Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto (Fnsi) promosso da Cdp potrebbe attivare investimenti per oltre un miliardo di euro verso le società italiane a media e piccola capitalizzazione quotate. È quanto emerge da un’analisi di Mediobanca Research che fa il punto sull’iniziativa destinata a rafforzare il legame tra il risparmio privato e il segmento delle mid e small cap di Piazza Affari.
L’Fnsi è un veicolo chiuso a capitale misto pubblico (49%) e privato (51%) gestito da Cdp e strutturato come fondo di fondi. L’investimento della Cassa è di 350 milioni, ma secondo gli analisti potrebbe generare afflussi complessivi ben oltre gli iniziali 700 milioni puntando a superare nel medio periodo la soglia di 1 miliardo. A dire il vero, il governo si aspetta almeno 1,5 miliardi dall’Fnsi, come è emerso a Palazzo Mezzanotte durante la presentazione al mercato quando è stato spiegato che il Mef sta dialogando con 12 soggetti. I gestori che partecipano al programma sanno che la regole del fondo sono già state scritte da Cdp e prevedono, per esempio, che il 70% del portafoglio sia investito in società al di fuori del Ftse Mib. Alcuni veicoli hanno già raccolto e iniziato a comprare titoli.
Per gli analisti di Mediobanca, il Fnsi rappresenta uno strumento rilevante per il mercato italiano, con diversi effetti potenzialmente positivi. In primo luogo potrebbe convogliare una parte dell’ampia ricchezza privata italiana verso le pmi quotate, migliorando la profondità del mercato. L’iniziativa potrebbe inoltre sostenere l’attività di ipo (quando i mercati torneranno a stabilizzarsi) e contribuire a ridurre il problema della limitata permanenza delle società in borsa, fenomeno accentuato negli ultimi anni dal numero crescente di delisting. Il fondo dovrebbe anche generare nuovi flussi nel comparto, con meccanismi pensati per evitare le dinamiche di eccessivi acquisti e vendite che avevano caratterizzato i precedenti strumenti dedicati al risparmio domestico, come i Pir. Nel biennio 2024-2025 la capitalizzazione complessiva del segmento mid e small cap è diminuita di oltre 7 miliardi anche per effetto di delisting di dimensioni superiori rispetto alle nuove quotazioni.
Sul fronte delle valutazioni, le mid cap italiane trattano oggi a 15,9 volte gli utili attesi a un anno, circa il 10% sopra la media storica di lungo periodo ma sotto il picco registrato nel 2021. Il segmento quota con uno sconto del 7% rispetto alle mid cap europee (contro uno sconto medio storico del 4%) e con un premio del 3% rispetto alle large cap italiane, poco sopra il differenziale medio storico del 2%. Per quanto riguarda l’allocazione dei portafogli compatibili con il Fnsi, Mediobanca suggerisce un approccio bottom-up, combinando l’analisi sui fondamentali aziendali con una prospettiva di lungo termine coerente con l’orizzonte del fondo, stimato in almeno cinque anni.
Gli analisti (il report è di fine febbraio) indicano alcuni criteri nella selezione dei titoli: sostenibilità del dividendo (Dps), ritorni sul capitale investito elevati (Roce), generazione di cassa (free cash flow) e opportunità di crescita tramite M&A. Come punto di partenza per il portafoglio, Mediobanca segnala le mid cap che reputa migliori sul mercato (top pick), tutte con raccomandazione outperform.
Tra queste figura Lottomatica, con target price a 28 euro (con un potenziale rialzo – upside – del 13,6% rispetto ai prezzi attuali), considerata ben posizionata per beneficiare della crescita del gioco online e di un quadro normativo più favorevole. Gli analisti sottolineano anche la forte generazione di cassa e le potenziali opportunità di acquisizioni. Rating positivo anche su Reply (target 146 euro, upside del 62,6%), società di consulenza tecnologica che secondo Mediobanca può accelerare la crescita dei ricavi nel 2026 grazie alla domanda legata all’intelligenza artificiale e a una solida posizione finanziaria. Nel comparto consumer spicca Technogym (target 21,5 euro, upside del 24,6%), sostenuta da trend strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la crescente attenzione al benessere, mentre nel settore utilities gli analisti puntano su Iren con target a 3 euro (upside del 14,24%), grazie alle prospettive di crescita nei servizi ambientali e nelle reti energetiche. Tra i media viene indicata MediaForEurope (target 5 euro, upside del 30%), favorita dalle sinergie attese dopo il rafforzamento della presenza in Germania, mentre nel comparto industriale Mediobanca vede valore in Ariston Group (con target price a 5,10 euro, upside del 25,3%) che potrebbe beneficiare del rimbalzo della domanda in Germania.
Accanto alle mid cap, il report individua alcune small cap con capitalizzazione inferiore a 1 miliardo, tutte con giudizio outperform. Tra queste figurano Philogen (target 31,9 euro, upside del 53,3%), biotech specializzata in terapie oncologiche, Gvs (target 5,70 euro, upside del 55%), gruppo attivo nei sistemi di filtrazione per il settore healthcare e Fiera Milano (target 8,80 euro, upside del 10%), che beneficia della ripresa del business fieristico. Nel settore editoriale Mediobanca indica Mondadori con target a 3,30 euro (upside del 64%), mentre nella sanità segnala Garofalo (target 6,60 euro, upside del 24%). Completano la lista Fila (target 13,2 euro, upside del 47%), Sabaf (target 17,8 euro, upside del 31,3%) e Tesmec (target 0,24 euro, upside del 31,2%), società esposte a trend strutturali come la transizione energetica e la modernizzazione delle infrastrutture. (riproduzione riservata)