Leone XIV: non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile. Ecco l’enciclica Magnifica Humanitas sulla AI
Leone XIV: non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile. Ecco l’enciclica Magnifica Humanitas sulla AI
Il Papa presenta in Vaticano la sua prima enciclica, dedicata all’intelligenza artificiale, e lancia un appello globale: «La tecnologia non sia dominio di pochi». Guerra, algoritmi, dignità umana e potere delle big tech al centro della storica Lettera enciclica. E Prevost cita anche Gandalf del Signore degli Anelli

di Giusy Iorlano 25/05/2026 11:55

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«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». È questo l’incipit di Magnifica Humanitas, l'enciclica di Papa Leone XIV, la prima enciclica della sua storia da Pontefice e il primo documento magisteriale della Chiesa cattolica interamente dedicato all’intelligenza artificiale.

Oltre 200 pagine, 5 capitoli, per dire che giustizia e fraternità sono possibili. «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani». Bisogna «disarmare l’AI», insiste Leone XIV, per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e conoscitiva.

Un testo, questo, destinato senza dubbio a segnare il dibattito internazionale sul rapporto tra uomo, tecnologia e potere digitale. anche perché la novità è doppia: per la prima volta un Papa presenta personalmente la propria enciclica davanti all’Aula del Sinodo, accolto da una lunga standing ovation. Un gesto che sottolinea il peso politico, culturale e spirituale che il Vaticano attribuisce alla rivoluzione tecnologica in corso.

Leone XIV non demonizza la tecnica, ma mette in guardia dai rischi di una società dominata dagli algoritmi, dal profitto e dalla concentrazione del potere nelle mani di pochi attori privati globali. «La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie», scrive il Pontefice.

L’intelligenza artificiale non è neutrale

Il cuore dell’enciclica ruota attorno a un concetto preciso: l’intelligenza artificiale non è mai neutrale. Dietro ogni algoritmo ci sono interessi economici, scelte politiche e visioni culturali.

Secondo Leone XIV, il rischio è che il cosiddetto «paradigma tecnocratico» finisca per ridurre la persona a una funzione produttiva, valutata solo in base a efficienza e performance. Un modello che, avverte il Papa, rischia di alimentare nuove forme di esclusione sociale e disuguaglianza.

Da qui la richiesta di regole internazionali condivise e di «strumenti normativi adeguati» capaci di limitare gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Il Papa denuncia come oggi i grandi motori dell’innovazione siano soprattutto soggetti privati transnazionali, spesso più potenti degli stessi governi.

La sindrome di Babele e il rischio della disumanizzazione

Nel testo Leone XIV introduce anche una forte critica culturale alla società digitale contemporanea. Il Papa parla della “sindrome di Babele”, descritta come l’illusione di poter tradurre tutto - persino il mistero della persona umana - in dati, prestazioni e linguaggi standardizzati.

Un modello che rischia di cancellare le differenze, sacrificare i più fragili e trasformare l’uomo in semplice ingranaggio del sistema tecnologico.

Per il Pontefice, la vera sfida non è fermare il progresso, ma governarlo senza perdere il senso della dignità umana e della trascendenza.

Nessun algoritmo rende morale una guerra

Uno dei capitoli più duri dell’enciclica è dedicato alla guerra e all’uso militare dell’intelligenza artificiale. Leone XIV denuncia il cambiamento della “grammatica dei conflitti”: cyber attacchi, manipolazione dell’informazione, campagne digitali e sistemi automatizzati stanno trasformando radicalmente il modo di fare guerra.

«Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile», scrive il Papa, mettendo in guardia contro armi autonome e processi decisionali automatizzati in ambito bellico.

Il Pontefice chiede che ogni scelta sull’uso della forza resti sempre sotto «un controllo umano effettivo, consapevole e responsabile» e invoca regole internazionali condivise per fermare la corsa agli armamenti tecnologici.

Nel documento arriva anche una critica esplicita alla teoria della “guerra giusta”, definita ormai insufficiente davanti alle nuove forme di conflitto digitale e automatizzato.

La pace non sia un intervallo tra le guerre

Leone XIV fotografa uno scenario globale segnato dalla riabilitazione della guerra come strumento ordinario della politica internazionale.

Il Papa denuncia la crescita dell’industria bellica, la corsa agli armamenti nucleari e il ruolo crescente di milizie private, gruppi jihadisti e reti criminali che trasformano il conflitto in una fonte permanente di potere e profitto.

«La pace non può essere considerata un intervallo precario tra conflitti», avverte il Pontefice, criticando anche le narrazioni mediatiche e gli algoritmi che amplificano odio, polarizzazione e paura.

La dignità umana non dipende dalla performance

Nel secondo capitolo dell’enciclica il Papa riafferma con forza il principio della dignità inviolabile della persona umana.

«Nessuno deve guadagnarsi il proprio valore», scrive Leone XIV, contestando le ideologie che premiano soltanto chi è efficiente e performante. La persona, sottolinea il Pontefice, non può mai essere ridotta a mezzo o strumento.

Nel documento viene ribadita anche la posizione della Chiesa su aborto, eutanasia e tutela della vita “dal concepimento alla conclusione naturale”.

Tecnologia, ambiente e disuguaglianze

“Magnifica Humanitas” affronta anche il tema dell’impatto ambientale delle nuove tecnologie. Il Papa ricorda che sistemi digitali e intelligenza artificiale consumano enormi quantità di energia e acqua e contribuiscono all’inquinamento globale.

Da qui l’appello a evitare che brevetti, piattaforme, algoritmi e dati restino concentrati nelle mani di pochi. Secondo Leone XIV, anche le nuove ricchezze digitali devono rispondere al principio della “destinazione universale dei beni”.

La citazione di Gandalf e la civiltà dell’amore

Tra i passaggi più sorprendenti del testo compare anche una citazione di Gandalf, il celebre personaggio creato da J.R.R. Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”.

«Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo», scrive il Papa riprendendo il mago della Terra di Mezzo per invitare i fedeli a non cedere all’indifferenza.

Per Leone XIV la “civiltà dell’amore” si costruisce ogni giorno attraverso scelte concrete: disarmare le parole, coltivare il dialogo, difendere la verità e custodire la pace.

«Restiamo umani»: il richiamo a Vittorio Arrigoni

Il richiamo di Leone XIV al «rimanere umani» nell’epoca dell’intelligenza artificiale riporta alla memoria la figura di Vittorio Arrigoni, il volontario e reporter italiano ucciso a Gaza nel 2011, che aveva trasformato l’espressione «Restiamo umani» in un appello civile contro la guerra e la disumanizzazione dei conflitti.

Nella sua enciclica il Pontefice insiste più volte sulla necessità di custodire la dignità della persona davanti alle logiche della tecnica, del profitto e della forza.

Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement, raccontò per anni la vita nella Striscia di Gaza attraverso reportage e testimonianze dirette, poi raccolte nel libro “Restiamo umani”, diventato simbolo internazionale di solidarietà civile.

Il 14 aprile 2011 il volontario italiano fu sequestrato e ucciso a Gaza da un gruppo jihadista salafita. Da allora quel motto è diventato uno dei simboli più forti contro la disumanizzazione della guerra e dell’indifferenza.

Scuola, famiglia e lavoro nell’era digitale

Nel quarto capitolo dell’enciclica Leone XIV individua in scuola, famiglia e lavoro i luoghi decisivi per custodire la libertà umana nell’epoca digitale.

Il Papa richiama il valore della verità come bene comune e fondamento della democrazia, invocando una vera “ecologia della comunicazione”. Le piattaforme online, scrive, non devono trasformarsi in strumenti di omologazione e dominio.

Da qui la richiesta di trasparenza negli algoritmi, tutela dei dati personali e difesa di un giornalismo fondato sulla verifica delle fonti.

Tra i passaggi più sorprendenti compare anche l’invito a «digiunare dall’IA» per recuperare libertà interiore e capacità critica, soprattutto tra i giovani.

La scuola viene definita luogo insostituibile di relazioni autentiche e apprendimento condiviso, mentre il digitale non può sostituire il tempo umano dell’educazione.

Lavoro, precarietà e sorveglianza

Ampio spazio è dedicato anche al lavoro nella quarta rivoluzione industriale. La tecnologia può alleggerire mansioni pesanti ma non deve provocare nuove esclusioni sociali.

Leone XIV denuncia il rischio di sorveglianza automatizzata, precarietà e perdita della dignità professionale. I sistemi economici, scrive il Papa, devono restare centrati sulla persona e non soltanto sulla produttività.

Il Pontefice auspica anche un rinnovamento delle organizzazioni sindacali per difendere i lavoratori nell’era digitale.

La Chiesa e gli abusi: «Mai nascondere la verità»

Nell’enciclica trova spazio anche un forte richiamo interno alla Chiesa sul tema degli abusi.

«La vigilanza e la trasparenza sono anzitutto una grave responsabilità della Chiesa stessa», scrive Leone XIV, invitando ad ascoltare le vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali e di potere.

Il Papa ammette con durezza che in passato la Chiesa «non sempre» ha affrontato queste verità con sufficiente chiarezza e richiama il ruolo fondamentale di alcuni giornalisti che hanno contribuito a portare alla luce scandali e ingiustizie.

In continuità con Francesco e Benedetto XVI

Non solo «Il Signore degli Anelli». Tra le citazioni anche quelle dei grandi filosofi: certamente Sant’Agostino, ma anche San Tommaso e Platone. Gli ultimi Papi sono menzionati tutti, a partire da Leone XIII e la sua 'Rerum Novarum' che ha ispirato Prevost per questo suo primo importante documento magisteriale.

Ma ci sono anche Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Ci sono persone che hanno dato una svolta al corso della storia dei loro paesi (Martin Luther King e Nelson Mandela) e le donne che hanno cambiato, nei vari settori di competenza, il modo di pensare: Santa Laura Montoya, Santa Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Maria Curie, Maria Montessori, Elisabeth Elliot, Wangari Maathai, Benzir Bhutto.

Non mancano i martiri: Massimiliano Kolbe, Oscar Romero, Enrique Angelelli, Francois-Xavier Nguyen Van Thuan. E ancora Papa Leone in Magnifica Humanitas cita anche Hannah Arendt, Romano Guardini, Viktor Frankl, Giorgio La Pira. Si trovano infine riferimenti alla Carta delle Nazioni dell'Onu, ai documenti Concilio Vaticano II, ai quali il Pontefice sta dedicando le catechesi delle udienze generali del mercoledì, e al Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa.

Tornando al primo capitolo dell’enciclica Leone XIV ricostruisce il percorso della Dottrina sociale della Chiesa, da Leone XIII fino a Papa Francesco.

Il Pontefice definisce la Dottrina sociale una «teologia della comunione nella storia», chiamata a leggere i cambiamenti del mondo contemporaneo alla luce del Vangelo.

Nel testo emergono richiami evidenti al pensiero di Benedetto XVI e alla «ecclesiologia di comunione» sviluppata da Joseph Ratzinger, insieme al riferimento costante alla «Gaudium et spes» del Concilio Vaticano II e all’immagine del “poliedro” cara a Papa Francesco.

Secondo Leone XIV, la Chiesa non deve occupare spazi di potere ma avviare processi di bene, dialogando con le scienze, l’economia, la cultura e le istituzioni democratiche.  (riproduzione riservata)