«Sono un ferroviere: la mia impronta sarà ferroviaria a questo piano industriale». Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato, mette subito a fuoco la discontinuità tra la precedente gestione e la nuova identità del gruppo. La sfida non è più soltanto realizzare opere, ma trasformare la grande stagione degli investimenti in servizi migliori, più affidabili e sicuri.
«Abbiamo una sfida importante che ci impone di passare dai cantieri ai servizi», spiega a Milano Finanza a Berlino, dove a InnoTrans 2026, la principale fiera mondiale delle tecnologie ferroviarie, va in scena la prima uscita internazionale della nuova era di Ferrovie. Il piano industriale è in fieri. «Senza perdere tempo stiamo già lavorando con la nuova squadra», racconta l’ad, che guida il gruppo dallo scorso luglio, «con l’obiettivo di conseguire la definizione del piano entro la fine dell’anno. È importante per rilanciare immediatamente la nostra attività».
I primi sei mesi hanno fatto registrare una perdita di 200 milioni di euro. «I risultati del primo semestre hanno fotografato una situazione che stiamo gestendo. Per questo stiamo lavorando a un nuovo piano quinquennale incentrato sulle attività core». Un progetto industriale «che si articolerà in tre fasi: ristrutturazione, ripartenza e rilancio. Con la consapevolezza che la crescita degli investimenti deve accompagnarsi a una maggiore capacità di tradursi in risultati economici, redditività e benefici per i nostri passeggeri», spiega. «Partiremo da una fase di ristrutturazione, con scelte chiare e una maggiore concentrazione sulle nostre attività principali. Seguirà poi un processo di ripartenza, nel quale investiremo su innovazione, sostenibilità e tecnologia».
L’obiettivo «è consolidare la nostra presenza in Italia e sui mercati internazionali, continuando a sviluppare una mobilità sempre più integrata», spiega l’ad.
In questo percorso, «le persone saranno centrali: quelle che lavorano ogni giorno nel gruppo, che rappresentano il nostro patrimonio di competenze, e quelle che utilizzano i nostri servizi. È su questa centralità che vogliamo costruire un gruppo più integrato, più efficiente e capace di generare valore nel tempo», sottolinea. È qui che si inserisce il passaggio economico della nuova strategia. Dopo una fase di forte espansione infrastrutturale, alimentata anche dal Pnrr, Fs vuole mantenere elevato il livello degli investimenti, legandolo però sempre più alla capacità di produrre risultati industriali. Il gruppo punta a un volume nell’ordine dei 18-20 miliardi di euro l’anno, di cui circa 11-12 miliardi sulle infrastrutture, compatibilmente con le risorse disponibili. Il completamento del Pnrr, osserva Strisciuglio, ha lasciato «un’eredità importante: abbiamo dimostrato di essere un gruppo capace di realizzare investimenti importanti in infrastrutture, tecnologie e treni, mantenendo gli obiettivi temporali».
Ora, però, «l’obiettivo è capitalizzare questi sforzi», trasformandoli in maggiore capacità della rete, nuovi collegamenti e qualità del servizio.
La manutenzione sarà uno dei pilastri del piano. Circa metà dei 1.300 cantieri oggi aperti riguarda infatti attività manutentive e il gruppo intende mantenere elevato l’impegno su questo fronte. «La nostra infrastruttura ha bisogno di manutenzione, come tutte», dice l’ad, indicando nelle tecnologie predittive «un elemento distintivo» del futuro piano industriale. Le opere di sviluppo resteranno centrali: dalla Bari-Napoli all’Alta velocità nel Mezzogiorno, dai cantieri in Sicilia alla trasversale Padana e ai collegamenti con l’Europa. Il criterio, però, sarà la ricaduta sul passeggero. «A mano a mano che questi cantieri si aprono e si chiudono abbiamo o il miglioramento della qualità del servizio, perché abbiamo nuove tecnologie e nuove infrastrutture, o addirittura riusciamo ad attivare servizi nuovi». È la logica del «passare da cantieri a servizi». Quanto al futuro finanziamento delle infrastrutture, il ceo mantiene il dossier nelle mani dello Stato: «Noi possiamo dare il nostro contributo, ma la decisione è dell’azionista». L’ipotesi di un modello Rab (Regulatory Asset Base), pensato per favorire l’ingresso di capitali privati nel finanziamento della rete ferroviaria, non rientra invece tra i dossier sul tavolo.
L’altra gamba del piano sarà internazionale. Fs è già presente in Belgio, Francia, Germania. Grecia, Olanda e Spagna e punta prima a consolidare e poi a rafforzare la propria posizione. Il progetto Frecciarossa verso Monaco è l’emblema di questa strategia. «È una cooperazione che mette insieme ingegneria, know-how, qualità del servizio ed esperienze», dice Strisciuglio. Quanto alla competizione europea, aggiunge, «fa bene», purché accompagnata «da regole chiare, stabili» e da una prospettiva di medio-lungo periodo che consenta agli operatori di programmare investimenti e attività industriali.
Infine, il capitolo Webuild: «È un grande partner industriale del Gruppo Fs, con cui abbiamo una collaborazione importante e consolidata su opere strategiche per il Paese. Ci sono interlocuzioni tecniche in corso e ci sono strumenti contrattuali e istituzionali attraverso i quali queste questioni devono essere affrontate. Da parte nostra c’è massima attenzione alla continuità e alla realizzazione delle opere nei tempi previsti. Lavoriamo quindi insieme a Webuild e a tutti i nostri partner per affrontare le complessità e trovare le soluzioni più efficaci nell’interesse dei cantieri e del Paese», conclude. (riproduzione riservata)