di operazioni che speriamo di concretizzare nel giro di un anno. È un mercato molto frammentato anche se ci sono dei campioni, primo tra tutti Airbus, che è l’unico player davvero europeo. Poi Leonardo in Italia, Thales in Francia e Bae Systems nel Regno Unito. Nel campo spaziale vedremo cosa nascerà dal progetto di fusione tra Airbus, Leonardo e Thales».

Il salvagente di ordini decennali

I gruppi del settore hanno inoltre un backlog molto solido, che li mette al sicuro dalle turbolenze dell’ultimo mese e mezzo. «Airbus siede su 12 anni di ordini e fabbrica 60 aerei A30 al mese, con l’intenzione di salire a 75», conclude Roualdes. «Le tensioni delle ultime settimane non hanno avuto alcun impatto sulla supply chain. Certo, se il petrolio arrivasse a 150 dollari al barile e ci restasse per cinque anni, a quel punto ci sarebbe un effetto sul traffico aereo. Ma altrimenti il traffico è poco legato a queste dinamiche, anche se naturalmente c’è stata una flessione ad esempio nei voli su Dubai. In ogni caso noi operiamo sul lungo termine e confermiamo il nostro impegno con la convinzione che il settore continuerà a crescere». (riproduzione riservata)